AgCom e Authority Privacy, nomine fra le proteste

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Se Internet fosse un “paese”, correrebbe più veloce dei BRIC. Ma il peso dell’economia digitale viene ignorato nella votazione delle Authority indipendenti. Fra le proteste, il Parlamento elegge i nuovi membri di AgCom e Garante Privacy, seguendo metodi legati alla lottizzazione, invece che ispirati alla trasparenza

L’Economia Digitale vale 4,2 trilioni di dollari nel mondo. E, a livello del G20, se la Internet economy fosse un “paese”, correrebbe più veloce dei BRIC. Questo è un concetto che forse stenta a farsi strada nel Parlamento italiano, che preferisce “spartirsi” le poltrone, invece di scommettere su trasparenza e meritocrazia, per promuovere l’economia digitale anche in Italia, dove Internet cresce meno che altrove, a casusa del Digital divide, che divide in due il Paese, del Bandwith Divide, che non fa decollare la banda ultralarga, e a causa dell’analafabetismo digitale per scarsità di e-skills. L’Italia deve colmare il gap con il resto d’Europa. Senza investimenti in banda larghissima, l’Italia perde 1,5% di PIL, ma dalla votazione per AgCom sembra che cada nel vuoto questa denuncia di Neelie Kroes, presidente dell’Agenda Digitale europea.

La partite delle nomine per AgCom e Authority Privacy potevano essere il primo vero banco di prova per mostrare alla UE che l’Italia vuole fare di più nell’economia digitale, puntando sulla banda ultra larga, su normative pro Internet in grado di creare un ecosistema favorevole all’economia digitale, all’e-commerce, mentre l’Italia aspetta il Decreto Digitalia, previsto a giugno con l’Agenda Digitale.

Invece? I curriculum vitae dei “tecnici” competenti, come Stefano Quintarelli e Fulvio Sarzana Di Sant’Ippolito, sono stati ignorati. E i partiti si sono spartiti le poltrone, con il manuale Cencelli, riadattato al mondo 2.0: in AgCom il centrosinistra ha scelto Decina e Posteraro (in accordo con Udc) e il centrodestra Martusciello e Preto. All’Authority Privacy arrivano la leghista Bianchi Clerici e Iannini, moglie di Bruno Vespa, per il Pdl, mentre Soro e Califano per il Pd. Idv e Radicali, fuori dall’aula, hanno protestasto: i CV di Quintarelli e degli esperti, sono stati ignorati dalla poltique politicienne.

L’Italia vuole diventare un Paese per Internet? Anche se Catricalà è ancora in corsa, sarebbe il bocconiano Angelo Cardani ad essere in pole position per la presidenza dell’autorità garante nelle comunicazioni (AgCom). Chissà che un “tecnico” non riesca a portare la banda ultralarga nell’Italia divisa in due dal divario digitale, dopo le sonore bocciature di Eurostat, Akamai, Wef, Ftth, Istat, di nuovo Eurostat, Oecd, Ofcom, Università di Oxford per Cisco che hanno classificato l’Italia fanalino (quasi) di coda in tutte le classifiche internazionali sulla banda ultra larga. Dall’ultimo Report di Akamai. datato 30 aprile 2012, l’Italia è 39esima con 3,9 Mbps di media. Forse è l’ora di correre ai ripari, visto che, nonostante la crescita prevista del nostro paese da qui ai prossimi 4 anni, l’Italia resterà indietro: la Internet economy in Italia passerà dal 2,1% del Pil al 3,5% del Pil nel 2016, contro una media dei paesi del G20 del 5,5%. In Italia l’e-commerce più che raddoppierà da 20 a 50 miliardi di dollari, mentre l’advertising online quasi triplicherà da 1,3 a 3,8 miliardi di dollari. In Gran Bretagna vale l’8.3% del PIL, ed ha registrato un incremento del 10.9%.

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