Eric Schmidt all’Antitrust: Google non è Microsoft

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L’Openness di Internet è la garanzia che Google non possa diventare un colosso monopolistico in grado di esercitare abuso di posizione dominante. La testimonianza di Schmidt al Senato Usa: non tutte le aziende sono fatte della stessa stoffa

Ieri si è tenuta l’attesa audizione del chairman ed ex Ceo di Google Eric Schmidt all’Antitrust. Schmidt ha parlato al Senato statunitense ed ha fermamente rigettato le accuse di favorire l’ecosistema Google e i suoi prodotti con il proprio algoritmo. Eric Schmidt ha testimoniato alla sottocommissione del Senato Usa scagionando Google dalle accuse di abuso di posizione dominante. Senza mai nominare l’arci-rivale Mikcrosoft, Schmidt ha piegato, fra le righe, perché Google non sia Microsoft: “Venta’anni fa una grande azienda di tecnologia (…) aveva il suo software su quasi tutti i computer (del mondo, ndr). Il suo nome era sinonimo di innovazione“, ha spiegato Schmidt a senatori. “Ma quell’azienda perse di vista il problema. E Washington dovette intervenire” con il Dipartimento di Giustizia Usa, un’indagine durata dagli anni ’90 al 2000, che solo da pochi mesi è un capitolo chiuso (Microsoft ha ricevuto una maxi-multa dall’Antitrust UE, grazie all’intervento dell’allora commissario alla competizione, l’italiano Mario Monti nel 2004).

Poiché Schmidt si è fatto le ossa come manager in Sun Microsystems e Novell, due aziende che sono state conbcorrenti del colosso di Redmond, ciò ha evitato a Google di seguire le orme di Microsoft: “Noi abbiamo imparato la lezione dei nostri predecessori corporate“, dunque non ripeteremo quegli errori.

Con questa “parabola” Schmidt ha chiesto ai senatori di non giudicare Google in base alla storia di Microsoft, perché Google non è Microsoft. Internet è un ambiente aperto e l’openness di Internet non è paragonabile all’ambiente chiuso del computer. Anzi l’Openness di Internet è garanzia che Google non diventi la Microsoft degli anni ’90. “Non tutte le aziende sono fatte della stessa stoffa” e “il passato di un’azienda non deve necessariamente diventare il futuro di un’altra” ha sottolineato Schmidt.

A ll’audizione Antitrust il senatore repubblicano Mike Lee accusa la BigG di “cucinare i risultati”:Google è nella posizione per determinare chi avrà successo e chi fallirà su Internet“. Ma Schmidt ha mostrato grafici sui ranking con i risultati a interrogazioni online (query) che dimostrano come Google non “manipoli” l’algoritmo per esaltare i propri risultati, ma il mercato è libero per tutti: la concorrenza non manca, anzi. La Federal Trade Commission (FTC) ha studiato i grafici con grande attenzione, visto che Google controlla due terzi del mercato della ricerca online globale.

Antitrust contro Google
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Autore: ITespresso
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