EMC: la privacy dei consumatori è un bene poco protetto

AziendeSicurezza
Garante Privacy: “Necessario un Security Officer per ogni azienda”
1 2 Non ci sono commenti

In generale sembra alleggiare nel mondo una consapevolezza che la privacy avrà un avvenire piuttosto contrastato in futuro

EMC ha interrogato ben 15 mila consumatori in 15 Paesi diversi ( un migliaio anche in Italia) per sondare le loro idiosincrasie e le loro propensioni sulla condotta della loro vita privata nella “versione online”. Un primo dato quasi ovvio: le attività online e i comportamenti , così come i giudizi , sono spesso radicalmente diversi da una nazione all’altra. Ad esempio i consumatori tedeschi sono tra i meno disponibili sacrificare la loro privacy online in cambio dei vantaggi offerti dai siti web. EMC ha misurato questa propensione creando un Privacy Index che mette in riga i 15 Paesi esaminati. A titolo di esempio l’Italia si colloca nella posizione centrale ( 6 su 15) ,mentre la Germania è la 15.mo posto , come nazione meno propensa a consegnare i propri dati . I più “aperti e disponibili “ sono gli Indiani.

In generale sembra alleggiare nel mondo una consapevolezza che la privacy avrà un avvenire piuttosto contrastato in futuro nel senso che la fiducia dei consumatori sulla loro capacità di preservare un minimo di vita privata ai tempi dei Big Data , dei motori di ricerca e della prorompente IoT si sta erodendo sempre di più. Negli Stati Uniti dove la pressione dei data broker è particolarmente importante il 70 per cento delle persone ritiene di disporre di una vita privata sempre più ridotta. In Europa ci si difende meglio , anche per una maggiore protezione a livello legislativo nell’UE e in Italia.

emctab1

In Italia solo il 29% del campione intervistato (in linea con il risultato a livello globale, 27%) dichiara di essere disposto a sacrificare i propri livelli di privacy per poter usufruire di tutti i vantaggi della rete e delle tecnologie online.Tuttavia:

– Solo il 41% degli intervistati cambia regolarmente le proprie password.

– Quasi 1 utente su 3 dichiara di non avere una password per i propri dispositivi mobile, telefoni o tablet.

– Più di 1 utente su 3 non regola, quando si iscrive a un Social Network, in modo mirato le proprie impostazioni legate alla privacy.

Inoltre, sebbene l’89% degli italiani (l’84% a livello globale) dichiari di non apprezzare la diffusione online delle proprie informazioni personali o delle abitudini personali, a meno che questo non derivi da una propria decisione di condividere determinate informazioni, il 64% utilizza regolarmente i Social Media e ben l’86% del campione acquista prodotti in rete.

In Italia, l’88% degli utenti crede che debbano esserci delle leggi ad hoc che proibiscano la compravendita dei dati personali, senza il consenso del diretto interessato.

Inoltre, solo il 40% del campione – in linea con i dati globali – crede che le Istituzioni stiano lavorando per la protezione della privacy dei propri cittadini e, in questo contesto, l’86% degli italiani è convinto che sarà sempre più difficile mantenere la propria privacy nel prossimi 5 anni.

emc tab2

Si tratta di risultati che al di là delle piccole differenze percentuali mostrano consumatori ancora piuttosto inclini a esporsi online a patto di lavorare con organizzazioni pubbliche o private che siano in grado di accordare una corretta attenzione alla protezione della loro vista privata. Questo nell’analisi degli esperti di EMC costituisce un’opportunità da non perdere , ma anche delle responsabilità da non mancare per imprese ed enti pubblici.

D’altra parte i consumatori devono darsi una maggiore consapevolezza di quanto attiene alla loro vita privata e operare in maniera attiva per la protezione delle loro informazioni personali. Quanto alle imprese queste devono a loro volta essere consapevoli della loro dipendenza dalla percezione dei consumatori anche su queste tematiche. Sempre più la riuscita o il fallimento potranno dipendere dal loro comportamento e dalle loro procedure in materia di rispetto della vita privata. E le imprese che offrono tecnologia hanno un ruolo importante di intermediazione da giocare a questo proposito. Le soluzioni che garantiscono protezione e rispetto della privacy devono anche assicurare verso i consumatori una funzionamento interattivo, rapido e ed efficiente.

emctab3

Il paradosso del “voglio tutto”

Indipendentemente dalla tipologia di utente online e dal tipo di vantaggio che potrebbero ottenere dalla tecnologia digitale, le persone sono molto poco disposte a “intaccare” la propria privacy:

– Il 91% degli intervistati apprezza “l’accesso più facile alle informazioni e alla conoscenza” reso possibile dalla tecnologia digitale; eppure solo il 27% è disposto a sacrificare qualcosa della propria privacy in cambio dei vantaggi offerti da Internet.

– L’85% degli intervistati apprezza “l’uso della tecnologia digitale per la protezione dalle attività terroristiche e/o criminali”; tuttavia solo il 54% è disposto a rinunciare a parte della propria privacy in cambio di questa protezione.

– Una parte del campione di intervistati di età superiore ai 55 anni è meno disposto a sacrificare la privacy in cambio di comodità, e desidera maggior controllo sui propri dati personali. Questo indipendentemente dal Paese di appartenenza.

Il paradosso del “non fare nulla”

Oltre metà degli intervistati ha affermato di aver subìto una violazione dei propri dati (account di posta violato; dispositivo mobile rubato o smarrito; account di social media violati ecc.). Tuttavia, molti non prendono misure per proteggersi:

– Il 62% non modifica le proprie password con regolarità

– 4 intervistati su 10 non modificano la configurazione della privacy sui social network

– Il 39% non protegge i propri dispositivi mobili con password

Per il campione intervistato, i principali rischi che riguardano il futuro della privacy sono da imputare alle aziende che usano, vendono o scambiano dati finanziari a scopo di lucro (51%) e all’assenza di attenzione da parte dei Governi (31%). Bassa l’autocritica: solo l’11% del campione imputa le possibili violazioni alla “assenza di attenzione da parte di persone normali come me”.

Gli over 55 risultano molto meno propensi a proteggere i propri dispositivi mobile con una password o a modificare le configurazioni della privacy sui social network.

Il paradosso del “social sharing”

L’uso dei social media continua ad aumentare nonostante:

– Gli intervistati prevedono che la loro privacy sui social media sarà difficilmente mantenuta nei prossimi cinque anni.

– La bassa fiducia dei consumatori nelle capacità e nel senso etico delle istituzioni per la protezione della privacy dei dati personali sui social media.

– Solo il 51% afferma di avere fiducia nelle competenze dei provider per la protezione dei dati personali, e solo il 39% ha fiducia nel senso etico di queste aziende.

– La maggioranza dei consumatori (ben l’84%) non apprezza che qualcuno possieda informazioni su di sé e sulle proprie abitudini, a meno che questo non derivi da una propria decisione di condividere determinate informazioni.

– Un campione di persone – oltre i 65 anni di età – presta maggiore attenzione alla propria privacy; sono infatti meno disposti a lasciare che altri ne conoscano le abitudini online.

emc1

Consigli (inevitabili) per proteggere la vita privata

1. Limitate la quantità di informazioni su di voi che condividete su social media

2. Prestate attenzione ai parametri standard e alle procedure di rispetto della policy dei siti

3. Non comunicate mai password a colleghi o amici

4. Se necessario , disattivate la geolocalizzazione sulle app che utilizzate

5. Dopo l’uso scollegatevi sempre dalle applicazioni online o dalle app mobili

6. Non fidatevi del primo hotspot WiFi: controllatelo sistematicamente prima di collegarvi

7. Utilizzate se possibile l’autenticazione a più fattori per email e altri account online

8. Aggiornate il software e le applicazioni di sicurezza sui dispostivi mobili utilizzati

9. Attivate i parametri di navigazione web nascosta anche sulle app mobili per bloccare o limitare la minimo i cookies

10. Cambiate con regolarità le password scegliendone di difficili da indovinare e facili da gestire.

 

 

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore