Fare sistema è impossibile

Aziende

Digitalizzare le piccole e medie imprese è difficile, ma non impossibile. Ecco un esempio sperimentale di azione a tre, che ha coinvolto l’Università di Firenze, un fornitore Ict e una società di consulenza

La necessità di introdurre nuove tecnologie per far riacquisire competitività alle imprese è ormai un tema che sta attraendo l’interesse non solo dei fornitori di tecnologie It, ma anche di molte università italiane e delle stesse imprese. Ci sembra quindi opportuno dare spazio ai risultati di una ricerca realizzata in Toscana che ha messo insieme vari attori della realtà economica.”Fare sistema per digitalizzare le Pmi”, era appunto il tema di un incontro tenuto presso la Facoltà di Economia di Firenze e organizzato in collaborazione con SeSa, società che opera da molti anni nel campo dell’Ict. L’incontro prende spunto da una ricerca che ha analizzato in profondità 10 Pmi della provincia di Firenze, attive in diversi settori, con fatturati variabili tra i 10 e i 100 milioni di euro e un numero di addetti che variavano a seconda dei casi da 7 a 65. L’analisi non è significativa per l’ampiezza, ma rappresenta un test molto interessante proprio per la profondità dell’interlocuzione avuta con le società. Le imprese locali prese in esame sono caratterizzate da aziende di piccole e piccolissime dimensioni, con un basso e preoccupante livello di digitalizzazione. Molteplici sono i motivi che portano queste realtà a essere lontane dall’innovazione tecnologica, tra questi spiccano: la mancanza di informazione e formazione, la diffidenza causata dal tracollo della “New economy”, l’impossibilità di testare i reali benefici di nuove soluzioni informatiche e la difficoltà di formalizzare e codificare le informazioni. Da qui l’idea di “Fare sistema”, ovvero di mettere assieme le forze necessarie a un cambiamento di prospettiva. L’iniziativa è nata dalla collaborazione del Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Firenze e SeSa, che ha finanziato l’attività di ricerca. Accanto all’Università, depositaria dell’innovazione tecnologica, troviamo Assindustria, come “tramite”per trasmettere tale innovazione alle imprese,ma anche una società di consulenza, commercialisti ed esperti aziendali. È nato così “eXend”, un progetto in cui diversi attori hanno fatto sistema tra loro. L’indagine ha consentito di individuare, per quattro aziende partecipanti, un processo aziendale da sottoporre a digitalizzazione, in modo da accrescerne efficienza ed efficacia. In particolare, sono emersi fabbisogni di tecnologie per processi d’interfaccia tra l’impresa e clienti (call center), per le reti distributive e di vendita e per l’acquisizioni di ordini. La fase di sperimentazione, nella quale SeSa ha fornito “eXtend”(un’applicazione Ict destinata a soddisfare alcuni dei fabbisogni emersi dall’analisi), ha coinvolto anche la società di consulenza Kon, che ha facilitato l’introduzione delle tecnologie Ict mediante un intervento di consulenza organizzativa. Il percorso di ricerca è stato coordinato da Gaetano Aiello, docente di marketing presso la facoltà di Economia dell’Università di Firenze, che già da diversi anni si occupa del delicato rapporto tra le Pmi e la tecnologia. Gli abbiamo chiesto di indicarci quale era secondo lui il risultato più significativo dell’iniziativa:”Tra quelli riscontrati credo abbia maggior valore la necessità di accompagnare l’offerta di tecnologia Ict alle Pmi con servizi di consulenza a livello organizzativo, almeno se si vuole partire con il piede giusto nel realizzare un progetto innovativo. Anche se piccole, queste aziende hanno spesso grandi problemi d’organizzazione interna, e per avviare la digitalizzazione bisogna cambiare alcuni processi aziendali. Il servizio di consulenza è necessario per individuare modalità e campi d’azione”. Una prima riflessione riguarda il fatto di non sottovalutare il discorso organizzativo nelle Pmi. È un primo tassello di quel “fare sistema”che può accompagnare la crescita tecnologica delle nostre imprese. Il secondo è, invece, di natura culturale e riguarda la possibilità di attivare processi formativi che possono essere anche elementari, ma in ogni caso devono essere personalizzati. Ma qui nasce il problema: chi si assume quest’onere? “Il buon senso dice che dovrebbe essere condiviso – risponde Aiello – anche l’Università potrebbe fare la sua parte, ma da sola non basta. La società di consulenza e il fornitore Ict devono in ogni caso guidare verso il tipo di formazione richiesta. Forse la risposta più pratica sarebbe di dare questo compito alla società di consulenza, sempre se è attrezzata per farlo. Certo anche l’impresa acquirente deve in qualche modo venire incontro alle necessità del caso. Io sono per cercare di integrare su questo tema tutti gli attori presenti”. Un’altra esigenza emersa è di carattere pratico e riguarda la possibilità di avere risultati, anche parziali, in tempi relativamente brevi. “Per affrontare questo problema in modo realistico è necessario procedere per gradi – precisa Aiello. Progetti interessanti e completi che arrivano a regime in un paio d’anni non sono neanche da proporre. Bisogna piuttosto individuare i vari step, facendo in modo che i primi risultati tangibili siano disponibili al massimo in alcuni mesi. Questo aspetto ci è stato segnalato spesso. Ogni progetto oltre che integrarsi all’azienda deve procedere per moduli e prevedere risultati in tempi rapidi”. Nel complesso, seppur con poche aziende, il progetto è un esempio interessante di come attività nella quale convergono più attori, l’Università e le imprese del settore Ict e della consulenza, riescono a ” fare sistema”, rimuovendo più facilmente i vincoli che limitano l’introduzione dell’Ict nelle Pmi. “Per noi è stata la prima volta in cui abbiamo agito insieme a due imprese – commenta Aiello -. Ma alla fine tra di noi che abbiamo collaborato ci siamo detti che l’esperienza fatta era interessante e ripetibile.Ora aspettiamo i risultati che avranno le aziende che hanno accettato il test di digitalizzazione, ma siamo convinti che i fabbisogni Ict possono essere soddisfatti da più soggetti che fanno sistema. Naturalmente è essenziale che l’introduzione delle nuove tecnologie sia preceduta da un’attenta fase di analisi dell’impatto organizzativo e facilitata da un supporto consulenziale adeguato”.

Autore: ITespresso
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