Evaporato il tesoretto della banda larga

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AgCom e Antitrust: indagine congiunta sullo stato della banda larga in Italia

Spariti i fondi generati dall’asta delle frequenze Lte: promessi per la banda ultra larga, 800 milioni di euro sono finiti in fumo. Il nuovo scippo all’Innovazione italiana

Pima sparirono gli 800 milioni di euro promessi anni fa dal governo Prodi (caduto anzitempo), ed ereditati dal Governo Berlusconi, ri-promessi più volte da Paolo Romani, poi ridotti a soli 100 milioni di euro. Oggi svaniscono altri 800 milioni di euro per la banda larga italiana. Il broad band italiano subisce un nuovo scippo. Un vero e proprio “furto” all’Innovazione italiana, visto che questi fondi, derivanti dall’Asta Lte, erano stati promessi (a parole) proprio per la banda larga.

Il minstro Paolo Romani aveva detto che le eccedenze dell’asta delle frequenze per l’Lte, sarebbero in parte finite allo sviluppo della banda larga. Lo Stato contava in un introito di almeno 2,4 miliardi di euro, ma è stato abbondantemente superato (essendo arrivato a quasi 4 miliardi di euro), grazie ai generosi rilanci all’Asta WiFi. Il 50% dell’eccedenza doveva finire al Ministero dello Sviluppo Economico per essere reinvestito per azzerare il Digital Divide e migliorare la diffusione della banda larga in Italia.

La Rete italiana è da anni bocciata dalle principali classifiche internazionali sullo stato del Broad band italiano. Le classifiche ci relegano da anni agli ultimi posti per broad band (vedi Akamai, Wef, Ftth, Istat, Eurostat, Oecd, Ofcom, Università di Oxford per Cisco eccetera).

Dallo studio di Ericsson emerge che il raddoppio della velocità di connessione a banda larga genera un aumento del PIL dello 0,3%. L’incremento dello 0,3% nella crescita del PIL equivale a 126 miliardi di dollari, pari a un settimo del tasso della crescita media annuale dell’OCSE negli ultimi dieci anni. Raddoppiare ulteriormente la velocità moltiplica l’effetto economico: per esempio quadruplicare la velocità di connessione produrrebbe una crescita del PIL pari allo 0,6%.

Nei giorno scorsi l’AD del fondo F2i, Vito Gamberale, ha detto che a sviluppare la banda iultra larga può essere coinvolta Metroweb, la società che gestisce la fibra ottica milanese e acquisita da F2i per 400 milioni di euro. L’ approccio città per città (da Milano fino alla priovincia, portando la fibra a Bergamo, Brescia, Genova e Piacenza) prevede accordi con le realtà locali, per realizzare una società per la fibra per ogni città. I capitali arriveranno dalle banche e dalla Cassa depositi e presiti. Il tutto in un’ottica di domanda di mercato: Gamberale, al convegno a Capri, ha rimesso al centro Iritel, la società pubblica creata 20 anni fa per la rete, ma ha parlato anche “di gondolieri improvvisati senza esperienza“. L’esposizione del manager di F2i, la settimana scorsa, ha incassato l’ok dell’ad di Telecom Italia , Franco Bernabè, e dei manager di Fastweb. Vodafone , attraverso l’AD collegato con Capri in videoconferenza, si dice interessato, mentre Wind lo prenderà in esame.

. Infatti si partirà dai distretti industriali, che nel 2011 non possono più soffrire il Digital o Divide o il divario della banda ultra larga. Andare “a passo di lumaca” nell’era del Web e dell’e-commerce, è anacronistico.

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