Giochi online: sale la febbre degli italiani, in attesa del Poker Cash

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Il gaming online non conosce crisi e, anzi, rilancia con nuovi giochi e opportunità di vincita. Nel 2009 il giro d’affari ha sfiorato 470 milioni di euro. Poker e scommesse sportive i giochi preferiti dagli italiani. I dati dell’Osservatorio della School of Managment del Politecnico di Milano

L’economia fatica a riprendersi dalla recente crisi mondiale, così come le aziende, non solo nel comparto IT, sembrano voler attendere tempi migliori prima di tornare a investire pesantemente. C’è un mercato che non solo non ha conosciuto crisi, ma ha addirittura fatto segnare numeri da record e ancora non ha finito di stupire. Il gioco online ha registrato un incremento della raccolta del 150% (2009 su 2008). Complice la passione dell’azzardo o quantomeno del “tentare la sorte”, complice le difficoltà che quotidianamente si presentano nelle tasche degli italiani, sembra proprio che il gioco online sia diventato un appiglio più che importante per sbarcare il lunario. Impatto devastante, in senso positivo naturalmente, ha avuto l’esplosione di una vera e propria Poker-mania: nei circoli, in televisione e naturalmente sul Web per mesi non si è parlato che di Texas Hold’em, Flop, Turn, Chip e Fold.

Intorno a un fenomeno di nicchia come i giochi di carte, da sempre limitati ai soli casinò, si è via via creata una vera e propria “macchina da soldi“, tanto che si è dovuto istituire un ente quale l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) che regolamentasse il settore. Per comprendere, se non le ragioni, quantomeno le dimensioni di questo fenomeno, diamo qualche numero. Nel 2009 gli italiani hanno speso oltre 600 milioni di euro (al netto delle vincite), tanto quanto gli incassi ai box office dei cinema, il doppio rispetto ai teatri e addirittura tre volte quanto incassato dalla vendita dei biglietti per lo stadio, in un Paese dove il calcio talvolta conta più di ogni altra cosa. Il 2009 ha registrato una raccolta complessiva di 3,7 miliardi di euro, sulla spinta determinante del Poker online che, introdotto in Italia alla fine del 2008, ha dato una decisa accelerata al settore.

Un altro dato che emerge dall’Osservatorio della School of Managment del Politecnico di Milano, in collaborazione con AAMS e Sogei, riguarda l’entità delle giocate per singolo conto: nel corso del 2009 il 64% dei conti attivi (2,8 milioni) – ovvero movimentati almeno una volta – ha investito in giocate meno di 100 euro (senza considerare l’eventuale rigiocata delle vincite). Per rimanere in tema, meno di un gioco della Wii. Il fenomeno sembra quindi riguardare una vasta fetta di italiani, che pur mantengono un certo controllo sulle giocate e sulle somme spese. Come tutti i mercati, anche quello del gaming online ha una composizione per quote e, nello specifico, si contano ad oggi 150 operatori, dei quali i primi dieci detengono il 70% della raccolta. Abbiamo parlato di “macchina da soldi”: nel 2009 il fatturato è cresciuto del 96% attestandosi a quasi 470 milioni di euro. E lo Stato? L’erario ha incassato, alla fine dello scorso anno, ben 140 milioni di euro (+94% sul 2008).

Il profilo del giocatore online è abbastanza ben definito: chi si dedica agli Skill games (ad esempio il già citato Poker) tendenzialmente non è interessato ad altri tipi di giochi, così come chi è solito fare scommesse sportive (49%) non gioca agli Skill Games. Solo un 8% dichiara di destinare attenzione e soldi su entrambe le tipologie di gioco.

A leggere i dati il fenomeno del gaming online sembra non conoscere freno, in realtà considerando il primo trimestre 2010 rispetto all’ultimo trimestre 2009 la crescita appare ancora positiva, ma ben più contenuta. A dare tuttavia un nuovo impulso al settore sarà l’introduzione, anche in Italia, dei cash games, già una realtà a livello internazionale.

Un ultimo aspetto riguarda più direttamente la relazione tra gli operatori di settore e il Web: se da un lato Internet è il vero cuore pulsante del gaming online (mobile e tv sono largamente indietro sia dal punto di vista tecnologico che di fruibilità), dall’altro ancora non si registra un uso massiccio e intensivo dei social network, il fenomeno di massa nato nell’era del Web 2.0. Dei 153 operatori solo l’8% utilizza ad esempio Facebook per promuovere direttamente i propri servizi, a fronte di un 40% che si ritrova presente grazie all’iniziativa autonoma dei propri clienti. L’utilizzo di blog e forum è un fenomeno marginale (9%), così come la scelta di MySpace (1%).

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