Eric Schmidt: La censura cinese non è eterna

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Il potere di Internet e il desiderio di informazione dei cittadini avranno il sopravvento sulla censura cinese, destinata al fallimento. Parola di Eric Schmidt, chairman di Google

Google scommette da sempre sull’empowering e crede fermamente nei princìpi della libertà d’espressione. Come quasi ogni azienda californiana della Silicon Valley Google crede che il potere di Internet e il desiderio di informazione libera dei cittadini avranno il sopravvento sulla censura perfino in Cina. La censura cinese è in fondo destinata al fallimento. Quando, è difficile da stabilire.

Nel 1993 il cyber-attivista John Gilmore diceva che “la Rete interpreta la censura come un danno e la bypassa“: vent’anni dopo a raccogliere il testimone è Eric Schmidt, chairman di Google, che già a MWC 2012 a Barcellona e poi al CeBIT di Hannover ha tessuto l’elogio della Rete libera. Ma ancora oggi la Cina mette blocchi a Internet per restringere i flussi informativi e impedire che valichino i confini virtuali. Ma, intervistato dal blog della rivista  The Cable del Foreign Policy all’Aspen Ideas Festival 2012 di settimana scorsa, Eric Schmidt ha aggiunto che, fra tanti paesi censori, la Cina è l’unico governo ad essere coinvolto in una censura dinamica ed attiva. Ma il Grande scudo, il Great Firewall cinese, non resisterà di fronte ai progressi tecnologici: il desiderio di libertà e informazioni sono superiori alla censura.

Google non è mai stata timida con la Cina, basta pensare ai fatti di due inverni fa, quando Google accusò la Cina di effettuare cyber-attacchi al fine di spionaggio e tolse i filtri a Google, invitando gli utenti cinesi a effettuare ricerche sulla versione non filtrata di Hong Kong, e da lì nacque un lungo braccio di ferro fra Google e la Cina, in cui a guadagnarci è stato Baidu, il motore cinese: “Personalmente credo che non si possa costruire una società della conoscenza moderna con quel genere di comportamento,” afferma Schmidt “Penso che chi lavora in Google concordi con me. La domanda naturale è quando [ndr, la Cina cambierà], e nessuno conosce la risposta. [Ma] se mi chiedono se poenso che questo approccio di regime prima o poi finirà, ne sono sicuro”. Per ora gli attacchi sono finalizzati a rubare informazioni sullo spionaggio industriale, quindi questioni sui diritti umani, ma secondo Eric Schmidt ci sono altre questioni in sospeso. In futuro si vedrà.

Certo è che nel presente della Rete non si respira altrettanto ottimismo. Dai Transparency report di Google e Twitter emerge un tentativo di ingerenze crescenti dei governi nelle attività dei cittadini, dalla Russia si delineano liste nere di siti e “black blox”, dalla Cina trasuda pessimismo per la libertà online (trascurando lo spinosissimo “capitolo Medio Oriente”). Insomma la “sporca dozzina di paesi dediti alla censura” non va mai in vacanza, e – se mai – fa proseliti grazie alla tecnologia occidentale. Non è facile mettersi gli “occhiali rosa”.

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Eric Schmidt prevede la fine della censura online in Cina. In futuro
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