Firpo (Mise): Poli tecnologici, distretti…In Italia sono troppi. Il bando sosterrà solo le eccellenze

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Stefano Firpo, direttore generale per la politica industriale, la competitività e le piccole e medie imprese del Ministero dello sviluppo economico, spiega il bando sui competence center pubblicato il 29 gennaio scorso

Il gap sulla banda ultralarga non promuove l’Italia rispetto all’Europa: si pensi che sono il 65/70% le Pmi italiane “che girano su una banda che non è più adeguata agli sforzi che stiamo facendo sugli investimenti per abilitare il modello Industria 4.0. Dobbiamo accelerare”. Così Stefano Firpo, direttore generale per la politica industriale, la competitività e le piccole e medie imprese del Ministero dello sviluppo economico, intervenuto all’incontro “Le novità della Legge di Bilancio 2018. Super, iper ammortamento, formazione, ricerca, digitalizzazione” organizzato da Ucimu-Sistemi per produrre.

L’occasione, che ha visto la presenza di circa 250 persone, è stata ghiotta non solo per declinare le ultime novità in ambito ministeriale, ma anche per parlare della recentissima pubblicazione del bando per la presentazione di progetti per la costituzione di centri di competenza ad alta specializzazione previsti dal piano nazionale Industria 4.0. “Siamo riusciti a emanare il bando – spiega Firpo – con misura unica. Per la prima volta si prova a fare un’azione importante, a livello nazionale, sul trasferimento tecnologico: vogliamo contribuire alla non dispersione dei centri di sviluppo tecnologici che sono nati sul territorio. Si pensi solo che in Italia sono circa 350 tra distretti, poli tecnologici, ecc. Troppi! Il tentativo è concentrare le risorse sulle realtà eccellenti, dare linfa, ed essere in grado di competere con i migliori esempi in Europa: dotare questi centri di risorse per stimolare la domanda di innovazione che resta il punto mancante nel nostro paese. Finchè l’Italia non riuscirà a esprimere una maggiore domanda di innovazione, si dovrà accontentare di competenze poco elevate e investimenti poco qualificati. Il governo è intervenuto per stimolare il lato dell’offerta, gli investimenti e la formazione”, afferma Firpo.

Stefano Firpo

I centri di competenza

Si tratta di poli di innovazione costituiti nella forma di partenariato pubblico-privato da almeno un organismo di ricerca e da una o più imprese. I Centri di competenza hanno come finalità l’orientamento e la formazione delle imprese (in particolare Pmi) e l’attuazione di progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in ambito 4.0. Le domande potranno essere presentate a partire dal 1 febbraio 2018 fino alle ore 24 del 30 aprile 2018.
In una nota, il ministro per lo sviluppo economico, Carlo Calenda ha dichiarato: “La pubblicazione del bando dei Competence Center da avvio a uno strumento strategico nel supporto alle imprese per affrontare le sfide della quarta rivoluzione industriale. I processi di trasformazione in atto richiedono un forte investimento anche e soprattutto in competenze e formazione professionale dove scontiamo ancora oggi un divario troppo forte rispetto ai principali paesi europei. Con l’istituzione dei Competence Center vogliamo attrezzare il Paese di poli di eccellenza valorizzando le competenze di Università ed industria con l’obiettivo di facilitare il trasferimento tecnologico verso le imprese italiane”.
Secondo l’articolo 3 del decreto direttoriale del 29 gennaio 2018, “Il centro di competenza è costituito, ai sensi dell’articolo 3 del Decreto, da più soggetti, pubblici e privati, nella forma del “partenariato pubblico-privato”, con lo scopo di realizzare un articolato programma di attività – comprendente servizi di orientamento e formazione alle imprese nonché l’attuazione di progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale – finalizzato alla realizzazione, da parte delle imprese fruitrici, in particolare delle PMI, di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti, tramite lo sviluppo e l’adozione di tecnologie avanzate in ambito Industria 4.0”.

Cosa bolle in pentola

Firpo si è soffermato anche su altri temi caldi. Dall’estensione dell‘iper ammortamento sui beni su cui si è pagato l’anticipo nel 2018 ma che saranno consegnati nel 2019. “Ci stiamo muovendo sempre di più su economia dei dati sui quali va rivista la tassazione. Oggi l’Italia, dal punto di vista degli investimenti a contenuto tecnologico, è seconda solo all’Irlanda ed è molto competitiva sulla tassazione sugli investimenti ad alto livello di innovazione. Sul fronte dei venture capital, l’Italia ha in essere un ritardo, rispetto a paesi come per esempio la Francia, ma stiamo mettendo in atto misure straordinarie per recuperare questo gap che non è giustificabile”.
Firpo ha sottolineato il gap sulle competenze digitali italiane che “il paese deve ancora colmare” nonché la partecipazione degli occupati a corsi di formazione. “Il paese soffre un ritardo non solo sulle competenze digitali, ma anche Stem (Scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) – spiega – e competenze manageriali, in cui le nostre Pmi fanno ancora fatica ad assumerle, svilupparle e a utilizzarle. Oggi la domanda di competenze imprenditoriali è ancora poco sviluppata. Per questo – continua – interveniamo con il nuovo credito di imposta, una misura volta a stimolare la domanda di competenze dentro le imprese per la formazione on the job”.
Firpo lamenta anche la questione ITS (Istituti tecnici superiori) e la ‘forse’ malagestione dei fondi che sono stati messi a disposizione dal ministero dell’Istruzione. Firpo spiega che a fronte di cifre ‘imbarazzanti’ sono stati formati solo 10mila giovani che entro sei mesi successivi hanno trovato lavoro. “Oggi il Mise sta recuperando fondi con un finanziamento aggiuntivo. Con questo, potremmo triplicare o quadruplicare il numero degli studenti degli istituti tecnici da formare e, qualora le regioni ci supportassero, c’è già una richiesta di giovani studenti da formare e un’ampia espansione da parte degli Its e, proprio alla luce di questi fattori stimolanti, ci stiamo lavorando. Il gap da recuperare è spaventoso. Con le risorse aggiuntive – spiega Firpo – riusciremo a raggiungere, forse, in tre anni tra i 35/40 mila giovani studenti”.

Infine qualche anticipazione. Il ministero per lo sviluppo economico ha stanziato fondi per la ricerca industriale e, in particolare, fondi per investimenti immateriali per il 2019: 125 milioni di euro e l’anno successivo 250 milioni di euro per realizzare meccanismi di supporto all’innovazione applicata. “L’idea – conclude Firpo – è di ampliare la strategia dai soli incentivi fiscali automatici, come è ora previsto nel piano Industria 4.0, arricchendola con strumenti più di natura negoziale per spingere l’innovazione tecnologica nelle imprese, favorendo la loro concentrazione sulla capacità di negoziare in base alle necessità e agli obiettivi del paese in tema, per esempio, di mobilità connessa, di mobilità elettrica, semiconduttori o su economia circolare”.

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