Gara frequenze 5G, si scaldano i motori

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Il 5G secondo le bozze dell'ITU

Da marzo 2018 si accendono i motori sull’asta per le frequenze 5G. Scontata la partecipazione delle maggiori Telco. Vodafone ha rotto gli indugi con le dichiarazioni di Bisio. Sarà un’asta al rialzo sulle bande pioniere con un valore che potrebbe superare i 4 mld di euro

E’ notizia di questa settimana che l’asta per le frequenze del 5G è stata introdotta nulla nuova legge di Bilancio e sarà campo di sfida per gli operatori da metà 2018. ITespresso ha seguito nei giorni scorsi come si muovono le Telco con la sperimentazione da qui al 2020, ma è un dato di fatto che l’assegnazione delle frequenze per l’Internet super veloce anche sugli smartphone accenderà anche la corsa tecnologica, in attesa dello standard definitivo per tutti.

Sì, perché il 5G è da attendere con le giuste aspettative più come fattore abilitante per la Digital Transformation a 360 gradi che semplicemente per la possibilità di “navigare più veloci”, che rappresenta solo un piccola importante parte dei benefici che stanno dietro questa tecnologia. Il piatto ricco della torta è infatti rappresentato dalla possibilità di erogare servizi di alta qualità anche in ambito domotica, IoT (e quindi anche per tutto il comparto della nostra industria manifatturiera), salute, proprio cavalcando le latenze di pochi millisecondi dello standard, per non parlare della rivoluzione prevista nell’assetto televisivo. 

Aldo Bisio, Amministratore Delegato: Vodafone Italia non acquisisce Fastweb
Aldo Bisio, Amministratore Delegato Vodafone Italia non acquisisce Fastweb

Il Governo ha definito il valore della base d’asta in 2,5 miliardi (se si scendesse nel 2022 arriverebbe un’ulteriore manovra ad hoc) – per voce del sottosegretario Antonello Giacomelli (Comunicazioni) che ha voluto sottolineare anche il salto quantico dell’Italia grazie ai due ultimi governi, dal doppino di rame alla tecnologia più veloce, forse dimenticando come il nostro Paese sia in verità ancora immerso nel Digital Divide e l’Italia fanalino di coda di tutte le statistiche internazionali, e forse anche dimenticando il tempo perso nel fare decollare la fibra anche nei centri di minore interesse.

Comunque sia il piatto sarà più ricco di così: si pensa già a un rialzo quasi sicuro oltre i tre miliardi, vicino ai quattro, come indicano fonti autorevoli. Nell’asta saranno infatti in vendita le frequenze sulle cosiddette bande “pioniere” quelle sfidanti, su cui sono previsti i rialzi più redditizi per il governo e da pagare subito, mentre sullo “standard” a 700 MHz il pagamento per l’assegnazione avverrà a rate in cinque anni (con solo il 20 percento pagato nel 2018 e il resto in seguito alla disponibilità delle frequenze).

Inoltre proprio l’arrivo del 5G comporterà un’altra rivoluzione per gli operatori TV nazionali, che dovranno adeguarsi alle nuove frequenze di banda per le TV locali e anche per gli utenti finali, lo stesso varrà per le radio. Infatti con il 5G arriveranno tutti gli aggiornamenti tecnologici relativi a DVB-T2 e al codec Hevc. 

Tra gli operatori si è fatta sentire subito Vodafone. L’amministratore delegato Aldo Bisio, proprio in occasione del forum Hitachi di questi giorni, ha dichiarato che la sua azienda parteciperà senza dubbio all’asta per vincere, rilanciando anche la scommessa della Fibra fino a Casa (Ftth) in partnership con Open Fiber che a sua volta potrebbe partecipare all’asta 5G. Scontata la partecipazione alla gara dei nostri più importanti operatori, mentre c’è l’incognita di come si muoveranno i provider OTT che già erogano e offrono servizi trasversali, non necessariamente di telefonia. 

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