Garante Privacy: L’Hi-tech deve informare sui rischi, ma niente censura online

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Smartphone e prodotti ICT non sono neutrali per la privacy: devono avere un “bugiardino” come l’informativa sui rischi delle medicine. La Relazione annuale di Francesco Pizzetti, Garante Privacy italiano, si intitola “Uomini e dati”. Mai bavagli alla Rete

La Relazione annuale di Francesco Pizzetti, Garante Privacy italiano, si intitola “Uomini e dati” e ha messo sulla bilancia i pro e contro di Web, smartphone e nuove tecnologie. “L’avanzata delle nuove tecnologie non può e non deve essere fermata, ma va regolata a garanzia di tutti'” afferma Pizzetti mettendo l’accento sul fatto che non bisogna censurare l’online. Ma serve più equilibrio nel mostrare le luci ed ombre delle nuove tecnologie, come avviena in farmacologia: “Serve una ‘informativa di rischio‘ come per l’uso dei farmaci”. Dentro lo smartphone o dentro la scatola del Gps o quella del Pc, forse, servirebbe un “bugiardino” che sveli i pro e contro del nostro ultimo gadget “dei desideri”, per avvertirci del lato oscuro di ogni tecnologia. Proprio come avviene con l’informativa dentro la scatola dei farmaci.

Riassumendo. Il Garante Privacy invita a non mettere mai bavagli alla Rete, per evitare di finire come in Brmania o in Cina. La Rete è “uno spazio di democrazia” come dimostrano le rivolte del Nord Africa, avvenute anche con l’auiuto di blog e social network. Ma non tutto ciò che avviene in Rete non ha controindicazioni. Basta vedere quel che succede quando sono violati i dati del “cloud” dove i dati sensibili di milioni di individui possono essere trafugati da malintenzionati o dal cyber-crime.

Altra nota dolente sono gli smartphone e le Apps geo-localizzate che, dopo il caso iOS 4 su iPhone e iPad (risolto con l’ultima versione del sistema operativo), ha mostrato che gli utenti sono tutti potenzialmente tracciabili con poco sforzo: occhio dunque agli smartphone “che sono costantemente localizzati, e che il gran numero di dati e informazioni in essi contenuti, dalle rubriche telefoniche all’agenda, dalle foto alle annotazioni, possono essere conosciuti, trattati, conservati, utilizzati da soggetti dei quali non abbiamo consapevolezza né controllo“. Senza scadere nel monitoraggio oppressivo o nella cyber repressione, però “è necessario proteggere gli utenti dall’uso di una Rete senza regole, esposta a tecnologie ogni giorno più invasive e a rischi potenzialmente devastanti“; “Ci fanno diventare dei Pollicino che lasciano tracce a ogni passo“. Senza le informative sui rischi, è allarme Grande Fratello. Parola del Garante Privacy, che ha richiamato anche contro l’abuso del telemarketing, un vero spam telefonico e violenza contro la privacy.

Infine il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha ammesso che Facebook ha cambiato il concetto di riservatezza: “Bisogna ricalibrare la normativa tra diritto a essere informati e privacy“. Come va ricalibrata la normativa sul copyright online (come emerge dalla Relazione Antitrust), anche la tutela della riservatezza nell’era dei social network va ripensata e forse reinterpretata.

Il tracciamento smartphone nell'era della geo-localizzazione
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Autore: ITespresso
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