Giro di vite Usa contro la censura

Aziende

Fortissime restrizioni all’export nei paesi "oppressivi" sono state richieste dal Dipartimento di Giustizia Usa. Vietato censurare sui motori di ricerca

Il Congresso ha ricevuto le Web company accusate di troppa accondiscendenza con i paesi che applicano misure di censura e restrizioni su Internet. Cisco, Yahoo, Google e Microsoft si sono difese definendos i società ospiti piegate alle legislazioni dei paes i, quindi obbligate a sottostare alle normative locali. Ma il Congresso non ha apprezzato le risposte date alla commissione per gli affari internazionali del parlamento federale statunitense: scendere a compromessi, anche se di natura tecnica e legale, con le dittature, non è in linea con la diplomazia Usa e la sua politica. Fare business in paesi come Cina, Vietnam o Iran, non deve essere in contrasto con i principi della libertà di espressione senza censura. La collaborazione con i regimi repressivi è stata definita nauseante da un rappresentate democratico californiano. Congressional Human Rights Caucus ha fatto accuse pesanti a Yahoo sui casi dei dissidenti, ma anche Microsoft è inciampata in un caso di delazione di blogger e Google offre servizi “censurati” secondo i filtri cinesi. Reporters Sans Frontiers da anni lancia accuse alle imprese occidentali nei paesi dove vige la censura come metodo. A questo punto giunge la proposta del Congresso, riportata dal circuito di Cnet, che potrebbe essere introdotta in settimana: i siti Web localizzati in Cina dovrebbero spostarsi, per evitare la prigione fino a un anno. La Legge unica per la libertà sulla rete 2006, preannunciata dal presidente della

Sottocommissione delle relazioni internazionali per i diritti umani della Camera dei rappresentanti Usa, prevede nella bozza i seguenti punti: Cina, Iran e Vietnam saranno dichiarati paesi oppressivi (a cui si aggiunge una lista di dodici da valutare anno per anno); sarà vietato collocare motori di ricerca nei paesi “oppressivi”; le normative imposte dai paesi oppressivi dovranno essere comunicate all’Ufficio americano; sarà vietato modificare i risultati di ricerca per i paesi della categoria; infine, d’ora in poi sarà il dipartimento di Giustizia statunitense a decidere se le imprese statunitensi possono fornire o meno informazioni sull’identità personale.

Autore: ITespresso
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