Giro di vite in Cina contro i micro-blog

MarketingNetworkProvider e servizi Internet

Trecento milioni di cinesi utilizzano piattaforme di micro-blog, ma le nuove regole impongono la fine dell’anonimato. Niente più pseudonimi: bisogna registrarsi con il vero nome

Le nuove regolo obbligano la fine dell’anonimato sui micropost, imponendo a tutti coloro che utilizzano i micro-blogging di registrarsi con il loro vero nome, dando l’addio agli pseudonimi. L’artista  Ai Weiwei già sotto stretto controllo da parte della polizia, in seguito ad un arrestato durato tre mesi nel 2011, sarà la prima vittima della nuova regolamentazione cinese sul micro-blogging. Com’è noto, Twitter è tuttora censurato in Cina, anche se accessibile tramite Vpn, e i cinesi stanno utilizzando altri micro-blogging. Trecento milioni di cinesi utilizzano piattaforme di micro-blog, su 500 milioni di utenti online. Il portale cinese Sina.com prevede che il 60% dei suoi utenti si adeguerà alla nuova normativa.

Secondo China Internet Network Information Center, è quadruplicato anche l’uso dei micro-blogging: il micro-blogging cinese “weibo” sfida Twitter nei 140 caratteri, con metà degli utenti cinesi collegati ai siti nel 2011, in crescita di 63 milioni rispetto al 2010.

Twitter si sta espandendo a livello internazionale, anche in paesi dove vige la censura online, con un sistema di “censura localizzata“, anche se Twitter ha respinto le accuse provenienti dalle associazioni umanitarie e a favore della libertà d’espressione. Il micro-blog guidato dal Ceo Dick Costolo, valutato circa 8 miliardi di dollari, ha da poco raggiunto il giro di boa dei 500 milioni di utenti.

Censura in Cina sui micro-blogging
Censura in Cina sui micro-blogging
Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore