Entra in vigore la Delibera AgCom, istruzioni per l’uso

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Sky fa ricorso straordinario al Capo dello Stato contro il Regolamento AgCom, ritenendolo "Incostituzionale"
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La Delibera AgCom è il nuovo regolamento per la tutela della proprietà intellettuale online. L’Autorità ha siglato la convenzione operativa con la Fondazione Bordoni per la gestione informatica. Braccio di ferro in tribunale con le associazioni di settore

Da oggi è in vigore la Delibera AgCom, l’enforcement sul copyright voluto dall’Authority per le comunicazioni, nonostante le forti perplessità della Commissione europea e di tanti altri player del settore. L’Autorità ha siglato la convenzione operativa con la Fondazione Bordoni che si occupera per 600 mila euro della gestione informatica, a partire dall’interdizione dell’accesso ai siti pirata.

Istruzioni per l’uso: che cosa devono sapere gli utenti online

Chi è titolare del diritto d’autore potrà aprire una procedura per ottenere il sequestro di un sito accusato di violazione di copyright. Secondo l’AgCom, l’enforcement mette nel mirino le violazioni di massa e non vuole penalizzare gli utenti finali.

Secondo l’authority presieduta dal presidente Angelo Marcello Cardani, il regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica “tiene conto delle osservazioni emerse nel corso di un’ampia consultazione dei soggetti interessati e nell’ambito di una proficua interlocuzione con la Commissione europea“. In effetti le modifiche richieste provenienti da Bruxelles sono scarse ma vanno al cuore del provvedimento: da cambiare è il taglio del “notice and take down”; inoltre è troppo fumosa la distinzione fra siti italiani e stranieri.

Inoltre l’AgCom “ha ritenuto proprio dovere contribuire all’azione di contrasto svolta dai pubblici poteri nei confronti della pirateria digitale. Il provvedimento assegna pertanto carattere prioritario alla lotta contro le violazioni massive e non riguarda gli utenti finali, per cui non incide in alcun modo sulla libertà della rete”, continua la nota.

Il regolamento promette “pieno rispetto del principio del contraddittorio. Per avviarlo, è richiesta la presentazione di un’istanza da parte del titolare del diritto. Pertanto, l’Autorità non agirà d’ufficio, il che esclude che i provider siano chiamati a svolgere un’attività di monitoraggio della rete“. Ma qui i provider dissentono: gli ISP temono che la Delibera non sia affatto chiara su questo punto controverso.

Infine l’Agcom dichiara di essere intervenuta con un provvedimento di enforcement del copyright perché afferma che “la lotta alla pirateria non possa limitarsi all’opera di contrasto, ma debba essere accompagnata da una serie di azioni positive volte a creare una cultura della legalità nella fruizione dei contenuti. In questo senso potrà operare l’apposito Comitato tecnico, formato da rappresentanti di tutti gli stakeholder e delle istituzioni interessate, con il compito di favorire forme di autoregolamentazione finalizzate all’educazione degli utenti e alla promozione dell’offerta legale“.

Sia chiaro: il problema della pirateria e della contraffazione, denunciato da Confindustria Cultura da anni, insieme a FIMI, esiste. Tuttavia, la pirateria digitale è cresciuta a livelli abnormi a causa dell’assenza di business model adeguati nell’era digitale e della mancanza di un’offerta all’altezza di altri Paesi evoluti. A spingere la domanda a finire nelle fauci della pirateria, era stata la cronica arretratezza italiana, dal punto di vista dell’offerta. Ma, secondo i dati di mercato raccolti da Deloitte per FIMI,  il 2013 ha registrato per la prima volta il segno positivo, con un 2% di crescita, dopo undici anni di calo. E l’arrivo dello streaming ha ampliato l’offerta legale, in maniera considerevole.

Le critiche alla Delibera AgCom

Partiamo dal metodo: l’AgCom è un authority indipendente che pretende di regolamentare in via amministrativa reati ed illeciti previsti dai codici civili e penali, bypassando il Parlamento italiano, a cui spetta il compito di legiferare.

Entriamo nel merito. Si parla di contenuti pubblicati o meno a scopo di lucro: ma l’intenzione di guadagnarci, con un contenuto piratato, non è affatto obbligatoria ma si limita ad essere aggravante, per l’avvio della procedura.

E, secondo l’avvocato Fulvio Scorza un utente deve “spendere 4000 euro per difendersi al Tarse inibiscono l’accesso al suo sito. Una spesa non certo alla portata di tutti, visto che l’utilizzo del termine “opera digitale” è quanto mai vago e potrebbe comprendere l’intera Rete.

L’AgCom chiede la segnalazione all’autorità giudiziaria e il sanzionamento dei provider che non applicheranno la rimozione dei contenuti protetti dal copyright senza autorizzazione, con multe fino a 250mila euro.

I 600 mila euro destinata alla Fondazione Bordoni sono frutto del finanziamento obbligatorio delle imprese di telecomunicazioni, il che crea un “cortocircuito”, visto che sono le imprese Tlc che potrebbero essere colpite dal provvedimento in quanto fornitori di connettività e servizi Internet a privati ed aziende. Inoltre la procedura informatica che raccoglie le segnalazioni e traccia il comportamento dei siti incriminati, se automatizzata, può portare all’inibizione anche di contenuti legittimi (come già successo in passato, a partire dai 46 siti sequestrati nelle scorse settimane).

Con le associazioni di settore, il braccio di ferro si sposta in tribunale. E i player sono pronti ad arrivare alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea e perfino alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Perché se l’Agcom indossa il “cappello di cyber-sceriffo”, senza alcuna delega nella legge, analoghi regolamenti di enforcement potrebbero essere replicati in tema di cybercrime, cyberbullismo, hatespeech online, diffamazione.

Le associazioni Anso (Associazione nazionale stampa online), Femi (Federazione Media digitali indipendenti) e Open Media Coalition lo hanno impugnato davanti al TAR, mentre in Parlamento giacciono due proposte di legge sul diritto d’autore, di due diversi schieramenti (M5S e Pd), per discutere il nodo  della competenza dell’Agcom.

Già ha espresso critiche la stessa Commissione europea: i poteri di vigilanza e di ispezione sui contenuti che violano il diritto d’autore online attribuiti all’AgCom tramite la direttiva sull’enforcement del copyright potrebbero non essere compatibili con il diritto comunitario, e in particolare potrebbero entrare in conflitto con la direttiva sul commercio online e con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Hanno manifestato forti dubbi anche esponenti delle istituzioni come il presidente della Camera Laura Boldrini, l’ex ministro degli Esteri Emma Bonino, le associazione consumatori, ma anche Frank La Rue (ONU) e le Associazioni dei diritti civili. Marco Pierani di Altroconsumo ha definito il testo “gravemente lesivo dei diritti civili niente a favore della promozione del mercato legale, solo ottuso enforcement“.

Perfino Wind, preoccupata per gli oneri per richiesta di blocco ai provider, avrebbe impugnato il regolamento. I player contro l’AgCom sono disposti ad arrivare alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea e perfino alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

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