Essential PH-1 è lo smartphone di Andy Rubin. Originale sì, ma non troppo

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Andy Rubin è stato tra i padri creatori di Android, e ora propone Essential PH-1. Si tratta di uno smartphone modulare, originale sì ma l’enfasi che circonda il progetto non è giustificata

Ne avevamo già viste di tutti i colori in fiera, quando nel 2008 ci siamo affacciati incuriositi a uno stand di MWC 2009 per curiosare cosa prometteva il robottino verde di Google Android. All’epoca si trattava di un OS promettente, con minime quote di mercato, perchè era il tempo di Windows, Blackberry, addirittura ancora PalmOS. Ma intanto Andy Rubin, il padre di Android, vera anima propulsiva di Big G aveva già partorito Android 1.0 per poi lasciare Google nel 2014.

Ora Essential PH-1 è lo smartphone come lui pensa debba essere non tanto uno smartphone “Essential”, ma lo “smartphone” tout court,  più conosciuto come Essential Phone. Il progetto è originale, ma solo in parte l’enfasi mediatica di questi giorni è giustificata, e in gran parte lo è proprio perché è l’idea di Rubin. Vediamo perché.

Essential Phone
Essential PH-1 è lo smartphone creato da Andy Rubin, conosciuto anche come Essential Phone. Costerà 699 dollari, non si sa se arriverà mai in Europa

Essential, non vuol dire economico. Lo smartphone costerà 699 dollari, si sa che di sicuro sarà disponibile negli Usa, ma nessuno può dire se arriverà in Europa.  Essential è anche il nome dell’azienda che lo produce.

E forse la novità più interessante è il connettore magnetico per abilitare il collegamento di un ecosistema di accessori, e il trasferimento dei dati tra gli accessori e lo smartphone.

All’esordio sul mercato saranno disponibili una fotovideocamera e una docking station.  Si tratta di uno smartphone equipaggiato con Android, senza personalizzazioni con display da 5.1 pollici, rapporto 19:10, risoluzione 2560×1312 pixel.  Vediamo allora come è fatto. La scocca è in titanio, il corpo in ceramica e vetro Corning Gorilla Glass 5.

Indistruttibile? Non è detto, certo robusto. Se il titanio garantisce rigidità il vetro è sempre vetro. Dovrebbe resistere alle cadute, ma sappiamo benissimo che l’unico vetro che resiste alle scalfiture e ai graffi non è Corning Gorilla Glass (metteteci dopo qualsiasi numero volete), ma il vetro zaffiro. Anche Rubin ha fatto la stessa scelta di Apple, quindi niente minijack, ma l’adattatore nella confezione per collegare le vecchie cuffie all’adattatore e l’adattatore a USB-C. 

La dotazione hardware è quasi top di gamma. Memoria Flash da 128 Gbyte, Qualcomm Snapdragon 835 (la cpu migliore al momento in commercio da parte di Qualcomm), però 4 Gbyte di Ram. Il comparto multimediale prevede una fotocamera posteriore con sensore da 13MP e anteriore con sensore da 4MP. La connettività prevede supporto LTE, WiFi anche ac, connettività USB Type-C, Bluetooth 5.0 LE. Per il login è previsto il lettore di impronte digitali. 

Dai dati di targa e dalle specifiche ci sentiamo di dire che parte del clamore per questo progetto è proprio data dall’ideatore Rubin. Solo l’esperienza potrà dire se veramente il progetto è così originale da meritare l’enfasi relativa. L’idea della modularità anch’essa non è nuova, e nei progetti finora visti non sempre è stata ben accolta.

La storia ci ha già regalato clamorosi smartphone che poi forse non meritavano tutta l’attenzione che è stata data loro e in questo mercato, che resta dinamico, e consente ancora l’ingresso di nuovi attori, comunque le economie di scala pesano tantissimo. In Italia aspettiamo da tempo anche l’arrivo di Google Pixel, vediamo come si muoverà Essential… Resta il fatto che si parla tantissimo di time to market e puntualmente gli errori più grandi si fanno proprio lì.

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