Gestionali la festa è finita?

Aziende

Antonello Morina, presidente di Esa Software, dalla sua posizione di imprenditore nel campo del software aziendale, ha un punto di vista sicuramente privilegiato, ed è quindi in grado di fornirci un’interpretazione verosimile su un possibile rallentamento nel segmento dei gestionali

Nel mezzo della crisi economica e di quella del settore Ict c’è chi parla con insistenza di un possibile rallentamento nel segmento dei gestionali. Fino a oggi questo specifico settore è stato un po’il barometro del clima nella parte business dell’Information technology, è quindi giusto porsi alcune domande. È solo questione di crisi economica o si è arrivati a una sorta di saturazione? Siamo soltanto nell’occhio del ciclone e le cose presto torneranno a muoversi, oppure il mercato It è destinato a crescite residuali? Abbiamo parlato di questi problemi con Antonello Morina, presidente di Esa Software, che dalla sua posizione di imprenditore nel campo del software aziendale ha un punto di vista sicuramente privilegiato, ed è in grado di darci un’interpretazione verosimile sulla situazione attuale. Forse il mercato di sostituzione che caratterizza il presente del gestionale non è più sufficiente a far vendere queste soluzioni? Il mercato del gestionale si gioca molto sull’evoluzione della domanda in conseguenza della crescita dell’utenza. Le imprese d’oggi sono più preparate su questo argomento e di conseguenza anche più selettive. Per attrarle c’è bisogno di una soluzione che non si limiti al gestionale classico, ma che abbia un valore strategico. Fino al 2000 la faceva da padrone il gestionale inteso come programma per l’amministrazione e la contabilità dell’azienda,mentre ora si cambia per far evolvere il sistema informativo e far fare un passo avanti a tutta l’impresa. Oggi c’è una sovrabbondanza di dati e quindi il problema principale per le imprese è di riuscire a ricavare le informazioni che servono a gestire i processi che avvengono nelle varie aree. Parlo per esempio della gestione della produzione, dei clienti, delle risorse umane, dell’e-commerce e via dicendo. Eppure questa esigenza di crescita non sembra così sentita dagli imprenditori soprattutto nelle Pmi, è forse questo a bloccare il mercato? Il blocco del mercato riguarda il portafoglio degli imprenditori e c’è in tutti i campi, anche se nel nostro settore si sente in maniera più forte. All’imprenditore o alla direzione sembra più facile tagliare le spese It, piuttosto che quelle del personale, per esempio. In Italia purtroppo abbiamo imprese non molto grandi e molte di queste non riescono ancora a comprendere il valore della parte tecnologica dell’azienda. Ma questo fatto determina una specie di stallo, cosa possono fare i fornitori di software come voi se il cliente è assente? Non è vero che il cliente è assente. Ai convegni e agli eventi, dove si affrontano le problematiche più attuali e complesse, sono presenti molti manager, che cercano di aggiornarsi e di dare risposte basate sulla tecnologia. Il problema, piuttosto, riguarda i vertici aziendali, la direzione o l’imprenditore che oggi sono più propensi a tagliare che a investire. Ma se si riescono a coinvolgere le persone giuste le cose cambiano e i portafogli si aprono. Ma per ottenere questo voi cosa fate? Cerchiamo di fare cultura. Nel senso che abbiamo incrementato i convegni e le occasioni d’incontro e di formazione, trattando le problematiche più sentite: dalla delocalizzazione al controllo di gestione, dalla tracciabilità ai nuovi criteri finanziari di Basilea 2, dall’ottimizzazione degli impianti al miglioramento nella gestione delle risorse umane. Insomma, siamo più attenti alla complessità aziendale e alla gestione delle scelte strategiche che cambiano i processi su cui si basa l’impresa. A questi incontri invitiamo il management e facciamo trattare gli argomenti a esperti dei vari temi. La risposta è interessante, c’è coinvolgimento, proprio perché parliamo dei problemi che generano sofferenze e che le imprese devono affrontare. E’in questi contesti che si trovano le idee e i modi per risolvere le resistenze a investire. Molti player di questo settore sono stati acquisiti e corrono molte voci su alleanze e fusioni. Secondo lei questo cosa significa? C’è la necessità di creare sinergie e massimizzare i propri valori. Per questo c’è molto movimento sul tema delle alleanze e delle acquisizioni. Anche noi negli ultimi cinque anni abbiamo fatto acquisizioni significative, servivano a dotarci di competenze che ci mancavano e di cui oggi stiamo beneficiando in termini strategici e tecnologici. Sì, ma anche voi potreste essere acquisiti o chiamati a gestire rapporti più complessi di quelli attuali per affrontare un mercato destinato a pochi fornitori? Siamo sul mercato e siamo aperti. Dobbiamo crescere, questo è evidente, e le alleanze sono benvenute, e se le acquisizioni portano nuovo valore, anche. Questo è un momento in cui tutti parlano con tutti, e proprio per questo bisogna essere attenti e selettivi, perché molte aziende sono in crisi e allora rischi di appropriarti di nuovi problemi anzichè di soluzioni per il futuro. Non siete spaventati dalla forte concorrenza dei grandi gruppi internazionali e dalla loro volontà di penetrare nel mercato italiano? La concorrenza internazionale c’è, ma quello che si sente di più oggi è la crisi economica. I grandi player multinazionali non hanno nulla più di noi, magari sono più grandi, hanno più soldi da investire, ma la differenza spesso sta più nel marketing che non nei prodotti. Anche noi, comunque, non siamo più una realtà di provincia, siamo presenti in 25 Paesi e i nostri software supportano 12 lingue, tra cui anche il cinese. Anche se non abbiamo risorse per fare campagne da 25 milioni di euro, ci sono clienti stranieri che vengono in Italia per trattare con noi. Non credo che a contare siano le dimensioni, conta di più la freschezza e l’agilità nella risposta. Parlo di quella che dobbiamo dare alle aziende clienti che vogliono riorganizzarsi. Bisogna essere all’altezza, seguirne le esigenze e quando è possibile anche precedere le loro richieste, queste sono le cose che contano. Se dovesse dire qualcosa agli imprenditori delle Pmi italiane e potesse farlo rivolgendosi direttamente a loro cosa gli direbbe? Bisogna avere fiducia. Dovete ricercare i valori essenziali delle vostre imprese e investirci, innovandole e supportandole nel cambiamento. Per competere con gli altri bisogna riscoprire se stessi.

Autore: ITespresso
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