Entra in vigore la nuova direttiva UE contro lo spamming

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E’ ormai pienamente in vigore la direttiva europea 2002/58/CE sulla
privacy nelle comunicazioni elettroniche che dichiara guerra allo
spamming.

BRUXELLES. E’ entrata in vigore il 31 ottobre 2003 la Direttiva europea 2002/58/CE sulla privacy nelle comunicazioni elettroniche, contro la trasmissione delle e-mail indesiderate, il cosiddetto spamming che invade i box degli utenti Internet quotidianamente. Secondo le stime di Bruxelles, in Europa il 46% della posta elettronica e’ costituito da messaggi spazzatura, mentre nel 2001 lo spam rappresentava solo il 7% della posta mondiale. Inoltre, le perdite di produttività per le imprese dell’Unione nel 2002 sono state di 2,5 miliardi di Euro, mentre lo spamming avrebbe ormai superato il 50% del traffico mondiale di posta elettronica. L’Italia ha già provveduto al recepimento della Direttiva con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 174 del 29 luglio 2003 del d.lgs. n. 196 del 30 giugno 2003 che ha adottato il Codice in materia di protezione dei dati personali meglio noto come T.U. sulla privacy. Come e’ noto la Direttiva 2002/51/CE testimonia una precisa posizione assunta dall’Unione Europea di intolleranza nei confronti di una pratica (lo spamming) non solo fastidiosa ed antipatica, ma che comporta inevitabilmente anche ingenti spese, in termini di tempo, di costi di utilizzazione della linea telefonica, di misure organizzative e tecnologiche per contrastare virus, tentate truffe, messaggi e immagini inadatti a minori, e spesso sono gli stessi utenti a sopportare i costi di una pubblicità a volte aggressiva e insistente. Lo stesso Commissario UE per l’Impresa e la Società dell’Informazione Erkki Liikanen ha dichiarato che la proliferazione di posta commerciale non autorizzata e’ preoccupante e può nuocere al mercato elettronico e alla società dell’informazione. Il problema, per la verità, e’ stato affrontato più volte in ambito comunitario e si deve riconoscere che le soluzioni adottate dai vari provvedimenti sono state diverse. Difatti la Direttiva sul commercio elettronico 2000/31/CEE, di recente recepita dal nostro ordinamento, nell’affrontare all’art. 7 il tema della comunicazione commerciale non sollecitata esige dal destinatario un comportamento attivo di rifiuto preliminare stabilendo l’onere di inclusione delle persone fisiche all’interno di registri negativi che le società di telemarketing sono obbligate a consultare, prima dell’invio della comunicazione commerciale non sollecitata. E’ questo il principio dell’ opt-out che prevede appunto l’onere di iscriversi in determinati registri c.d. orange-books per non ricevere la posta non sollecitata. Al contrario la Direttiva 2002/58/CE ha recepito, quale sistema di regolamentazione del problema, il principio secondo cui l’invio di messaggi di posta elettronica di carattere pubblicitario e’ subordinato all’espresso consenso dell’interessato (opt-in). In particolare secondo tale principio esiste un onere a carico del sollecitatore telematico in quanto il destinatario deve essere messo in grado di identificare immediatamente, con una dicitura particolare sulla busta della posta elettronica, la comunicazione commerciale non sollecitata, senza doverla aprire. In sostanza, la comunicazione commerciale non sollecitata deve potersi distinguere dalle altre comunicazioni che il destinatario riceve al proprio domicilio informatico, con la facoltà di poter cestinare il messaggio senza doverlo leggere. Naturalmente la presenza della accettazione espressa del messaggio non sollecitato non esime il mittente dall’indicare con precisione l’indirizzo a cui inviare eventuali doglianze.

Autore: ITespresso
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