Francesco Caio nominato mister Agenda digitale

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Francesco Caio, mister Agenda Digitale, pronto a lasciare

Il primo ministro Enrico Letta ha annunciato via Tweet di aver designato Francesco Caio mister Agenda digitale. Il manager sareà il referente di Palazzo Chigi per l’Agenda digitale

Con un Tweet del Presidente del Consiglio, Enrico Letta, veniamo a sapere che Francesco Caio sarà mister Agenda digitale. Il manager, che già anni fa si occupò di stendere un rapporto, noto come il Rapporto Caio, sullo stato della banda larga in Italia, avrà il compito di coordinare il programma di e-goverment e essere il referente di Palazzo Chigi per l’Agenda digitale. Il decreto sviluppo-bis (il Dl 179/2012) aveva varato l’Agenda Digitale in Italia, ma finora il progetto stentava a decollare, per una serie di problematiche. Caio supervisionerà il lavoro dell’attuale dg dell’Agenda Digitale, Agostino Ragosa. Caio sarà affiancato da un comitato di esperti con Francesco Sacco della Bocconi, Luca De Biase della Fondazione Ahref, Benedetta Riccio, che per Enrico Letta organizzava il think-tank VeDrò.

L’Agenda digitale è uno dei sette pilastri della strategia Europa 2020. Proprio ieri Agenda Digitale 2020 ha reso pubblico lo scoreboard aggiornato al 2013, dal quale emerge che le connessioni veloci (30 Mbps) si fermano al 14% contro il 54% della UE, l’utilizzo effettivo arranca allo 0,1% dell’offerta (contro il 14,8% dell’Unione europea), l’utilizzo medio  di Internet da parte della popolazione è del 53% (contro il 70% della media comunitaria) e l’e-commerce non prende il volo (al 17% contro il 45% della UE). “Ci sono tanti finanziamenti dell’Europa ma purtroppo l’Italia non li sfrutta – ha di recente denunciato Viola – ci sono diversi miliardi di euro di fondi strutturali di questo primo ciclo che non sono ancora stati spesi. Ce ne saranno altri e spendere bene i fondi europei sarà una chiave per la ripresa dell’Italia anche in questo settore“. I ritardi italia nell’e-government e in materia di banda larga, sono noti. Da un report di Capgemini risulta che il 46% degli italiani si è rivolto a servizi di e-government, in media con la UE. Ma secondo il rapporto, l’Italia non adempie alle richieste di trasparenza sul governo. L’Italia è rimasto l’unico Paese europeo a non aver adottato il Foia, per il diritto all’accesso a tutti i dati della Pa, all’insegna degli Open data.

Lo stato dell'Agenda Digitale in Italia
Lo stato dell’Agenda Digitale in Italia

Poche ore fa Paolo Angelucci, presidente di Assinform, nel presentare il 44esimo Rapporto Assinform, ha chiesto a gran voce “un impegno a tutto campo puntando su Agenda Digitale, Economia Digitale e Politica Industriale per il settore It. La realizzazione dell’Agenda digitale va posta al centro del progetto di sviluppo del Paese al fine di creare le condizioni per la modernizzazione della Pa e delle sue transazioni con i cittadini e con le imprese. Avviare il processo di digitalizzazione è assolutamente urgente, ma per questo occorre rafforzare la governance attraverso l’assunzione diretta di responsabilità nelle mani della Presidenza del Consiglio e l´istituzione di un efficace coordinamento con le Regioni. Per lo sviluppo dell´economia digitale riteniamo prioritarie due misure: istituzione del ‘Bonus Cloud’  sotto forma di credito d´imposta da utilizzare obbligatoriamente in applicazioni e nello sviluppo di nuovi processi aziendali; introduzione di una ‘Sabatini tecnologica‘ per agevolare la digitalizzazione delle imprese e gli investimenti anche immateriali.  A sostegno del settore It va considerata l’opportunità di creare un plafond da destinare alle aziende d´informatica, finalizzato allo sviluppo di prodotti e soluzione innovative, eventualmente con un apposito Fondo di Garanzia. Allo stesso tempo, essendo l’It un settore ¨labour intensive¨, è fondamentale sviluppare politiche attive del lavoro, prevedendo stage di 12 mesi per l´introduzione in azienda anche di personale diplomato con passaggio automatico al regime di apprendistato“.

Il Rapporto di Francesco Caio (intitolato Opzioni di politica industriale per la banda larga) sullo stato della banda larga e lo sviluppo delle telecomunicazioni in Italia, il Rapporto Caio suggeriva tre opzioni: la creazione di una società per la rete fissa, che con un misto integrato di fibra ottica e rame (Ftth o fibre-to-the-home, point to point), permettesse la copertura di 100 città, arrivando nel 50% delle case; puntare solo sulla fibra ottica, coprendo il 25% delle case; investimento pubblico limitato (modello olandese) e la copertura di 10-15 città attraverso reti locali in fibra grazie a partnership con privati (modello scandinavo). Partendo dall’imposizione a Telecom Italia dello scorporo forzato della rete, il rapporto analizzava a fondo, in un centinaio di pagine, la politica industriale e si interrogava sulle strategia italiane per capire dove l’Italia volesse collocarsi nel mercato della broad band, in termini di copertura e penetrazione della fibra per le comunicazioni.

Da tempo Bruxelles insiste: l’Agenda Digitale genera una crescita del Pil Ue del 5% nei prossimi otto anni, e fino a 3,8 milioni di nuovi posti di lavoro, di cui 1,2 milioni in cantiere, con la costruzione di nuove infrastrutture. Con Francesco Caio all’Agenda digitale, la svolta è possibile.

Francesco Caio sarà mister Agenda Digitale: referente di Palazzo Chigi per l'Agenda Digitale
Francesco Caio sarà mister Agenda Digitale: referente di Palazzo Chigi per l’Agenda Digitale
Autore: ITespresso
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