Garante privacy: Riflettori accesi su social network e fisco

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Privacy online: il discorso del Garante privacy, Francesco Pizzetti

Il discorso conclusivo del settennato del Garante Privacy, Francesco Pizzetti, tocca i rischi legati ad Internet: social network, trasparenza online, fisco, smartphone, cloud computing, il telemarketing selvaggio

L’evasione fiscale in Italia è a livelli allarmanti, e va combattuta, ma senza mettere a rischio la privacy, perché altrimenti da cittadini si diventa sudditi, perdendo Il discorso di conclusione del settennato del Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, è a 360 gradi: contro i pericoli di un fisco che travalichi le proprie lecite prerogative (combattere l’evasione), già è difficile conciliare la tutela dei contribuenti nell’ambito delle misure antievasione quando lo Stato ottiene informazioni a prescindere da ogni indagine; contro i rischi legati ad Internet e ai social network, alla trasparenza online, l’uso degli smartphone e la diffusione del cloud computing, la sanità digitale, la tutela dei minori, il telemarketing invasivo, i diritti dei consumatori, i rapporti di lavoro e la ricerca medico-scientifica.

Il Garante Privacy ha detto: “In uno Stato democratico il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori“. Ma passiamo ai numeri: l’Autorità ha preso in esame 3.668 tra quesiti, reclami e segnalazioni; ha fatto 257 ricorsi (anche contro attività di marketing, operatori telefonici e telematici); le violazioni amministrative contestate  ammontano a  358; le violazioni segnalate all’autorità giudiziaria sono state 37. Nel 2011, è calato il numero dei ricorsi, dei reclami, delle segnalazioni, mentre non si abbassa il numero dei provvedimenti e delle sanzioni comminate. Raddoppiato a 32, rispetto al 2010, il numero dei pareri al governo: concernenti anche la digitalizzazione del processo civile e penale,  l’applicazione del Codice dell’amministrazione digitale e l’informatizzazione della Pubblica amministrazione.

L’Authority così come concepita risulta superflua e obsoleta” afferma Carlo Pileri, presidente Adoc: ““Ogni giorno si assiste alla violazione di diritti costituzionali quali quello alla riservatezza delle informazioni personali, della corrispondenza e delle comunicazioni, della libertà d’espressione. Dalla normativa sul telemarketing, farraginosa e gravosa per l’utente, che può solo segnalare le violazioni al Garante della privacy, che a sua volta può applicare solo una multa alla società colpevole, senza prevedere un risarcimento al consumatore che è stato ingiustamente e illegalmente disturbato, all’obbligo di firmare l’autorizzazione al trattamento dei dati personali al momento della stipula di contratti bancari e di assicurazione, una gravissima lesione a monte della privacy, sono molteplici le situazioni in cui la privacy del cittadino è violata e non tutelata. Per questo chiediamo che i poteri dell’Authority, sia di contrasto alle violazioni che sanzionatori e risarcitori, siano rafforzati a tutela della riservatezza di ogni cittadino italiano“.

Adoc dà un giudizio pessaante sull’Authority privacy. Ma il pubblico è forse più generoso nel giudizio finale, visto che è cresciuta l’attività di relazione con il pubblico rispetto al 2010: sono stati forniti oltre 31.200 riscontri tra contatti telefonici (13.000) ed e-mail esaminate (18.214). Spaziano dal telemarketing allo spam e ai fax indesiderati, da internet alla videosorveglianza e alla protezione dei dati personali.

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Privacy online: il discorso del Garante privacy, Francesco Pizzetti
Autore: ITespresso
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