Ecco Linux l’eroe dei due mondi

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Un sistema operativo versatile in grado di vestire giacca e cravatta come jeans e scarpe da tennis, in grado di mettere d’accordo business e ideali. Questo è Linux così come emerge dalla LinuxWorld Conference & Expo

Le due anime di Linux al LinuxWorld Conference & Expo hanno avuto modo di essere chiaramente percepite: al pianterreno i grandi vendor da Ibm ad Hp, da Novell a RedHat hanno mostrato chiaramente, a chi mai potesse ancora avere dubbi, che Linux è un business redditizio, su cui molti intendono puntare e che sta dando vita a un proprio modello commerciale in cui l’assistenza e il servizio giocano un ruolo importante. Nei sotterranei ecco invece l’anima underground fatta di associazioni da Debian, alla Free Software Foundation, al progetto Lazzaro che prevede di far rivivere e portare nelle scuole i pc obsoleti e dismessi grazie a Linux. A contorno una serie di seminari che hanno declinato le potenzialità dell’open source nei vari ambiti dalla pubblica amministrazione alla piccola e media impresa per rispondere a tutte le domande degli oltre 3.500 visitatori. Il momento centrale, si sarebbe tentati di dire catartico, della manifestazione è stato paradossalmente l’incontro/scontro fra il senatore Fiorello Cortiana dei verdi, che fa parte dell’intergruppo bicamerale per l’innovazione tecnologica e che ha presentato un disegno di legge a favore del software libero e Pier Luigi dal Pino, responsabile rapporti istituzionali di Microsoft. Sì perché, anche il principale avversario di Linux ha fatto una sortita in territorio nemico, in rappresentanza del software commerciale e, in fondo, anche del mondo delle grandi multinazionali. Certo i due relatori parlavano due lingue differenti eppure entrambi invocavano tavoli di trattativa dove incontrarsi. D’altra parte la posta in gioco è veramente alta: per Microsoft si tratta di salvare in primo luogo il business nella pubblica amministrazione. Difficile la posizione di Microsoft si farebbe se dovesse passare il progetto di legge di Cortiana, decisamente sbilanciata in favore del software libero, con un accento messo sull’interoperabilità. Va infine ricordato che anche a livello europeo è in discussione una direttiva sulla brevettabilità del software, che potrebbe creare non pochi grattacapi non solo a Microsoft, ma anche ad altri colossi dell’informatica, che dei brevetti sono habitué. D’altra parte le ragioni di Cortiana non si possono sottovalutare: in gioco ci sono i modi e i tempi in cui tutta l’umanità fruirà la cultura e l’informazione nei prossimi anni. “La tecnologia è politica e il software è il suo alfabeto. Come può un alfabeto essere proprietario? L’accesso alla cultura e al sapere deve essere libero”, ha sostenuto Cortiana. Anche perché il software si lega strettamente alla Rete, sede di tutti i contenuti possibili, e cambiamenti così profondi con un forte impatto nella vita delle persone, devono essere affrontati dal legislatore per tutelare i consueti diritti democratici. “Il nostro modello, quello commerciale – ha ribattuto Dal Pino – ha garantito evoluzione, innovazione, ricchezza che noi e i nostri partner abbiamo utilizzato per investimenti in ricerca e sviluppo che hanno prodotto ulteriore innovazione, evoluzione e ricchezza, vedremo cosa saprà fare l’open source”. Da questo punto di vista il fatto di avere i piedi in due scarpe, diviso com’è fra business e community, rende Linux l’anello di congiunzione ideale fra questi due mondi. Così abbiamo chiesto ad alcuni dei principali attori di questo mercato quali sono i loro legami con la community open source, in che modo collaborano o rendono disponibili parti del proprio software, per vedere se si prefigura un modello misto in cui i significativi investimenti dei grandi vendor per promuovere l’innovazione e la passione degli smanettoni possano dare origine a un circolo virtuoso.

“Hewlett-Packard è impegnata da anni nel mondo open source con specifici progetti che fanno parte ormai del patrimonio strutturale di soluzioni già implementate presso i nostri clienti. È altresì chiaro che il modello di vendita basato su open source è oramai consolidato e permette profonde sinergie con il mondo proprietario fornendo così delle soluzioni capaci di assecondare i trend di mercato e le richieste dei clienti (per maggiori informazioni fate riferimento al sito http://opensource. hp.com/)”, Leila Meoni, marketing program manager Hp Italia. La lista dei progetti open source in cui Hp è sponsor e driver sono numerosi: dalla Handheld organization che si occupa di portare linux sui dispositivi portatili a partire dai Pda, ai driver delle stampanti, alle soluzioni cluster, al progetto di Scm Vesta. Molte sono anche le organizzazioni Open-source di cui Hp è sponsor, come Free Software Foundation, Free Standards Group, Gnome Foundation, Kde, Linux International, Linux Standard Base, Open Source Software Institute, Open Source Development Labs, South Africa Open Source Centre (CSIR-OSC). “Un esempio concreto – continua meoni – è il rilascio nel marzo del 2004 della tecnologia SmartFrog (Smart Framework for Object Groups) con licenza open source per aiutare gli sviluppatori a creare con maggiore facilità e far partire automaticamente i servizi su strutture distribuite come Grid e Utility computing conferendo maggiore flessibilità quando si apportano cambiamenti alla configurazione. SmartFrog è stato sviluppato negli Hp Labs di Bristol in Inghilterra. Il successo del grid computing all’interno dei contesti azienda le complessi dipende fortemente dalle tecnologie abilitanti capaci di dimostrare come il grid computing può rendere l’infrastruttura it di un’azienda ancora più potente. Il rilascio di Smart- Frog alla comunità open source rientra nella strategia di Hp di portare la tecnologia grid ai clienti enterprise. Crediamo si tratti di un tool efficace per lo sviluppo di nuove e avveniristiche applicazioni che dimostreranno la potenzialità del Grid”.

“Il coinvolgimento di Ibm nel mondo open risale al 1998. Inizialmente, come prevedibile, questo improvviso interesse da parte di un gigante come Ibm a Linux e al movimento che lo circonda ha suscitato molti sospetti nella stessa comunità open source. Dopo 6 anni di attività, lo stato dei rapporti tra Ibm e la comunità open source è certamente il migliore possibile”, considera Andrea Negro, Linux client and grid computing technical specialist Ibm. Secondo Negro questo feeling fra la multinazionale e la comunità ha solide basi, innanzitutto perché in sei anni, molti sono stati gli oggetti di proprietà di Ibm che sono stati donati alla comunità: “tra i più importanti – spiega – si trovano certamente Eclipse, una piattaforma di sviluppo completa per Java e altri linguaggi, o il recente rilascio del database Cloudscape”. Una delle maggiori differenze rispetto ad altre grandi aziende e quello che ha permesso di ottenere il grado di accettazione più alto da parte della community è il fatto di rilasciare sempre il codice con la famosa licenza Gpl, in modo da garantire la massima libertà senza imporre alcuna restrizione o compromesso. Un secondo motivo è che Ibm stessa usa software opensource: il caso più emblematico è il web server Apache, che è direttamente integrato in Websphere. “In questo modo Ibm da un lato si avvale della bontà del free software e dall’altro contribuisce attivamente al suo sviluppo, cosa estremamente apprezzata. Per la comunità infatti, avere un ritorno in termini di supporto da chi usa il software libero è importante, sia dal punto di vista economico che tecnico. Ibm percorre entrambe le strade, e grande lavoro è stato fatto per chiarire la posizione di utilizzatore e sostenitore del software open e non di sfruttatore”, continua Negro. “Il terzo motivo è la neutralità di Ibm. A differenza di altre aziende, Ibm non vende direttamente Linux né privilegia alcune soluzioni al posto di altre. Per quello che riguarda lo sviluppo, le modifiche e i contributi di Ibm vengono esaminate dalla comunità: l’accettazione o meno è sempre a discrezione della “democrazia” tipica della comunità, senza forzature di alcun genere. Ibm è dunque largamente accettata come primo sostenitore di Linux. E il motivo di questa politica fortemente voluta è che il principale motore dello sviluppo tecnologico di Ibm è all’interno della strategia on demand, quello di adottare senza compromessi la logica degli open standard, di cui il software open è certamente garante”. Per Ibm open standard è quindi diventato garanzia di flessibilità e competitività, e il riflesso principale di questa scelta è un abbattimento dei costi e un aumento della efficienza delle infrastrutture tecnologiche. Per questo motivo l’adesione agli open standard non è solo importante, ma è assolutamente fondamentale: è il denominatore comune di tutta la ricerca e lo sviluppo di Ibm.

“Vogliamo realizzare un mondo senza confini dove le informazioni circolino liberamente fra i sistemi di qualunque tipo, collegando le giuste persone alle giuste informazioni al momento giusto per prendere le decisioni giuste”. È questa la vision di Novell spiegata da Giuseppe Gigante, marketing manager della filiale italiana che ricorda gli oltre 400 prodotti open source presenti nel proprio portfolio. “E pensare che è stata proprio Novell a inventare il sistema operativo proprietario per le reti 25 anni fa, in questo modo dimostra di essere sempre all’avanguardia e di saper evolversi nel tempo. Lo fa però facendo tesoro della lunga esperienza accumulata in tutti questi anni di presenza continuativa sul mercato sapendo che l’utilizzo delle tecnologie it necessita di supporto, presenza costante e affidabilità. Proprio per questo motivo ha deciso di abbracciare le tecnologie open source in modo eticamente ineccepibile”. Il rapporto con Linux è iniziato utilizzando Apache e Tomcat, è continuato incorporando aziende quali Mono, Ximian, Red- Carpet e ha avuto il suo culmine con l’acquisizione di Suse Linux ma, come la comunità richiede, Novell ha anche rese disponibili molte tecnologie quali iFolder (tecnologia proprietaria di Novell) o Yast (utility di gestione delle risorse della piattaforme Linux) per esempio. Inoltre, attraverso il Cto Alan Nugent, Novell ha deciso di verificare trimestralmente le proprie tecnologie da donare alla comunità Open Source. “Programmi di indennizzo e schieramento più apertamente pro open source, nessuna riesce a eguagliare Novell al momento”, conclude Gigante. “Riteniamo anche che rendere disponibili su piattaforme open source (Linux) la totalità delle proprie tecnologie sia un enorme contributo e anche un incentivo all’adozione di questa nuova filosofia tecnologica, garantendo essa stessa servizi, supporto, in una parola presenza”.

Per Giovanni Capone, engagement manager Red Hat Italia l’open source è come la ricerca scientifica: “permettendo ad altri di vedere e di contribuire al tuo lavoro, quest’ultimo ne trae vantaggio e diventa migliore, e la comunità intera ne beneficia. I progetti open source sono supportati da un elevato numero di tecnici e di sviluppatori in giro per il mondo. Internet ha reso tutto ciò possibile perché è proprio grazie alla Rete che gli sviluppatori sono in grado di condividere il loro lavoro in maniera veloce ed efficace. In questo processo, se qualcuno trova anche un solo bug in un’applicazione software e lo corregge, contribuisce a migliorare il prodotto per tutti coloro che lo useranno in seguito”. La testimonianza di questo impegno e di questa filosofia è suffragata dalle azioni: ha aperto il proprio portafoglio di brevetti software e li ha resi open e disponibili per tutti coloro che li useranno per sviluppare software open source. Ha acquisito numerose aziende e i loro asset, nomi quali Gfs, Lvm, Cluster Manager e Directory Services (acquisita appena due settimane fa da Netscape) e in seguito li ha resi open source. Questo approccio incoraggerà un vasto utilizzo di questi software che disporranno di un notevole supporto da parte della community. “Red Hat – conclude Capone – ha costanti contatti con la comunità open source in termini di scambi giornalieri e di componenti Linux specifici, fornisce infatti sia lo sviluppo diretto che il supporto a livello di escalation. Per quanto riguarda gli standard, Red Hat è alla costante ricerca di aderenza agli standard esistenti e cerca con tutti i mezzi di fornire un proprio contributo allo sviluppo di quelli nuovi e al consolidamento di quelli esistenti”.

“Il concetto di apertura è da sempre fondamentale nella filosofia di Sun, maggiore donatore di codice alle comunità open source dopo l’Università di Berkeley. L’interesse, e gli investimenti nell’area del software ne fanno un’azienda impegnata a contribuire al progresso della scienza e dell’arte del software. Costruire sistemi aperti è la missione che Sun si è data fin dalla sua nascita, nel 1982, quando questi concetti erano ben lontani dall’attuale diffusione e condivisione. Oggi, l’open source è una delle strade migliori per proseguire in questa direzione. Infine, uno degli aspetti che Sun ritiene più importanti nella filosofia open source, è la possibilità di sviluppare imprenditorialità locale in quanto: facilita la diffusione di cultura informatica, permette a tutti di “salire sulle spalle dei giganti” dello sviluppo software, e soprattutto riduce la soglia di ingresso a chi vuole realizzare idee innovative nell’ambito dell’information technology”, esordisce Giuseppe Facchetti, Emea Technology Office program manager Sun Microsystems. Costruire sistemi a software aperto significherebbe quindi non solo permettere a tutti di vedere, utilizzare, modificare e migliorare le tecnologie software create da una comunità di sviluppatori, ma incoraggiare la nascita di nuove idee e prodotti e quindi la competizione in un mercato che potrebbe altrimenti diventare dominio di un singolo fornitore. Gli standard aperti e il modello di sviluppo open source accelerano l’innovazione tecnologica, promuovendo condivisione di idee e creatività. Così nascono e si diffondono velocemente nuove soluzioni, nella più ampia libertà di scelta. “L’impegno di Sun verso il codice libero – continua Facchetti – è molto ampio: sono infatti oltre 30 i progetti open source a cui la società partecipa contribuendo, attraverso l’attività di programmatori, ricercatori e tecnici, allo sviluppo di nuovo codice da mettere a disposizione di chiunque voglia migliorarlo (www.sunsource.net). È questo ad esempio il caso di OpenOffice, versione open source del prodotto StarOffice, la suite di produttività per ufficio offerta da Sun Microsystems. Un esempio di prodotto nato dalla combinazione di tecnologie provenienti dal mondo open source è Java Desktop System, la soluzione desktop per Linux di Sun che comprende la suite StarOffice e il meglio delle innovazioni e degli sviluppi open source per l’ambiente desktop. Altri progetti importanti riguardano Grid Engine per il calcolo distribuito in rete, Jxta, un protocollo peer to peer per la gestione della conoscenza che nasce dall’eredità concettuale del primo Napster, fino a NetBeans, uno strumento per programmatori che consente di integrare in un unico ambiente lo sviluppo di applicazioni per piattaforme e con linguaggi differenti”.

Autore: ITespresso
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