Garante Privacy detta le linee guida alla PA

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Garante Privacy detta le regole per Google: consenso sui dati per ogni app
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Dal formato aperto per i documenti della PA all’indicizzazione sui motori di ricerca con riserva, il Garante Privacy detta le linee guida alla Pubblica Amministrazione (PA). L’obbligo in materia di trasparenza online della Pa prevede di pubblicare dati in “formato aperto”, tuttavia esistono dei paletti

Il Garante Privacy ha redatto un documento con cui stabilisce che i dati pubblicati dalla Pubblica amministrazione (PA) devono essere corretti, aggiornati e contestualizzati, in base agli obblighi previsti dal d.lgs. n. 33/2013. Dal formato aperto per i documenti della PA all’indicizzazione sui motori di ricerca con riserva, il Garante Privacy detta le linee guida alla Pubblica Amministrazione. In caso di presenza di dati personali, le amministrazioni devono verificare che sia previsto l’obbligo, mentre rimane severamente vietata la pubblicazione di dati sulla salute e sulla vita sessuale.

Ma nell’era degli open data, il documento del Garante della Privacy fa chiarezza. I documenti pubblicati online non sono liberamente utilizzabili da chiunque per qualsiasi finalità, ma le informazioni devono essere disponibili online per cinque anni, anche se sussistono deroghe. L’obbligo in materia di trasparenza online della Pa prevede di pubblicare dati in “formato aperto”, tuttavia esistono dei paletti. Nella sezione denominata “Amministrazione Trasparente” sarà inserito un alert con cui si informa il pubblico che i dati personali sono riutilizzabili compatibilmente con le finalità per i quali sono raccolti e nel rispetto del norme sulla tutela dei dati personali. L’indicizzazione per dati sensibili e giudiziari è vietata. In particolare, “il riutilizzo di documenti contenenti dati personali non deve pregiudicare il livello di tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali fissato dalle disposizioni di diritto europeo e nazionale in materia“.

La scelta di formati aperti serve a favorire l’interoperabilità, per non costringere gli utenti a dotarsi di programmi proprietari o a pagamento. L’indicizzazione sui motori di ricerca è obbligatoria per la trasparenza, invece i dati sensibili e quelli relativi a procedimenti giudiziari non saranno reperibili sui search engine.

La PA consente di segnalare il compenso complessivo percepito dai dipendenti, ma non si giustifica la possibilità di copiare le dichiarazioni fiscali o la versione integrale dei cedolini degli stipendi. Norme a parte sono dedicate ai vertici politici: c’è infatti l’obbligo di pubblicare la dichiarazione dei redditi di politici e amministratori, con l’esclusione di dati non pertinenti (stato civile, codice fiscale) o sensibili (spese mediche, erogazioni di denaro ad enti senza finalità di lucro). Sarò limitata invece la pubblicazione dati identificativi di persone invalide, disabili o in situazioni di disagio economico destinatarie di sovvenzioni o sussidi, per tutelare le fasce protette.

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Autore: ITespresso
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