Fastweb blocca nuovamente Emule

NetworkProvider e servizi Internet

L’applicazione Internet più utilizzata in Italia e nel resto dell’Europa è un programma P2P, Emule

Ora che in Italia esistono le class action forse è giunto il momento di f are capire ai provider che non possono fare sempre quello che vogliono.

Dopo avere cablato con fibra ottica Milano e qualche altra grossa città italiana, Fastweb si è persa nei tentativi di vendere i cosiddetti servizi a valore aggiunto. In pratica la televisione, tentativo messo in atto anche da altri provider e usato come scusa per vendere connessioni ADSL con velocità nominali mostruose ma chiaramente limitate ad attività non Internet.

Anche se ormai avere un ADSL da 7/8 megabit non è più un miraggio,la fibra ottica di Fastweb ha pur sempre il vantaggio di portare 10 megabit in entrambe le direzioni (ma non contemporaneamente, è half/duplex), cosa che gli ADSL venduti (casualmente) sempre in configurazioni fortemente asimmetriche si sognano. Costa anche quasi 4 volte una connessioni Tiscali, quindi fate bene i conti prima di comperarne una.

L’applicazione Internet più utilizzata in Italia e nel resto dell’Europa è casualmente un programma P2P, Emule, che dipende pesantemente dalla banda in upload per permettere all’utente di scaricare qualcosa. Nel caso di Fastweb, pur avendo tutte le porte più o meno chiuse e quindi un livello “LowID” la forza bruta di 4/5 megabit in upload contro i 256 kilobit degli ADSL garantisce ad un utente Fastweb download in tempi accettabili.

Con la scusa di salvaguardare la qualità degli altri servizi Internet, Fastweb ha nuovamente limitato la banda al solo programma Emule in Upload a 400 kilobit. Anche l’offuscamento delle connessioni inserito nell’ultima versione di Emule per “confondere” i filtri dei provider non ha più alcun effetto.

Nulla da ridire sulla necessità di garantire una certa qualità di servizio su una rete sui cui passano le telefonate e la navigazione Web, ma un taglio da 5 megabit teorici a 400 kilobit sembra troppo pesante per potere essere considerato una salvaguardia per il sistema. Tanto più che esistono sempre delle fasce orarie in cui i provider hanno la rete poco usata dove non servirebbe quindi nessuna limitazione.

Oggi un utente Fastweb è quindi nella situazione ridicola di pagare 60 euro al mese (dati+voce) una linea da 10 megabit che può usare peggio di una linea ADSL da 4 megabit/256 kilobit da 20 euro al mese. Un provider non può legalmente bloccare il traffico di un utente a suo piacimento e una bella denuncia potrebbe servire a definire quali sono i limiti fra i diritti dell’utente che ha pagato per un certo servizio e quelli del provider che fornisce un servizio 10 volte inferiore.

Resta il mistero di un taglio così pesante che non vedo cosa possa servire a Fastweb, salvo a diminuire il traffico verso gli altri provider italiani con linee ADSL che nel caso di Emule prendono tanto e danno molto poco. Una limitazione al 50 per cento della banda utile, cioè 2,5 megabit sarebbe stata perfettamente accettata da tutti gli utenti.

Naturalmente esiste una famosa versione di Emule che funziona solo all’interno della rete di Fastweb, Adunanza, ma ora che Fastweb installa quasi solo linee ADSL anche dentro la rete, ammesso che si trovi quello che si cerca, le velocità spesso sono inferiori a quelle degli utenti del resto del mondo.

Autore: ITespresso
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