Europa e USA, divise su Google

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Google si adegua alle richieste del Garante Privacy italiano
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Europa e USA guardano a Google con occhi diversi: i Garanti Privacy europei vorrebbero estendere il controverso e farraginoso Diritto all’Oblio a livello globale; gli Stati Uniti sono rimasti senza parole davanti alla bozza dell’Europarlamento di proporre un break up di Google

Google, il motore di ricerca di Mountain View, sta diventando un caso diplomatico? Presto per dirlo, ma Europa e USA guardano a Google con occhi diversi e le divergenze si stanno accentuando: i Garanti Privacy europei vorrebbero estendere il controverso e farraginoso Diritto all’Oblio a livello globale, non avendo Google un dominio europeo; gli Stati Uniti sono rimasti senza parole davanti alla bozza del Parlamento europeo di proporre un break up di Google. Gli USA temono che ci sia dietro una visione troppo “politicizzata”, ideologica sull’azienda della Silicon Valley, che già è sulla graticola in Europa per via delle polemiche degli editori europei contro Google News e gli aggregatori di notizie.

Google viene visto con occhi diversi in Europa ed USA? Diritto all'oblio e break up in Europa non piacciono agli USA
Google viene visto con occhi diversi in Europa ed USA? Diritto all’oblio e break up in Europa non piacciono agli USA

Partiamo dal diritto all’oblio: in Europa si contano 170.000 richieste, che costringono Google a vagliare quali siano ammissibili e quali no. Google, il più grande motore di ricerca in Europa, ha applicato la controversa sentenza della Corte di Giustizia europea a google.fr in Francia, google.it in Italia e google.de in Germania, ma non a Google.com. I 28 Garanti della Privacy europeo vorrebbero che il diritto ad essere dimenticati venisse esteso a livello globale. Ma il verdetto sul Diritto all’oblio sui motori di ricerca e sui social network, ha suscitato forti perplessità, perché va in rotta di collisione con il free speech e il diritto alla trasparenza: il diritto all’oblio è un terreno minato, criticato dai sostenitori della libertà d’espressione, ma chiesto a gran voce dai fautori del diritto alla privacy, desiderosi di rimuovere tracce digitali “non più rilevanti” da Internet.
Secondo Ernst & Young, la “sentenza europea è un terremoto per chi archivia dati”. La società d’analisi Ovum ha dichiarato: “La Corte sostiene che se anche un motore non può diventare un “controllore” di dati personali su siti di terze parti, esso è un “controllore” dell’indice del motore di ricerca che riporta i link a URL rilevanti, in base a parole chiave; in teoria esso può bloccare certi risultati di ricerca“. In Italia le bocciature delle richieste sono al 75%. Ma le ricerche di europei su Google.com sono appena al 5%. Google ha rimosso il 41.5%, pari a 208,520 link su un totale di 502,977 in base alla sentenza europea (come emerge dal transparency report): il motore di ricerca ha ricevuto 174,226 richieste.

La Mission USA all’Unione europea è poi fortemente critica sulla bozza dell’Antitrust europeo di chiedere di separare i business di Google: viene vista come inammissibile l’idea di sewparare le operazione della ricerca online dalle altre attività di Google.

L’Europarlamento non gode del potere di effettuare il break up di Google. Tuttavia la mozione potrebbe fare pressione politica sulla Commissione europea, che decide l’agenda legislativa dei 28 Paesi membri della UE; e l’Antitrust europeo sta investigando su Google, per verificare se il motore di ricerca abusa della posizione dominante e presenta pratiche anti competitive. In un’email al Wall Street Journal, la Missione a Bruxelles osserva con sconcerto la proposta del Parlamento europeo. Poi, agire u strutture integrate verticalmente, non è affatto banale.

Intanto lo zar del mercato digitale, il Vice Presidente Andrus Ansip, ha detto a Reuters di sospettare l’abuso di posizione dominante da parte di alcune aziende. L’Europa afferma di non avere posizioni ideologiche contro Google, ma di essere contraria ai monopoli. Ma le divergenze fra USA ed Europa si accentuano, in questo clima, mentre Google detiene il 90% delle ricerche online nel Vecchio Continente.

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