Equo compenso, la Copia privata genera il rincaro degli iPhone

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Equo compenso, Apple aumenta il prezzo di iPhone
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Apple Italia adegua i prezzi all’aumento a tripla cifra dell’Equo compenso per copia privata. Il caro iPhone causato dal copyright

Dopo il carovita, il caro-iPhone. E all’origine c’è laumento dell’Equo compenso. La mossa del ministero ha dato i suoi frutti: la Copia privata ha generato le dolenti note del rialzo delle tariffe, costringendo perfino Apple ad aumentare i prezzi, a partire da iPad e iPhone. Smentito il ministro Franceschini che aveva rassicurato che non sarebbe spettato ai consumatori pagare l’equo compenso da copia privata, oggetto dell‘incremento a tripla cifra. E invece, no: gli utenti pagheranno in più 4,76 euro in più su un iPhone 5s da 32 Gb, 3,54 euro in più su un iPad da 32 Gb.

Apple ha adeguato i prezzi dei dispositivi dopo il varo delle nuove tariffe per il copyright previste dal decreto. Un decreto fortemente voluto dalla Siae.

Equo compenso, Apple aumenta il prezzo di iPhone
Equo compenso, Apple aumenta il prezzo di iPhone

Elio Catania, presidente di Confindustria digitale, che aveva criticato il provvedimento, invece applaudito da Confindustria Cultura, spiega che l’aumento dei prezzi nell’elettronica di consumo era prevedibile: è scontata la ”reazione da parte delle imprese a fronte di una imposizione del tutto ingiustificata”. In precedenza Catania aveva sottolineato: “Non si giustifica un aumento per il gettito della Siae di 2,5 volte rispetto al 2013, passando dai 63 milioni di euro ai 157 milioni stimati per il 2014, con un +150%. Aumenti che graveranno inevitabilmente sui prezzi e sui consumatori”.

I sindacati della SIAE (Slc Cgil – FisTel Cisl – Uilpauil – Ugl Comunicazioni – ConfSAL Cida – Cisal) accusano Apple Italia di provocazione: ”Un’operazione di pura mistificazione della realtà mirata a confondere i consumatori e a mantenere inalterati i propri ingenti profitti, spesso realizzati attraverso l’utilizzo di manodopera a basso costo“. Il ministro Franceschini si definisce “allibito per non dire indignato”. L’ex sottosegretario Francesco Boccia, già ispiratore della famigerata Web Tax, presidente della Commissione Bilancio della Camera, è tornato alla carica, rilanciando: “Gravissimo, e al tempo stesso emblematico, il caso dei rincari dei prodotti  Apple dopo la norma del governo sull’equo compenso per copia privata. Le multinazionali del web quando si tratta di pagare un contributo giusto nel Paese in cui si producono profitti alzano immediate barricate. Forse perché diminuiscono di qualche centesimo le risorse che finiscono nei loro conti offshore?“.

Ma le critiche – fortemente retoriche e venate di pregiudizi – dovrebbero invece piovere sulla Copia privata e non certo su Apple Italia. Il provvedimento è anacronistico e privo di senso. E il sonno della ragione genera mostri, dovrebbe ricordarsi il ministro Franceschini. L’Equo compenso, ritoccato dal ministro dei Beni Culturali Franceschini, è “una misura del tutto ingiustificata rispetto agli attuali trend tecnologici e di consumo, ma anche un segnale in contrasto con l’esigenza, riconosciuta prioritaria dallo stesso Governo Renzi, di favorire l’innovazione digitale nel Paese” come ha già precisato Elio Catania.

Secondo Confindustria digitale, il decreto varato dal ministro Franceschini produrrà un rincaro del prelievo da equo compenso per copia privata oltre i 150 milioni di euro con un incremento di due volte e mezzo rispetto a quello annuale registrato sin qui. Un rincaro a tripla cifra che ricadrà sui consumatori: da 0,90 fino a 4,80 euro per gli smartphone, da 1,90 a 4,80 per i tablet, da 1,90 a 5,20 per i pc, e di 5,20 per le smart tv. Ma il ministro Franceschini aveva escluso in maniera categorica un’impennata dei prezzi di smartphone, tablet ed altri dispositivi e supporti tecnologici, fra l’altero sempre più urgenti anche nella scuola digitale. In seguito all’entrata in vigore delle nuove tariffe, i cittadini italiani pro-capite, devono sostenere un equo-compenso più elevato rispetto ad ogni altro Paese europeo con la sola eccezione della Francia. Peccato che a Parigi – fa osservare l’avvocato ed esperto di digitale Guido Scorza – il Consiglio di Stato francese abbia “annullato il provvedimento di determinazione delle tariffe dell’equo compenso per copia privata”.

Confindustria digitale, infine, osserva che il gettito da equo compenso che si raccoglierà in Italia sarà pari al 25% del gettito totale europeo. Ma a nessuno risulta che l’economia italiana rappresenti un quarto del PIL europeo. E intanto sale a 25 miliardi di euro il Gap Ict, il divario digitale fra Italia ed Europa.

L’Italia deve aprirsi ai capitali stranieri, sfatare il falso mito dell’italianità e non sbarrare le porte alle multinazionali. L’Italia deve diventare Internet-friendly ed aperta all’economia digitale, respingendo le tentazioni protezionistiche e i tentativi della Siae di riportare le lancette dell’orologio indietro, con provvedimenti obsoleti.

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