Fotografia Ibm dello storage Italiano

DataStorage
SOStariffe.it fotografa lo stato dell'Adsl Italia

Vnunet.it ha chiesto a Ibm di tracciare la situazione Italiana nei confronti
delle problematiche e delle tecnologie storage in ambito aziendale

Vnunet.it ha incontrato Sergio Resch, System Storage Business Development Manager di Ibm, Italia S.p.A. al quale ha chiesto, in base all’esperienza maturata in ambito storage dalla società che rappresenta, quale è l’attuale situazione delle aziende italiane nei confronti delle nuove soluzioni e tecnologie.

Vnunet:Quali sono le infrastrutture storage maggiormente utilizzate dalle aziende italiane (SAN/NAS/DAS). La tendenza italiana risulta in linea con quella europea e globale oppure si possono rilevare delle discrepanze (eventualmente come possono essere giustificate)?

Ibm: Le infrastrutture storage dipendono dalle esigenze delle singole aziende: tradizionalmente viene usata una infrastruttura DAS se i server da connettere sono pochi, NAS se ci sono esigenze di file serving e SAN in FC quando l’organizzazione è più complessa e le esigenze prestazionali sono più sentite. Sempre più utilizzato iSCSI SAN con l’arrivo sul mercato di soluzioni storage di qualità e a basso costo. IBM ha recentemente annunciato il sistema storage DS3300 proprio per offrire una soluzione di qualità a prezzi contenuti per il mondo iSCSI. L’Italia sostanzialmente è in linea con altre realtà europee e internazionali: da analisi di mercato fatte da varie società di consulenza viene stimato che nel 2006 circa la metà del mercato disk storage in termini di fatturato è relativo a soluzioni SAN FC, un 30% circa DAS e più del 10% di tipo NAS. Sempre nel 2006 iSCSI è stimato al 6% circa ma con tasso di crescita fino al 2010 di oltre il 70% all’anno. Interessante sottolineare che nel segmento dei sistemi storage al di sotto dei 50K$ per unità la modalità DAS copre circa la metà del valore di mercato. In questo scenario si posiziona la serie IBM DS3000 che oltre al citato modello iSCSI, offre anche versioni DAS con connessioni verso host a basso costo nella nuova tecnologia SAS (Serial Attached SCSI) oppure FC tradizionale. Disponibilità inoltre di DS3000 Express kit che facilitano l’utilizzo anche per utenti poco esperti di storage magari alla loro prima realizzazione. In Italia c’è grande attenzione al rapporto prezzo/prestazioni e poca sensibilità alle mode tecnologiche

e questo giustifica forse in parte il ritardo di 2-3 anni verso USA su alcune tecnologie emergenti.

Vnunet: Quali sono le tecnologie e le infrastrutture storage che sembrano avere le maggiori possibilità di uscire dalla fase di studio/sperimentale per potersi proporre come nuovi standard nel prossimo futuro?

Ibm: iSCSI, come già accennato, ha sicuramente un ruolo importante per la realizzazione di reti storage a basso costo e con limitati requisiti di competenze specifiche. La storage virtualization sembra matura e ampiamente provata nel mercato internazionale per una espansione anche in Italia. Per esempio i sistemi di virtualizzazione IBM SAN Volume Controller sono in operatività da 4 anni con oltre 10.000 sistemi operativi in varie realtà aziendali. Grande attenzione agli standard di gestione dello storage per aumentare l’interoperabilità tra i componenti hardware e software della infrastruttura. In questo contesto un ruolo importante viene svolto dallo standard SNIA i SMI-S e dall’iniziativa Aperi fortemente voluta da IBM per un approccio ?open source? ad ampia diffusione nella gestione dei dispositivi storage.

Vnunet: Le aziende italiane sembrano aver compreso il valore strategico di un’efficiente gestione delle informazioni e dei documenti. Quale sembra essere l’approccio più seguito?

Ibm: Sicuramente l’approccio più seguito è quello del ?tiered storage? che prevede l’utilizzo di una gerarchia di tecnologie storage a costo differenziato. L’infrastruttura storage deve poi essere opportunamente gestita con soluzioni di storage management ad ampio spettro per fornire alle applicazioni di content management e business process management ?repository? con livelli di servizio differenziati. IBM è molto attiva in questo settore con un ampio portafoglio di tecnologie storage (secondo IDC IBM è il primo fornitore mondiale nel 2006 di tecnologia storage), software per ?Information On Demand? e servizi professionali in area ILM. Sul tema della Information On Demand IBM ha fatto notevoli investimenti: per esempio acquisizione di FileNet nel 2006 per ampliare il portafoglio delle soluzioni di ECM/BPM e l’acquisizione in corso di Princeton Softech per integrare soluzioni ILM di database archive. In Italia, in quest’area vediamo ottime opportunità di crescita grazie alle normative sulla dematerializzazione dei documenti che si focalizzano sul processo e lasciano grande libertà nella scelta dei dispositivi di memorizzazione. La scelta a questo punto è basata sui livelli di servizio e sul grado di protezione richesto. Questo consente alle aziende di meglio integrare la tematica ECM/BPM nelle infrastrutture IT già operative.

Vnunet: Disaster recovery e sicurezza dei dati. Quale è attualmente la situazione che siete riusciti a percepire a livello italiano? Quali le politiche più adottate?

Ibm: In Italia, come in altri paesi, ogni azienda ha scelto il livello di ?business continuity? che ritiene più idoneo per la propria operatività di business e per il proprio budget. Dal classico sempre più economico back-up su nastro (reale o virtuale) alla replica in tempo reale su sistemi storage a disco per un ripristino rapido, fino alla integrazione tra replica dei sistemi storage e cluster di server per una disponibilità continua delle applicazioni. Grazie alle tecnologie sempre più potenti e sempre meno costose le aziende possono sicuramente pianificare un ?upgrade? e passare, magari per le applicazioni più importanti per il business, al livello di servizio superiore che riduce ulteriormente i fermi per il business. Anche nell’area della continuità operativa un ruolo importante può essere giocato dalle tecnologie iSCSI per le piccole realtà aziendali e di virtualizzazione dello storage per gli ambienti eterogenei di una certa complessità.

Vnunet: In base alla vostra esperienza potete indicare alcune best practice che potrebbero consentire a un’azienza di iniziare a implementare una corretta politica di backup e disaster recovery?

Ibm: Esistono diverse soluzioni per la continuità operativa che si differenziano per livello di servizio e costo della soluzione. L’approccio ideale è quello di segmentare le applicazioni e/o i servizi offerti e definire il livello di servizio richiesto. E’ indispensabile identificare l’infrastruttura storage necessaria per supportare tali livelli di servizio. Fondamentale poi è il test del progetto per verificare che le condizioni al contorno (organizzative, skill, ecc.) consentano un reale ripristino dei dati e delle operazioni con i livelli di servizio richiesti. Dal punto di vista prettamente storage è necessario valutare correttamente le prestazioni e la scalabilità effettiva delle architetture storage utilizzate in particolare per progetti di replica dati in tempo reale a due o tre siti. L’attivazione di servizi di replica genera operazioni addizionali che il sistema storage deve smaltire senza condizionare i tempi di risposta della applicazioni critiche. In Italia IBM è fortemente impegnate in diversi progetti di ?business continuity? ed è stato possibile verificare sul campo le prestazioni e la scalabilità delle soluzioni IBM utilizzate.

Vnunet: Quale vi sembra essere il livello/formazione/competenza tecnica del personale che normalmente le aziende assegnano alla gestione delle problematiche storage? Secondo la vostra esperienza le aziende italiane stanno trascurando la formazione del personale tecnico dedicato alle problematiche storage?

Ibm: Sicuramente la gestione dello storage, specialmente in ambienti eterogenei, richiede uno spettro di competenze molto ampio. In generale gli skill sono presenti nelle aziende. Un problema emergente è però quello della forte crescita dei volumi di dati da gestire. Questo potrebbe mettere in crisi le competenze disponibili aumentando a dismisura il tempo di lavoro necessario, con straordinari e fuori orario, ed eventualmente avere implicazioni sulla continuità delle operazioni. Due le opzioni possibili: aumentare il numero di addetti o utilizzare infrastrutture ?on demand? che riducano le esigenze di gestione. Poichè in tempi di budget ?flat? o magari in decrescita l’assunzione di nuove persone è difficilmente proponibile, IBM suggerisce in ambito storage un approccio in 3 fasi che parte dal consolidamento delle risorse, eventuale virtualizzazione e automazione dei processi di gestione. Quindi indirizzamento delle esigenze di continuità operative su una infrastruttura già ottimizzata. Infine indirizzamento delle tematiche legate alla gestione del ciclo di vita delle informazioni cercando di riutilizzare l’infrastruttura già ottimizzata e con gli opportuni meccanismi di protezione evitando così l’introduzione di soluzioni ?ad hoc? difficilmente integrabili e che richiederebbero skill addizionali.

Autore: ITespresso
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