E-Commerce: attenzione alle clausole vessatorie!!!

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Nell’ambito della negoziazione on-line si ripropongono ed anzi vengono
accentuati molti problemi che sono tipici dell’attivita’ contrattuale.

MILANO. La Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura di Milano organizza il giorno 8 aprile 2004 presso Palazzo Turati – Sala del Consiglio un workshop sulle “clausole vessatorie nel commercio on-line” che vede la partecipazione di professionisti e rappresentanti dei consumatori. La legge di riordino degli Enti camerali – Legge n. 580/93 – ha potenziato ed ampliato notevolmente i compiti ed il ruolo delle Camere di Commercio. Esse, oltre ad essere il punto di riferimento per l’intero sistema imprenditoriale, svolgono la loro attivita’ di promozione e di regolazione anche attraverso la tutela dei consumatori ed utenti tramite un’azione di controllo finalizzata alla eliminazione di situazioni di potenziale conflitto tra i soggetti del mercato. Ulteriore riconoscimento di questo nuovo ruolo super-partes alle Camere di Commercio deriva dall’essere state annoverate tra i soggetti legittimati ad esperire l’azione inibitoria in materia di clausole vessatorie nei contratti con i consumatori. La Camera di Commercio di Milano in virtu’ di queste nuove funzioni ha avviato una serie di iniziative avente quale obiettivo la trasparenza del mercato e la tutela di tutti i soggetti in esso coinvolti. Tra queste iniziative si inquadra l’attivita’ di controllo della presenza di clausole vessatorie nelle condizioni generali di contratto che ha interessato il settore immobiliare, della multiproprieta’, del turismo, del gas ed energia elettrica, della telefonia, dell’assicurazione RC Auto e per ultimo i contratti nel commercio elettronico. Nell’ambito della negoziazione on-line che oggi con la regolamentazione dell’e-commerce (grazie al d.lgs. n. 70/2003 attuativo della direttiva 2000/31/CE) ha assunto una notevole rilevanza, si ripropongono ed anzi vengono accentuati molti problemi che sono tipici dell’attivita’ contrattuale. In particolare avuto riferimento all’inadempimento di una delle parti ci si trova di fronte al problema generale costituito dalla necessita’ di selezionare le conseguenze dannose risarcibili che tra l’altro si acuisce nei casi in esame, in quanto aumenta la difficolta’ di verificare, sotto il profilo tecnico, le singole voci del danno prodotto dall’inadempimento. Se da un canto, come sopra evidenziato, si possono verificare seri problemi per l’impresa che debba interrompere, parzialmente o totalmente, la propria attivita’, d’altra parte vi e’ l’esigenza di non sovraesporre il fornitore a conseguenze non ragionevoli in relazione alla condotta a lui addebitabile. Risulta pertanto indispensabile una rigorosa applicazione delle regole fissate dal legislatore in caso di responsabilita’ da inadempimento, secondo le quali il danno e’ risarcibile solo quando sia conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento (art. 1223 c.c.), prevedibile (art. 1225 c.c.), evitabile mediante la condotta del danneggiato in grado di far fronte efficacemente all’altrui inadempimento (art. 1227, 2° co., c.c.). Se il problema in esame puo’ dirsi spesso, in concreto, superato dalla prassi contrattuale secondo la quale le parti inseriscono nell’accordo clausole che disciplinano convenzionalmente responsabilita’ e risarcimento, deve tuttavia constatarsi che esso si ripropone per l’interprete dell’ accordo chiamato a verificare la validita’ delle clausole di limitazione o di esonero delle responsabilita’ contenute nei formulari standard del fornitore; e’ ovvio che, in caso di contrasto, se le clausole di esonero risultano invalide l’interprete e’ altresi’ chiamato a quantificare il danno. La invalidita’ delle clausole puo’ derivare dalla violazione dell’art. 1229 c.c. ovvero dalla violazione delle norme poste a tutela del contraente debole nei contratti stipulati dal consumatore. StudioCelentano.it

Autore: ITespresso
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