Facebook punta al trilione di dollari

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Facebook potrebbe essere il primo sito a raggiungere il trilione di pagine viste al mese. Ricevendo una quotazione da capogiro

Le valutazioni in Silicon Valley sono in pieno boom. Vediamo se sono valutazioni credibili o se c’è aria di bolla 2.0. LinkedIn, che ha raddoppiato il valore a Wall Street nelle prime 24 ore di contrattazione, nei giorni scorsi ha sorpassato MySpace ed è diventato il secondo social network alle spalle di Facebook. A giugno LinkedIn ha registrato 33.9 milioni di visitatori, in crescita del 63% rispetto a un anno fa, mentre Myspace, in caduta libera del 50% e appena ceduto da Rupert Murdoch a un gruppo capitanato dall’attore-cantante Justin Timberlake, conta 33.5 milioni di visitatori.

Settimana scorsa anche Go Daddy, per registrare siti Web e hosting aziendale, passato di mano a KKR e Silver Lake, ha ricevuto una iper-valutazione a 2,25 miliardi di dollari.

Ma il boom di LinkedIn non è paragonabile a quello di Facebook. The Register riporta che, mentre il traffico impazza, trainato dal mobile, Facebook sta correndo anche rispetto a Google. Facebook è il primo sito che potrebbe raggiungere il trilione di page views al mese, che porta la speculazione a immaginare che Facebook possa addirittura essere valutato 1 trilione di dollari. Ben oltre Google e ben oltre le valutazioni della Silicon Valley, dove Eric Schmidt ha definito la “banda dei quattro” (Facebook, Google, Apple e, fuori dalla California, Amazon) dal mezzo trilione di dollari. Google è valutata 175 miliardi di dollari, contro gli attuali 75 miliardi di dollari di Facebook.

Ma gli speculatori insistono: il “Social“, e non gli algoritmi, sono alla base del commercio umano. E a Facebook basta che i suoi 750 milioni di utenti dicano “mi piace, postino e clicchino sulla pubblicità per generare quell’oltre miliardo di dollari di vendite per far schizzare l’Ipo oltre ogni ragionevole speculazione.

La fine di Friendster e la svendita di MySpace, però, sono totem o monumenti all’incostanza umana; e dimostrano che chi è stato il re dei social network non è detto che tenga lo scettro a lungo. Ma Facebook, come dimostra l’accordo con Skype, ha saputo costruire una solida piattaforma in grado di monetizzare la popolarità, e chi volta le spalle ai moloch di successo, spesso cerca nuove nicchie online. Vedremo se queste sono solo speculazioni di inizio estate.

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Autore: ITespresso
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