E possibile ridurre il digital divide, ma a che prezzo?

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Il divario tecnologico tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo puo e deve essere colmato, ma nel rispetto di ben precise condizioni.

MILANO. Recentemente si e tenuta a Milano la seconda conferenza mondiale sullinfopoverta, un incontro internazionale che ha visto la partecipazione di importanti rappresentanti della politica, dellindustria e della finanza, patrocinata dalla Presidenza del Consiglio e promossa dalla Occam (Osservatorio per la comunicazione culturale audiovisiva), dallUniversita Cattolica in collaborazione con lOnu ed il Parlamento europeo. Nel corso della conferenza e stato analizzato e discusso lannoso problema del digital divide e si e convenuto che ormai non e piu tempo di soluzioni astratte, ma e necessario mettere in atto azioni concrete che possano ridurre quel gap tecnologico esistente tra nazioni industrializzate e paesi in via di sviluppo. Da tempo ormai si sente parlare di digital divide e largomento e stato trattato anche nella recente conferenza internazionale E-Government per lo sviluppo tenutasi a Palermo il 10 ed 11 aprile. Con il termine digital divide si fa riferimento a quel rilevante divario esistente tra chi accede alle tecnologie e quindi, in particolar modo ad Internet, e chi non e in grado di farlo. Il problema e avvertito, in misura maggiore, presso i paesi in via di sviluppo, ma spesso forti scompensi possono esistere anche allinterno di uno stesso paese. Indubbiamente nellera attuale dove tra laltro si sente parlare da piu parti di dimensione mondiale di Internet appare strano che possano esistere paesi del tutto privi di computer e conseguentemente esclusi dalle comunicazioni telematiche e da tutti i relativi vantaggi (condivisione di informazioni, commercio elettronico, e-learning, telemedicina, ecc.), ma purtroppo cio e una realta. E opportuno precisare, pero, che la riduzione del digital divide non puo e non deve costituire solo loccasione per favorire uno sviluppo economico e finanziario delle grosse multinazionali impegnate nel settore, ma linformatica ed Internet devono essere viste effettivamente come unopportunita di crescita per i paesi piu poveri del mondo.[ STUDIOCELENTANO.IT]

Autore: ITespresso
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