F.E.A.R.

Management

Ciascuno di noi ha dei segreti.Qualcuno è oscuro.Altri sono addirittura spaventosi…

F.E.A.R.è uno dei primi sparatutto in soggettiva che incorpora un sofisticato “generatore di tensione”,ben più efficace del solito “mostro che ti sbuca alle spalle”.La trama in sé non ha nulla di speciale:una squadra addestrata per fronteggiare fenomeni paranormali insegue una sorta di “supersoldato”, frutto dei soliti esperimenti di ingegneria genetica sfuggiti di mano.Su questo canovaccio, diciamocelo,piuttosto trito, viene però innestata una serie di inquietanti stratagemmi audiovisivi: le solitarie esplorazioni di ambienti foto-realistici vengono magistralmente “appesantite”da musiche opprimenti,ombre lugubri (e dinamiche), apparizioni ectoplasmatiche, visioni sanguinolente, rumori indefiniti e strane emissioni radio: i cinefili non faticheranno a ritrovare tutti i cliché più tipici del moderno cinema horror giapponese mentre gli amanti dei videogiochi noteranno più di una strizzatina d’occhio allo spaventoso “Silent Hill”. Questo stile narrativo,quasi “subliminale”, nulla toglie però alla natura pirotecnica di F.E.A.R.che, anzi,può vantare scontri a fuoco di rara intensità emotiva. L’intelligenza artificiale nemica per una volta è davvero sorprendente. Gli avversari sono guidati da una sorta di “mente collettiva”che simula non solo l’azione dei singoli, ma anche il coordinamento tra i membri di una squadra: i nemici si coprono vicendevolmente, tentano di aggirarvi, incrociano il fuoco per inchiodarvi in una posizione,utilizzano gli oggetti per crearsi una copertura e si impartiscono ordini e istruzioni l’un l’altro. Le animazioni,le urla e le coreografie dei combattimenti rendono gli scontri estremamente “fisici”,quasi palpabili, trasformando ogni contatto con il nemico in una bella scarica di adrenalina. Gli scambi di fuoco sono violentissimi: un crescendo di scintille che si perde tra le cascate di polvere scaturite da intonaci crivellati, tra vetri che vanno in frantumi e schizzi di sangue che macchiano le pareti. Una citazione va anche all’effetto Slow motion che rappresenta la capacità del protagonista di muoversi,per brevi intervalli di tempo, a velocità sovrumana:il mondo rallenta improvvisamente, i suoni si distorcono,e diventa persino possibile vedere le turbolenze create da ogni singolo proiettile lungo la propria traiettoria.Impagabile. Persino le armi riescono a comunicare un forte feeling. Ognuna di esse è caratterizzata da un diverso coefficiente di penetrazione e da un differente livello stabilità al momento del tiro, incidendo in maniera peculiare anche sulla velocità di movimento.Il fatto poi che non si possano trasportare più di tre armi alla volta,costringe a compiere precise (e a volte difficili) scelte tattiche.Sul motore grafico del gioco c’è poco da dire: semplicemente sontuoso,si pone sul medesimo livello di quello di Half-Life 2, Doom 3 e FarCry. Se proprio si vuol rimproverare qualcosa a questo gioco,quella potrebbe essere una certa ripetitività.Le ambientazioni sono tutte simili tra loro. La struttura dei livelli è poi molto lineare e priva di invenzioni che vadano al di là di qualche escursione lungo gli impianti di aerazione o una serie di saliscendi lungo scalette metalliche. Si incontrano troppe porte artificiosamente chiuse e si è costretti a seguire troppo palesemente un percorso obbligato.Un po’più di varietà non avrebbe guastato neppure in sede di design degli avversari: si combatte sempre contro la medesima tipologia di nemico umanoide, fatta salva qualche estemporanea apparizione di varianti cibernetiche. Nonostante questi pochi limiti F.E.A.R.entra di diritto nell’Olimpo degli sparatutto. Sconsigliato ai minori e ai deboli di cuore.

Autore: ITespresso
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