Garante Privacy blocca i dati spiati da Google Street View

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Il Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, congela i dati catturati per errore dalle Google cars per Street View. Spediti gli atti all’autorità giudiziaria per valutare eventuali reati penali

Anche in Italia arrivano al pettine i nodi di Google Street View: il Garante Privacy blocca i dati spiati e trasmette il fascicolo alla magistratura competente. Conclusa l’istruttoria, l’Autorità congela i cosiddetti payload data, catturati dalle Google cars (le vetture di Street View), spedendo gli atti all’autorità giudiziaria che dovrà valutare eventuali reati penali. Tutto è nato dalla raccolta dei dati da parte delle automobili di Google che girano per l’Italia (e per il mondo intero) per il servizio di mappe a 360 gradi, viste all’altezza della strada.

La raccolta non si è però limitata alle immagini panoramiche a 360 gradi, bensì ha captato i dati relativi alla presenza di reti Wi-Fi e di apparati di rete radiomobile (compresi e-mail, frammenti di comunicazioni elettroniche trasmesse dagli utenti su reti wireless non protette). Si è trattato di una raccolta illecita: Google rischia l’accusa di violazione del Codice della privacy e dell’art. 617 del Codice penale (sulle intercettazioni fraudolente).

Google ha rilasciato una nota: “Come già dichiarato in precedenza, siamo molto dispiaciuti per l’errore che ha portato alla raccolta accidentale di questi dati. Non appena ci siamo resi conto dell’accaduto abbiamo interrotto immediatamente la raccolta di tutti i dati WiFi attraverso le vetture di Street View e informato le autorità competenti.” Aggiungendo: “ Inoltre, come richiesto dal Garante per la protezione dei dati personali, non abbiamo cancellato alcun dato raccolto per errore in Italia. Ribadiamo la nostra massima disponibilità a rispondere a qualunque domanda possa sorgere in fase di indagine“.

Google era corsa ai ripari nel caso dei dati Wi-Fi spiati per errore dalle macchine di Google Street View, ma non è sufficiente: già la Francia ha preso le distanze e l’americana Federal Trade Commission (Ftc) ha avviato un’indagine per fare luce sull’accaduto, dopo che utenti di Washington D.C., California, Massachusetts e Oregon hanno mosso causa a Google.

In Italia Google ha fornito i riscontri richiesti dal Garante (le prove della “voragine privacy”) confermando la raccolta dei dati durante il passaggio delle vetture di Street View, specificando tuttavia che essa era avvenuta erroneamente e che i dati raccolti erano comunque talmente frammentati da non per poter essere considerati informazioni personali.

In Germania il Ministro degli Interni tedesco ha aperto un pubblico dibattito per rendere più ferree le regole sulla privacy. A questa mossa Google ha risposto mettendo a disposizione l’opzione opt-out per i cittadini tedeschi: in massa,  cento mila utenti hanno digitato l’opt-out rendendo irriconoscibili le proprie case sulle mappe di Street View. Per i tedeschi la privacy non è un optional. Anche a Taiwan è stata infine aperta un’inchiesta su Google Street View perché non avrebbe offuscato abbastanza volti e targhe.
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Google Street View nella bufera
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Autore: ITespresso
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