Far Cry

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Un paradiso tropicale, un inferno di fuoco?

Far Cry ha parecchi meriti, ma il principale è sicuramente quello di aver dato corpo ai sogni di ogni videogiocatore. Il suo straordinario motore grafico mette infatti in scena un mondo virtuale che soltanto i più arditi avrebbero potuto immaginare di vedere un giorno integrato in un videogioco. Far Cry è talmente bello da azzerare, in un solo istante, qualunque gioco tridimensionale mai apparso su qualunque piattaforma. L’atollo caraibico che fa da scenario al gioco, un robusto sparatutto in prima persona, è talmente vivido e dettagliato da trarre in inganno i sensi: dalle onde – translucide e riflettenti – che si infrangono sulla spiaggia, ai palmizi mossi dal vento, dal volo aggraziato degli uccelli esotici a un orizzonte che si estende per miglia e miglia senza soluzione di continuità, quello di Far Cry è un vero “ecosistema ludico”. D’altronde, il gioco sfrutta pressoché ogni funzione fornita dalle schede video di ultima generazione: ombreggiature dinamiche (provate ad urtare una lampada), animazione particellare, “bump-mapping” (una tecnica per conferire una “rugosità tridimensionale” alle superfici piane) fino alle “texture ambientali” che riflettono luci, colori e forme dell’ambiente circostante. Al di là della superba veste grafica, Far Cry può vantare anche un vero e proprio motore “fisico” che gestisce le interazioni tra gli oggetti, e fa soggiacere ogni elemento visualizzato (corpi umani compresi) alla legge di gravita. Estetica a parte, Far Cry è il classico sparatutto incentrato principalmente sull’azione, con qualche piccola concessione al tatticismo e alla furtività. Pur essendo presente un indicatore del livello di rumore generato, le occasioni per sfruttarlo a dovere sono poche e la maggior parte degli scontri si risolvono direttamente, “faccia a faccia”. In ogni momento si può disporre di solo quattro armi, e la scelta può rivelarsi decisiva: lanciarazzi o fucile da cecchinaggio? Mitraglietta, capiente e veloce, o M16, preciso e potente? Molto interessante anche la possibilità di sfruttare alcuni veicoli (simulati in maniera eccellente) come una jeep con mitragliatrice, un motoscafo con lanciarazzi e persino un deltaplano, ideale per muoversi furtivamente su grandi distanze. A parte qualche rara sbavatura, l’intelligenza artificiale del nemico (tanto quello umano che quello “orribilmente mutato”) si dimostra alquanto solida. Il nemico è spesso intraprendente e lungimirante: tende agguati, organizza manovre di accerchiamento, sfrutta le coperture disponibili e reagisce opportunamente a minacce particolari come le granate o il fuoco di soppressione. L’unico difetto che vale la pena segnalare in un gioco altrimenti pressoché perfetto è l’impossibilità di salvare la posizione a proprio piacere: i salvataggi sono pilotati, e avvengono automaticamente una volta raggiunte certe zone, non identificabili a priori. Una scelta di design che rende alcuni passaggi del gioco piuttosto frustranti. Nonostante ciò, Far Cry si aggiudica, a mani basse, il titolo di miglior sparatutto 3D in terza persona su PC di sempre.

Autore: ITespresso
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