È qui la festa?

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Viaggi e turismo rappresentano mille occasioni per fotografare. I soggetti più interessanti e il modo migliore per riprenderli.

Il viaggio, fosse anche quello appena fuori porta, è l’occasione in cui si usa più volentieri la macchina fotografica. Spesso è l’unica occasione per fotografare. Non importa se la meta è una località esotica o una piccola cittadina di provincia, da visitare in occasione della sagra della lumaca, piuttosto che quella del bue grasso. Il vero fotografo partecipa all’occasione fotografica nello stesso modo: con entusiasmo.O almeno dovrebbe.C’è anche chi non fotografa o fotografa con scarso entusiasmo solamente perché il mercatino, la sagra folkloristica si tiene nel paesino vicino al suo e non a Timbuctou o Chichicastenango. Così facendo perde un’occasione, perché certo conoscerà meglio le abitudini dei suoi conterranei, e potrà meglio fotografarle, che non quelle degli abitanti del Mali o del Guatemala. Portare sempre con sé la macchina fotografica è importante.Viaggi, turismo e fotografia sono sempre andati molto d’accordo. Allo sviluppo dell’uno è seguita l’espansione dell’altra. Nei periodi in cui il turismo langue, anche la fotografia batte il passo. Una festa, una sagra, un mercato, si può riprendere in molti modi diversi. Dipende da ciò che il fotografo desidera mettere in risalto. Resta il fatto che sono occasioni che tutti possono riprendere: dall’esperto a chi per la prima volta prende in mano la macchina fotografica.

Sagre e feste

Le occasioni sono moltissime, e non passa anno che non aumentino, grazie allo zelo di intraprendenti pro loco, sempre a caccia di tradizioni da recuperare. Non esiste paese o borgo che non abbia la sua brava festa; non è difficile combinare la gita domenicale con l’avvenimento folkloristico. Sono le occasioni fotografiche più facili e quelle in cui professionisti e dilettanti hanno le medesime possibilità. Non c’è bisogno di accrediti, basta un po’ di decisione e un po’ di buone maniere per guadagnare i punti di ripresa migliori. Anzi, nel campo della fotografia che si potrebbe genericamente definire di folklore, l’amatore è avvantaggiato, rispetto al professionista. Quest’ultimo non può dedicare tutto il tempo che vorrebbe a scattare fotografie che difficilmente riuscirà a vendere. L’amatore non ha questo problema. Può documentare, addirittura durante il corso degli anni, l’andamento di una sola festa o sagra. E forse, alla fine, riuscirà anche a farsi pubblicare dal locale ente per il turismo un fotolibro sull’argomento.

Il corredo

Generalmente il fotografo è sempre bene accolto quando l’avvenimento, come una festa o un mercato, è fatto apposta per richiamare gente e turismo. I divieti sono inesistenti e tutti sono disposti a lasciarsi fotografare. Quando la sagra o la manifestazione è importante, e richiama molta gente, la libertà di azione del fotografo è ridotta. Balli, cortei, processioni, rappresentazioni si svolgono in spazi vietati al pubblico. L’uomo con la macchina fotografica gode sempre di un trattamento di privilegio, a patto che non ne abusi. Giocare a fare il reporter d’assalto in occasione della sagra dell’anguilla, oltre che controproducente, è patetico. Quando si presume di dover fotografare da particolari angolazioni o in particolari momenti e non si è certi di essere ben accetti, è sempre bene fare una telefonata preventiva all’organizzazione, o agli uffici comunali. Ci sarà sempre qualcuno in grado di risolvere la difficoltà. Per quanto riguarda l’attrezzatura, la scelta di un corredo fotografico, di un obiettivo piuttosto che un altro, dipende dai risultati che si vogliono ottenere. In genere più il corredo è leggero, più immagini si potranno realizzare. Già con una compatta digitale, di quelle che stanno nella tasca della giacca, si possono scattare ottime immagini. Naturalmente le possibilità di avere buoni immagini aumentano se si usa una reflex, dotata di uno zoom grandangolare e di uno zoom tele.Gli zoom che coprono dal grandangolare al tele sono utili, ma non sempre riescono a fornire immagini all’altezza degli obiettivi, sempre a focale variabile, ma solamente grandangolari o solamente tele.

A luce ambiente

Spesso il momento culminante della sagra o della festa paesana si svolge di notte, o al coperto, con illuminazione scarsa. In questa situazione le scuole di pensiero fotografico sono due: quella che preferisce usare la luce ambiente, per non introdurre elementi di disturbo, e quella che prescrive un accorto uso del flash. Non si può dire che a seguire i consigli dell’una, o dell’altra, si ottengano risultati migliori o peggiori. Dipende dalle situazioni e anche dal gusto personale. Non si può nemmeno affermare che la ripresa a luce ambiente sia più difficile di una corretta ripresa a luce flash. Se decide di riprendere a luce ambiente il fotografo deve usare alcuni accorgimenti, diversi da quelli che usa quando riprende con la luce del flash. Tutto qui. In entrambi i casi i risultati migliori si ottengono con le fotocamere reflex a obiettivi intercambiabili. Questi dovranno essere di grande apertura massima. Ciò consente di riprendere a mano libera, impostando un tempo di scatto relativamente breve, che mette al riparo dalla fotografia mossa. In ogni caso in una foto chiaramente ripresa a luce ambiente, un leggero mosso è tollerato. Purtroppo tali obiettivi, di apertura f/2.8 o anche meno, sono più cari, rispetto alle uguali focali di apertura minore. In questo caso optare per uno stile di ripresa piuttosto che per un altro dipende anche dalle possibilità economiche. Oltre a usare obiettivi di grande apertura, la ripresa a luce ambiente richiede anche d’impostare sensibilità maggiori di quelle solite. In genere si impostano sensibilità intorno ai 400 ISO, o anche superiori. Ne va a scapito un po’ la qualità dell’immagine, che risulterà affetta da rumore; non sempre è un difetto. Anche le pellicole analogiche molto sensibili presentavano il difetto della grana. Obiettivo di grande apertura, sensibilità aumentata: esposizione. È il momento più importante della ripresa a luce ambiente. In genere i contrasti della scena da riprendere sono elevati. Si passa da zone molto illuminate a zone dibuio pesto. Sono casi limite che gli automatismi della fotocamera non sanno padroneggiare a sufficienza. Spesso l’esposizione automatica, anche quella multi punto delle fotocamere più sofisticate, sbaglia. Se si vogliono evitare errori, è bene usare l’automatismo interpretandone la lettura e correggendola, oppure non usarlo affatto. Quando si trova ad affrontare queste situazioni il professionista compie una lettura sul soggetto principale, usando il metodo spot, se la fotocamera glielo consente, oppure con lo zoom alla massima focale. Dopo imposta manualmente i valori di esposizione così trovati e non ci pensa più. Almeno fino a quando le condizioni d’illuminazione non cambiano. Al massimo, di tanto in tanto, controlla nel monitor se l’illuminazione è corretta. Con le fotocamere compatte più semplici, che funzionano solamente in automatismo di esposizione, si deve adottare un altro sistema e sovraesporre, o sottoesporre intenzionalmente, mediante ilpulsante a ciò dedicato, controllando il risultato nel monitor della fotocamera. Nella ripresa a luce ambiente vale più l’esperienza che le prestazioni dell’attrezzatura. Per avere buoni risultati e non incorrere nel mosso accidentale, occorre impugnare correttamente la fotocamera, tirare un profondo respiro prima dello scatto e trattenerlo al momento in cui si preme il pulsante. In questo modo non si trasmetteranno movimenti indesiderati alla fotocamera. Se il soggetto è in movimento è necessario coglierlo nei punti morti dell’azione, quando sta quasi fermo. In questo modo si riuscirà a ottenere immagini ferme anche con tempi di posa relativamente lunghi. Quando il tempo di posa scende sotto 1/30 di secondo è consigliabile appoggiarsi a qualcosa: lo spigolo di una costruzione, un palo della luce, un muro, una transenna. In certi casi un monopiede è veramente utile. Altrettanto utili sono i sistemi di stabilizzazione adottati da alcuni produttori sulle loro fotocamere, compatte comprese.

Con il flash

Oggi si tende a usare spesso il flash. Le apparecchiature sono molto sofisticate e il lampo non serve solamente per illuminare la scena, ma anche per schiarire le ombre e addolcirne i contrasti. Molti professionisti usano sempre il flash, anche di giorno. Anzi: lo usano più di giorno, in pieno sole, che in condizioni di luce scarsa. Non è una contraddizione. La luce piena del sole, in modo particolare quella delle ore centrali della giornata, provoca ombre nette e scure che possono essere schiarite con facilità dalla luce del flash, usato nella modalità fill-in, ovvero di riempimento. È un modo di fotografare da tenere presente quando si riprende in luoghi e situazioni nei quali non si può aspettare che la luce migliori. È la situazione più frequente in cui si trova il fotografo che riprende mercatini e bancarelle. Oggi chi fa largo uso del flash non è più guardato come un barbaro, dai fotoamatori puristi. A patto che non lo si usi perché consente di avere comunque una foto, ma perché si desiderano determinati effetti. Come tutti gli automatismi, anche quelli del flash sono soggetti a sbagliare. Un esempio classico di situazione in cui gli automatismi del flash sbagliano è esemplificato dalle inquadrature che si estendono in profondità. I soggetti più vicini al punto di ripresa riceveranno più luce del necessario, gli ultimi di meno. Anche quando il soggetto spicca su uno sfondo più scuro l’errore è frequente. La zona buia influenza maggiormente la lettura dell’esposimetro,e causa una sovraesposizione del soggetto. In questo caso, come nel caso contrario del soggetto su fondo molto chiaro, bisogna sottoesporre (fondo scuro) o sovraesporre (fondo chiaro) intenzionalmente, controllando il risultato nel visore dell’apparecchio. Il flash può anche essere usato per ottenere un particolare tipo di mosso creativo. Una volta era una tecnica sofisticata, messa in atto solamente da fotografi esperti.Oggi, grazie agli automatismi, è alla portata di tutti. Basta fotografare con il flash in automatismo TTL e impostare un tempo lento, inferiore a quello di sincronizzazione. Il risultato sarà una foto formata da due immagini: una, mossa, causata dalla esposizione lunga; l’altra, ferma, causata dal lampo brevissimo del flash.

Racconto e interpretazione Scattare foto a caso non basta. Se si vuole qualcosa di più che descriva quella festa, quella manifestazione, quell’avvenimento, bisogna prevedere un racconto per immagini. Una serie di fotografie che prendano per mano chi le guarderà e lo introducano e accompagnino nell’avvenimento. Come in ogni racconto è necessaria un’introduzione, uno svolgimento, un finale. L’introduzione può essere una serie di foto del luogo dove la sagra si svolge. Lo svolgimento può essere suddiviso in temi: i partecipanti, il pubblico, i gonfaloni, il campanilismo e così via. Il finale può essere un’immagine simbolo, in cui sono racchiusi gli elementi significativi, o anche una malinconica e felliniana immagine del dopo festa. Un racconto per immagini può richiedere lo spostamento del fotografo da un punto di ripresa all’altro. Ma si può anche raccontare l’avvenimento sempre dal medesimo punto di vista. Dal balcone di una casa, che dia sul teatro della manifestazione, si può riprendere la strada vuota, prima dell’inizio, poi l’accorrere della gente, i singoli partecipanti, le persone affacciate ai balconi e alle finestre e così via fino allo svuotarsi del luogo. Sagre, mercatini, avvenimenti folkloristici possono anche servire da pretesto per scattare foto d’effetto, che non descrivono, né documentano l’avvenimento, ma ne danno una personalissima interpretazione. È il caso di certe foto mosse, deliberatamente sfocate per creare pure macchie di colore, zoomate in movimento, controluce dal contrasto estremo. L’unico freno che il fotografo si deve porre, in questi casi, è il buon gusto. Questo, purtroppo, non si impara in un manuale di fotografia.

Autore: ITespresso
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