Fimi risponde allo studio sul P2p: Il file sharing fa male alle hit

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La promozione mainstream spinge i consumatori a correre sul P2p alla ricerca dell’ultima star. Fimi replica: “Se fosse vero l’assunto che il p2p promuove le vendite di hit, dovremmo trovarci un mercato florido e non con dischi che invece di fare un milione di copie nel fanno 500 mila”

Dopo il varo della Legge Hadopi (l’ex Dottrina Sarkozy, che cerca di fare proseliti in Europa, soprattutto in Italia ) e la condanna di Pirate Bay in Svezia, il dibattito sulla pirateria online è quanto mai bollente.

Will Page, responsabile di PRS for Music, e Eric Garland, direttore di Big Champagne, hanno redatto lo studio The Long Tail of P2P .

Fimi risponde alla ricerca, mettendo i puntini sulle i: “La ricerca in questione smentisce un assunto comune e spesso divulgato anche dai media, secondo il quale il p2p porterebbe alla ribalta nuovi artisti o prodotti di nicchia che non sono disponibili nel mercato mainstream. In realtà come dimostrano i dati , il p2p (essendo una piattaforma distributiva e non un social network) èsolo un amplificatore di notorietà e sul p2p i consumatori cercano e scaricano ciò che vedono nelle classifiche o ascoltano di più nelle radio“.

In poche parole, in base a questi dati, il peer to peer non sarebbe tanto una vetrina per gruppi underground e di nicchia, bensì piuttosto una cassa di risonanza per la popolarità delle star musicali.

Fimi conclude: “Si afferma che gli artisti vittime del file-sharing sono anche quelli che vendono di più. In realtà è vero il contrario:gli artisti che vendono di più sono quelli più vittime del file sharing tanto che i dati di vendita confermano che i cali più consistenti, dal 2000 ad oggi, li hanno subiti le hit (in media una novità vende tra il 20 e il 30 % meno). Infatti la promozione mainstream (radio, tv, ecc.) spinge i consumatori a correre sul p2p e cercare l’ultima star il cui brano è stato passato in radio o è stato visto in un videoclip, oppure è in cima alle charts. Se fosse vero l’assunto che il p2p promuove le vendite di hit, dovremmo trovarci un mercato florido e non con dischi che invece di fare un milione di copie nel fanno 500 mila“.

Autore: ITespresso
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