Facebook sotto i riflettori di Web 2.0 Summit

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A Web 2.0 Summit il Ceo di Facebook Zuckerberg spiega i segreti della popolarità del suo social network. Ma ancora non ha imparato a generare ricavi, come Twitter. Invece LinkedIn taglia il 10% dei posti

Al Web 2.0 Summit

Facebook spiega la ricetta del suo successo: un’evoluzione a piccoli passa, fatti di piccole modifiche, e espansione. Le parole più ripetute dal Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, sono iteration ed evolution.

Dal 2004, Facebook, nato come sito di social network per gli studenti di Harvard, ne ha fatta di strada. Ma sempre a piccoli passi: prima si aprì ad altri college, poi alle aziende, poi divenne pubblico. Quindi ha aggiunto foto e video sharing, poi i feed. Ora ha aperto Facebook Connect, per usare le credenziali di Facebook su siti esterni. Facebook però non ha voluto partecipare a OpenSocial.

La lenta evoluzione di Facebook, alla base della sua popolarità, non si sposa però con le strategie sui ricavi: non riesce a rendere remunerativo un sito con 125 milioni di utenti attivi. Secondo le ultime indiscrezioni, riportate da The Inquirer , Facebook sta finendo i soldi e il suo Chief Financial Officer, Gideon Yu, è volato a Dubai alla disperata ricerca di un finanziatore arabo. Se dovesse fallire, il piano B è tagliare il personale e ristrutturare l’azienda per abbassare i costi e rimanere sul mercato.

Un altro sito di grande popolarità è Twitter, che ancora non è riuscito a spiegare come fare soldi: ancora non losa, ma non sarà l’advertising. Forse pensa a sfruttare account corporate, dedicati al servizio clienti e a comunicazioni interne.

A corto di liquidità (anche se ha appena raccolto oltre 100 milioni di dollari in finanziamenti) è anche LinkedIn (il Facebook per il business), costretto a tagliare il 10% della forza lavora, mentre Veoh (rivale di YouTube e Hulu) del 20%.

Autore: ITespresso
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