Etica hacker, la Silicon Valley chiede nuove leggi per gli hacktivist come Aaron Swartz

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La Silicon Valley vuole una nuova Legge sulla computer fraud per gli hactivist come Aaron Swartz

La Silicon Valley chiede alla politica di cambiare la normativa che non distingue fra cracker e hacktivist: serve una Legge di Aaron, per salvaguardare i cyber-right degli attivisti come Swartz che si battono per il libero accesso delle informazioni e ai saperi, per cambiare la controversa legislazione sul computer fraud

Un hacktivist non è un cracker. Significa che un cyber attivista non è un malintenzionato che sfrutta falle nel sistema per rubare informazioni da rivendere nel mercato nero del cyber-spionaggio. Un hacktivist è un attivista dei diritti digitali, che si batte per l‘Open access, i Dati Aperti secondo i princìpi dell’Etica hacker che il Chaos Computer Club (CCC) ci ha insegnato, dai tempi di Wau Holland. Lo spiega bene il New York Times che racconta chi era Aaron Swartz, il 26enne morto suicida, a causa dell’accanimento di un procuratore nel caso della “liberazione” dei 4 milioni di file del MIT e del database JSTOR. Aaron Swartz, un genio dell’IT, che aveva contribuito giovanissimo al protocollo RSS e alle Creative Commons, si batteva da tempo per “l’accesso aperto” della ricerca scientifica, e per questo aveva realizzato un programma, scrivendo codice di suo pugno, per liberare milioni di articoli scientifici e paper accademici. Aaron Swartz era un costruttore, non un sabotatore/distruttore: un hacktivist, dagli ideali alti e dalla grande sensibilità come lo sono i giovani.

Il procuratore Carmen Ortiz, che aveva l’ambizione di diventare perfino governatore del Massachusetts, adesso è indagata per aver minacciato Aaron Swartz  di decadi di prigione e fino a 4 milioni di dollari di multa per i danni arrecati al MIT. Per non dimenticare Swartz i ricercatori del MIT hanno lanciato la campagna  su Twitter #Pdftribute. Ma soprattutto la petizione online che chiede al president Obama di rimuovere Ortiz dal suo ufficio ha guadagnato 36,000 firme.

Adesso la Silicon Valley chiede alla politica di cambiare la normativa che non distingue fra cracker e hacktivist: serve una Legge di Aaron, per salvaguardare i cyber-right degli attivisti che si battono per la neutralità della Rete, per il libero accesso delle informazioni e ai saperi, per cambiare la controversa legislazione sul computer fraud.

Oggi la normativa sul Computer Crime è troppo draconiana e va aggiornata ai tempi. Tempi in cui i cittadini digitali vogliono partecipare alle campagne per la libertà della Rete, come nella battaglia contro Pipa e SOPA, in cui Aaron era stato molto attivo. Tempi in cui la sfida per la “liberazione dei dati” rientra in una nuova visione del Copyleft, visto che il copyright è ormai un ferrovecchio obsoleto ed anacronistico, che non “blinda” i contenuti, ma che ne impedisce la libera circolazione nell’era dei Social media.

Tim Berners-Lee, inventore del Web, ha scritto un post sul blog affermando che anche se Swartz non avesse avuto intenzione di trarre profitto dagli articoli di giornale scaricati – come in effetti non aveva, non essendo un “ladro”, ma un cyber attivista -, “il nostro governo avrebbe continuato ad accanirsi contro di lui, come se avesse arrestato un terrorista dell’11 settembre 2001“. Serve una nuova normativa che tuteli gli hacktivist? È giunta l’ora. Come estremo tributo alla vita di Aaron Swartz.

Swartz sarà rammentato su Github con una serie di documenti-ricordo spediti dagli utenti, con materiali che dovranno utilizzare licenze Creative Commons e software open source.

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