Equo compenso, la parola ai giudici per la tassa sullo smartphone

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In giornata dovrebbe arrivare la sentenza del Tar del Lazio sulla legittimità del Decreto Bondi in merito all’ampliamento del raggio d’azione dell’Equo compenso. Presso il Mibac istituito il tavolo italiano sulla tassa

L’hanno chiamata la “tassa dell’iPhone” perché l’Equo compenso, esteso dal ministro della Cultura Sandro Bondi anche a smartphone e altri dispositivi  digitali, ha avuto come primo effetto il rialzo del listino prezzi dei prodotti Apple. Ma in giornata dovrebbe arrivare la sentenza del Tar del Lazio sulla legittimità o meno del Decreto Bondi in merito all’ampliamento del raggio d’azione dell’Equo compenso.

L’Equo compenso ha infatti allungato l’ombra su Pc, chiavetti Usb, registratori Dvd, console di gioco (Ps3, Wii, Xbox 360, DS e Psp), cellulari e smartphone, il tutto per riempire le casse della Siae.

La giustificazione teorica dell’Equo compenso è la seguente:ogni disco rigido può esseresfruttato per la musica digitale. Ma in 23 su 27 paesi UE non esiste nulla di simile all’Equo compenso  e i colossi hi-tech, da Nokia a Samsung, da Sony Ericsson a Telecom, hanno chiesto l’annullamento.

In attesa della decisione del Tar del Lazio, è stato istituito presso il Mibac il tavolo italiano sull’Equo compenso: a discutere saranno istituzioni, detentori del copyright, SIAE e produttori di dispositivi e supporti. Nessuna associazione consumatori al tavolo anche se “il Tavolo di lavoro tecnico può essere integrato, di volta in volta, su disposizione del Coordinatore, con i rappresentanti delle associazioni e degli enti interessati”. Anche Assinform si era espressa contro il Decreto Bondi.

Secondo una precedente inchiesta di Altroconsumo, il personale Siae è costosissimo, pesa per il 76% sui conti della società autori ed editori, e i costi della macchina sono esagerati rispetto alla tutela del copyright in Usa e Uk. Infatti i paesi anglosassoni spendono il 17% in meno per il diritto d’autore, mentre la Siae costa 193 milioni di euro all’anno (e così si spiega perché non riesce a rinunciare al famigerato bollino Siae, bocciato dalla Cassazione e dalla Corte europea).

Autore: ITespresso
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