Facebook e Fake News, il rimedio del gigante con le armi spuntate

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Il rimedio di Facebook alle Fake News per certi aspetti è peggiore del male che ha acceso il dibattito. Il pubblico non può essere insieme destinatario dell’informazione e arbitro assoluto della sua attendibilità

In questi giorni il problema delle fake news e e la necessità di porre un freno al loro dilagare ha tenuto banco su tutte le più importanti fonti di informazione, quotidiani cartacei compresi. Il tema delle notizie false, inventate o distorte che siano, è antico molto più della stampa.

Anche nel mondo classico c’erano fonti e forme informative tra il satirico e l’invenzione pura che puntavano sulla facilità di diffusione di ciò che sembra abnorme o al contrario molto verosimile, e in ogni caso che “fa notizia” per catturare l’attenzione del pubblico o semplicemente mettere alla berlina questo o quel personaggio pubblico.
La differenza oggi è che vi sono canali in cui l’invenzione della notizia falsa – ilare o drammatica che sia – trova possibilità di diffusione senza limiti nell’arco di pochi minuti e ore, in cui si innesta nei circuiti social, senza alcuna verifica e prolifera. 

Facebook, che sostanzialmente rimane una bacheca, che solo i più ingenui continuano oggi a pensare come neutrale, come rimedio a una situazione fuori controllo non ha potuto che rimandare alla fiducia di chi “affigge” i messaggi la soluzione al problema. Saranno loro a decidere l’affidabilità delle notizia in base alla fiducia che accorderanno le fonti.

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Mark Zuckerberg, ceo di Facebook

Si tratta semplicemente di una nuova forma di pilatismo. Dice Zuckerberg: “Chiederemo agli utenti se conoscono la fonte pubblica e se si fidano”. Abbiamo sperato per qualche tempo che questa stessa fosse una Fake News ma non lo è. In pratica Facebook riconosce di avere le armi spuntate (o di non volerle usare perché costoso) e delega a chi contribuisce con Inoltri, Condividi e Like il compito di fornire strumenti per capire se le fonti e le notizie siano autorevoli.

Il liberismo sfrenato dell’informazione, come è già accaduto in altri ambiti, verrebbe regolamentato dalla veridicità percepita e dalla bontà del servizio. In un mondo in cui si fa finta ancora di credere che interessi di potere ed economici non siano in grado di influenzare (e magari remunerare) orde di umani per diffondere quello che si vuole.

Sì perché la pancia del pubblico, opportunamente solleticata potrà decretare il successo della diffusione di una notizia, in un gioco tra l’altro che non garantisce alcuna pluralità. Sarebbe interessante per esempio capire se testate come Il Vernacoliere potranno trovare ancora spazio su Facebook e in che forma.

Perché il gioco che vale la pena di giocare, da sempre, non è tanto quello in cui ci si fa paladini di questa o quella verità, quanto piuttosto quello in cui si svela al lettore in modo chiaro in nome di chi o di cosa si sta parlando, perché poi egli possa leggere di tutto in pace. E ben si capisce come sia questo un gioco di cui il lettore non può proprio essere anche l’arbitro.    

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