E-government, in Europa e Italia il ritardo è evidente

Autorità e normativeAziendeMercati e Finanza
Capagemini: Bisogna diffonde meglio e più velocemente l'e-government in Europa

Perché i cittadini europei non utilizzano i servizi di e-government? A questa domanda risponde il decimo rapporto della Commissione europea sui servizi europei di eGovernment, a cura di Capgemini

Lo studio Digital by default or by Detour, decimo rapporto della Commissione europea sui servizi europei di eGovernment, a cura di Capgemini, pone un interrogativo: Perché i cittadini europei non utilizzano i servizi di e-government? Nell’e-gov i Paesi della UE devono ancora lavorare di gran lena per rendere più utilizzabili i servizi di e-government. Servono più servizi centrati sui clienti e governi più Cittadino-centrici. Il sondaggio ha coinvolto 28mila cittadini europei.

Sebbene siano numerosi i servizi creati per interagire con la Pubblica Amministrazione (PA) digitale, non brillano per l’utilizzo e la soddisfazione dei cittadini. Anzi, dal 2007, la soddisfazione addirittura ha registrato una flessione. Ai primi posti si piazzano la dichiarazione dei redditi (73% degli utenti), il cambio di residenza (57%) e l’iscrizione universitaria o la domanda per una borsa di studio (56%), invece non decollano le denunce online dei reati.

Il 47% delle persone che ha usufruito di servizi di e-government è soddisfatto, il 46% è parzialmente soddisfatto e il 5% non ha ottenuto ciò che chiedeva alla PA. Si potrebbe lavorare di più nella ricerca di un impiego, in un periodo di forte disoccupazione, soprattutto giovanile. Inoltre, metà dei cittadini Ue (il 46%) cerca online un lavoro, visita i siti delle biblioteche pubbliche, presenta la dichiarazione dei redditi, richiede servizi anagrafici o il passaporto. Ma se l’80% di questi ritiene di risparmiare tempo grazie a internet, il 76% ne apprezza la flessibilità e il 62% l’economicità, gli stessi utenti esprimono maggiore soddisfazione nei servizi bancari online (8.5 punti in una scala da 0 a 10) e nell’e-commerce (7.6) rispetto ai servizi della PA online (6.5).

Il 46% degli italiani si è rivolto a servizi di e-government, in media con la UE. Ma secondo il rapporto, l’Italia non adempie alle richieste di trasparenza sul governo. L’Italia è rimasto l’unico Paese europeo a non aver adottato il Foia, per il diritto all’accesso a tutti i dati della Pa, all’insegna degli Open data.

La roadmap dell’Agenda Digitale, nonostante i recenti intoppi dell’Agenzia per l’Italia digitale, prevede il bando di gara per l’Anagrafe unica della popolazione, verso il Documento Unificato (carta di identità, tessera sanitaria e carta regionale dei servizi), il fascicolo sanitario elettronico, il domicilio digitale (il diritto a comunicare con la Pa solo attraverso indirizzo e-mail).

Neelie Kroes, responsabile dell’Agenda digitale Ue, ha così concluso: “La tendenza è promettente per l’e-government in Europa. Tuttavia, il fatto che gli utenti siano più soddisfatti dei servizi bancari online che dei servizi pubblici online dimostra che le pubbliche amministrazioni devono fare passi avanti nella progettazione di servizi su misura delle esigenze dei cittadini“.

A che punto è l'e-government in Italia? @shutterstock
A che punto è l’e-government in Italia?
Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore