E vero che la cassazione ha inferto un duro colpo alla privacy delle cartelle cliniche?

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La Suprema Corte in una recente decisione, in piena coerenza con quanto prescritto dalla legge n. 675/96, ha precisato che le cartelle cliniche contengono dati riservati e non segreti

ROMA. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 3050 del 2 settembre 2002) ha affermato che la cartella clinica rientra tra gli atti riservati e non piu tra quelli coperti da segreto dufficio, tutelati dal codice penale (art. 326). Nel caso di specie un impiegato di una Direzione sanitaria aveva rilasciato una copia di una cartella clinica al marito di una donna senza il consenso dellinteressata. Poiche luomo successivamente si era servito della stessa cartella nella causa di separazione, limpiegato era stato accusato del reato di violazione di segreto dufficio e processato. La Corte di Cassazione ha, quindi, deciso per lassoluzione dell impiegato in quanto la cartella clinica contiene sicuramente dei dati riservati, ma non certo coperti dal segreto dufficio. La sentenza in argomento, indubbiamente di notevole rilevanza, e stata interpretata da molti addetti ai lavori come una sentenza antiprivacy. In realta la sua portata ha un carattere piu limitato che non incide sulle problematiche attinenti alla riservatezza personale. In effetti, la Suprema Corte chiarisce che dal punto di vista penalistico una cartella clinica non puo essere trattata alla pari di quei documenti che contengono notizie che per ragioni di ufficio devono rimanere segrete e non devono essere divulgate per ordine dellAutorita o per propria natura. La stessa sentenza, pero, riconosce che la cartella clinica contiene dati riservati e se vogliamo e perfettamente coerente con quanto previsto dalla legge n. 675/96 che tutela proprio la riservatezza dei dati personali. Riguardo, poi, il trattamento dei dati contenuti nella cartella da parte delle strutture sanitarie e opportuno precisare che con lavvento del d.lgs. n. 135/99 e del d.lgs. n. 282/99 qualcosa e cambiato. Difatti, mentre prima i soggetti pubblici, e fra questi le aziende od unita sanitarie locali, potevano proseguire il trattamento dei dati personali sensibili, anche in assenza dei precisi parametri normativi di cui allart. 22, comma 3 della legge n. 675, in forza della disposizione contenuta nellart. 41, comma 5, della stessa legge, ora con il d.lgs. n. 135/99 e stata prevista una nuova disciplina per il trattamento dei dati predetti da parte dei soggetti pubblici che ha reso ammissibile il trattamento degli stessi nellambito delle attivita rientranti nei compiti del servizio sanitario nazionale e degli altri organismi pubblici e che dovra essere integrata ed attuata attraverso apposite disposizioni adottate dagli stessi organismi e dalle altre amministrazioni competenti. [ STUDIOCELENTANO.IT ]

Autore: ITespresso
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