L’eredità digitale vale 35 mila dollari

Autorità e normativeAziendeMarketingMercati e FinanzaNormativa
L'eredità digitale vale 35 mila dollari
0 0 Non ci sono commenti

In gioco, secondo McAfee, è un’eredità digitale del valore di 35 mila dollari. A tanto ammontano i beni virtuali archiviati in dispositivi digitali, di storage o sul cloud. I notai dovranno dirimere la controversia

L’eredità digitale vale 35 mila dollari, e diventa un caso per i notai, non più solo impegnati a gestire l’eredità di beni materiali, azioni e depositi bancari. Oggi un padre desidera lasciare ai figli non solo la casa, ma anche la sua libreria di brani musicali e video, dopo che, nell’era della musica liquida, i file mp3 hanno soppiantati Cd, Dvd e vecchi vinili. Ma per sapere dove vanno a finire le nostre informazioni dopo la morte, serve un dibattito: anche perché non si tratta solo di account Twitter o profili Facebook, ma in gioco, secondo un sondaggio di McAfee (svolto nel luglio 2014), è un’eredità digitale del valore di 35 mila dollari. A tanto ammontano i patrimoni online e i beni virtuali archiviati in dispositivi digitali, di storage o sul cloud.

Ricordi personali, foto e video digitali valgono 17.065 dollari. Seguono in classifica le informazioni personali legati all’attività professionale.

Per risolvere il caso, si è riunito il consiglio nazionale del Notariato, per mettere a punto un protocollo per gestire il testamento digitale. Gli eredi dei patrimoni online dovranno però affrontare i termini di servizio delle società statunitensi.

L'eredità digitale vale 35 mila dollari
L’eredità digitale vale 35 mila dollari

Al convegno: “Identità ed eredità digitali. Stato dell’arte e possibili soluzioni al servizio del cittadino” – organizzato dal Center on International Markets, Money and Regulation dell’Università commerciale Luigi Bocconi, con il Consiglio Nazionale del Notariato e Oreste Pollicino, RULES Bocconi -, hanno partecipato Stefano Rodotà, coordinatore della commissione per la stesura del “Bill of rights” di Internet; Tom Smedinghoff, chair of the American Bar Association Identity Management Legal Task Force, e Alessandra Poggiani, direttore Agenzia per l’Italia digitale (Agid).

Al tavolo di lavoro hanno già aderito Google, Microsoft, l’Università commerciale Luigi Bocconi e lo Studio legale Portolano Cavallo.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore