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Facebook apre all'editing dei commenti

Facebook non decolla: class action in arrivo

Lo stesso social network ha chiesto agli analisti di tagliare le stime di ricavi e profitti. Ecco spiegato il calo di Facebook al Nasdaq. Class action: nel mirino sono Mark Zuckerberg e Morgan Stanley

Il crollo di Facebook a Wall Street ha un nome: lo stesso social network ha chiesto agli analisti di tagliare le stime di ricavi e profitti. Lo riporta Business Insider. La richiesta agli analisti di tagliare le stime è all’origine del crollo di Facebook sotto il valore dell’IPO. Nel corso del roadshow per gli investitori è emerso che gli utenti preferiscono connettersi a Facebook da dispositivi mobili che generano meno advertising. Dopo aver consultato l’adviser Morgan Stanley, Facebook ha fatto tagliare le stime. Da qui, le origini del crollo in Borsa per due giorni consecutivi.

La risposta degli azionisti non si è fatta attendere: class action, anche contro Mark Zuckerberg e Morgan Stanley. Gli azionisrti accusano il Ceo di Facebook e la banca che ha curato il collocamento, di avere rivelato – soltanto ad un palmares di investitori privilegiati – il taglio delle previsioni di crescita del fatturato del social network. Anche i ritardi nel collocamento, a causa di problemi tecnici nella piattaforma del Nasdaq Omx Group, avrebbero arrecato, stando alle accuse, gravi danni, in termini di perdite, per gli investitori.

Altra motivazione: il fatto che i piccoli non comprano a causa dell tetto imposto. Riporta Reuters che non è dato sapere quali analisti dei 33 sottoscrittori dell’Ipo sono stati contattati da Facebook per rivedere le stime. Non si sa neanche a chi imputare all’interno della società la scelta di questa linea.

Facebook crolla al Nasdaq

Facebook non decolla dopo aver abbassato le stime

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