Fulvio Sarzana: “Il WiFi non è ancora libero in Italia”

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Italia Wifi sarà la rete nazionale unica dal 2017

ITespresso.it ha intervistato Fulvio Sarzana di S.Ippolito, avvocato ed esperto di Internet, per fare il punto, dopo che il FIPE ha dato semaforo verde agli esercenti per il WiFi libero nei locali pubblici. I consigli dell’esperto per evitare problemi legali

Grande è la confusione sotto il cielo, ma cerchiamo di fare il punto. Parliamo del presunto WiFi libero in Italia, in seguito al comunicato stampa di FIPE-Confcommercio. Nei giorni scorsi la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) ha affermato in una lettera che gli esercenti possono concedere il WiFi libero nei locali pubblici, tuttavia, ribadiamo che attualmente il WiFi non è stato ancora deregolamentato. ITespresso.it ha interpellato Fulvio Sarzana di S.Ippolito, avvocato ed esperto di Internet, per fare chiarezza sull’argomento e sgombrare il campo dai dubbi.

ITespresso: Il comunicato del FIPE-Confcommercio, in cui riporta il parere del Garante Privacy, sul cosiddetto “WiFi libero” sta in realtà disorientando chi gestisce locali pubbli (bar, pizzerie, ristoranti, stabilimenti balneari eccetera). È vero o no che il garante privacy ha concesso ai pubblici esercizi l’autorizzazione a non conservare alcunchè dei dati di navigazione degli utenti che hanno navigato in Rete attraverso il WiFi o gli internet point?

Fulvio Sarzana: Per rispondere a questa domanda è necessaria una premessa. Il famoso provvedimento (che provvedimento non è, per le ragioni che spiegheremo), pur essendo stato oggetto di una campagna per cosi dire di “marketing mediale”,  non è stato mai mostrato in pubblico da nessuno. La FIPE, che ha deciso di emettere un comunicato stampa sulla presunta liberazione del wifi ad opera del garante privacy, non ha  ritenuto di mettere a disposizione del pubblico il presunto, e ripeto presunto, provvedimento del garante. Dal canto suo il garante privacy, confermando il carteggio con l’associazione, non ha ritenuto di rendere pubblico lo scambio epistolare, dichiarando, secondo fonti stampa, che lo stesso si sarebbe limitato a richiamare l’abrogazione dell’art 7 della legge pisanu. Tutto ciò rende evidente,  a mio giudizio, che non vi è alcun provvedimento,  ma una semplice risposta privata del garante ad una associazione di categoria all’interno  della quale si ribadisce l’abrogazione dell’art 7 della legge pisanu, ovvero la norma che rendeva necessaria in caso di servizi al pubblico  la richiesta del documento cartaceo e la sua archiviazione. Non credo che in tale risposta vi sia alcuna  autorizzazione  né presa di posizione da parte del  Garante che, del resto nulla avrebbe potuto  dire sulle norme che reggono ancora le comunicazioni senza fili. Contrariamente a quanto riportato da molti organi di informazione il garante privacy non ha alcuna possibilità di autorizzare ( o negare l’autorizzazione) qualcuno in un campo che esula dalle sue competenze. Il settore  è regolato dalle norme ordinarie, nonché dal codice delle comunicazioni elettroniche e dalle norme di dettaglio dell’AGCOM. Né ovviamente ha alcuna possibilità di interpretare autonomamente le norme relative alla conservazione delle tracce informatiche, ai fini di repressione di reati, che spettano evidentemente a tutt’altra  autorità. Inoltre se avesse ritenuto di voler emettere un provvedimento con valenza erga omnes lo stesso Garante l’avrebbe senz’altro pubblicato.

 

ITespresso: Allora facciamo chiarezza: è vero che ancora il WiFi in Italia non è deregolamentato? E che cosa significa per chi gestisce locali aperti al pubblico?

Fulvio Sarzana: Io consiglierei prudenza a chi gestisce esercizi pubblici. Eviterei ad esempio di ritenere che l’uso di un pc collegato alla rete da parte degli avventori sia del tutto libero, e mi assicurerei in caso di contestazione (o reati) di poter risalire all’utilizzatore di quel particolare apparato.

 

ITespresso: Avvocato Sarzana, ritiene che dopo le elezioni, il legislatore debba intervenire per rendere il WiFi davvero libero?

Fulvio Sarzana: Ritengo sia necessaria una generale rivisitazione di tutte le norme sulle comunicazioni elettroniche, ivi comprese quelle relative al wifi. Si tratta di norme e principi che hanno oramai molti anni, ed è noto che dall’avvento di internet in poi gli anni sono per  in realtà secoli. Sia l’introduzione della legge Pisanu (che era già una brutta legge quando fu concepita) che la sua parziale ( anzi, parzialissima, direi)  abrogazione sono avvenute sulla base di spinte emotive in grado di generare più confusione che chiarezza. Si avverte sempre di più l’esigenza  di un quadro normativo coerente e più al passo con i tempi.

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Fulvio Sarzana: “Il WiFi non è ancora libero in Italia”

 

Autore: ITespresso
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