Fisco, Apple nel mirino della UE

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Fisco, Apple nel mirino della UE
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L’Europa sospetta accordi fiscali fra Apple (ed altre multinazionali) e il governo irlandese. Il colosso di Cupertino rischia una maxi multa

L’Unione europea ha condotto indagini sulle multinazionali che hanno stipulato accordi con alcuni Stati europei. L’Europa sospetta accordi fra Apple (ed altre multinazionali) e il governo irlandese. Il colosso di Cupertino rischia una maxi multa, se verrà riscontrata l’illegalità delle intese fiscali con l’Irlanda.

Ma non c’è solo la UE a reclamare le sue tasse. Il Dipartimento del Tesoro USA ha infatti fatto sapere che è sulla rampa di lancio un piano per scoraggiare la fuga all’estero delle grandi società americane. Il presidente americano Barack Obama ha messo almicroscopio 13 accordi firmati in due anni per un valore complessivo di 178 miliardi di dollari: le mancate entrate fiscali salgono a 20 miliardi di dollari, un nodo irrisolto anche per il fisco statunitense. Ma negli USA se ne riparlerà dopo le elezioni di midterm.

Fisco, Apple nel mirino della UE
Fisco, Apple nel mirino della UE

L’Unione europea (UE) vuole vederci chiaro sui regimi fiscali applicati in Irlanda, Olanda e Lussemburgo a Apple e ad altre multinazionali. Bruxelles ha avviato indagine sui regimi fiscali favorevoli a multinazionali come Apple, Starbucks e Fiat Finance, per verificare se sono in linea con le norme sugli aiuti di Stato.

Un’azienda italiana paga il 31,4% di tasse sugli utili. Chi ha sede in Irlanda, paga invece il 12,5%, secondo la Procura di Milano. Ma Apple, dopo aver respinto le accuse della Procura di Milano, rimanda al mittente anche le accuse europee: “Apple è orgogliosa di operare in Irlanda e paga ogni euro di ogni tassa che deve. Non abbiamo ricevuto alcun trattamento specifico da parte di funzionari irlandesi. Siamo soggetti alle stesse leggi fiscali come molte altre aziende internazionali che operano in Irlanda“.

Molte aziende poi utilizzano il Double Irish with a Dutch Sandwich, una tecnica di triangolazione tra una sede irlandese, una olandese e una in un paradiso fiscale con aliquota azzerata. In questo modo l’Irlanda ha catalizzato nella sua verde isola ben 700 società statunitensi che danno lavoro a 115 mila irlandesi che fruttano al fisco di Dublino miliardi di euro di tasse. Il caso Apple tuttavia porta a una considerazione. Torna alla ribalta il concetto di armonizzazione a livello europeo delle normative nazionali sulle tassazioni.

Bruxelles non ritiene i provvedimenti fiscali di tre Paesi europei illegittimi, ma “potrebbero contenere aiuti di Stato illegali se comportano vantaggi specifici e selettivi ad alcune società o gruppi di società“. “In base alle regole Ue sugli aiuti di Stato le autorità nazionali non possono prendere misure che consentano ad alcune società di pagare meno tasse di quello che dovrebbero se fosse applicato loro un regime normale e non discriminatorio“, ha precisato il commissario Antitrust, uscente, Almunia. Ed ora i nodi vengono al pettine.

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