Gli attacchi di panico dei computer condizionano le Borse

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Le recenti turbolenze sui mercati finanziari globali hanno evidenziato che la relazione tra Borse e It è sempre più evidente. Da ultimo il caso Apple e la reazione sui prezzi delle azioni hanno fatto muovere la Securities echange commission che ha stimato una diffusione di questi software su oltre la metà delle operazioni negli Usa

I computer dominano le Borse occidentali ma non riescono a domare le loro crisi di panico. Le recenti turbolenze sui mercati finanziari globali lo hanno dimostrato. A prescindere dai crolli avvenuti intorno alla fine di agosto scorso, quello su cui gli operatori del settore hanno puntato l’attenzione, sono state le turbolenze e le oscillazioni veloci dei prezzi delle azioni di alcune tra le più solide aziende statunitensi, come per esempio Apple o General Electric.

Lo spunto, per affrontare una riflessione sul rapporto uomo-macchina, o meglio tra finanza e macchina, è arrivato dall’edizione inglese del Financial Times che, ripreso da Internazionale, ha suggerito alcuni punti chiave del fenomeno. E cade a fagiolo il caso di Apple, dopo l’episodio avvenuto a ridosso della fine di agosto. Borsa, computer, informatica@shutterstock

Il 24 agosto scorso Tim Cook, ceo di Apple, comunicò per iscritto, a un giornalista Cnbc attraverso mail privata poi diffusa in rete attraverso Twitter, la solidità dell’azienda, salvando, di fatto, il titolo della società che fino al giorno prima era arrivato a perdere fino al 13%. A Borsa americana ancora aperta, questo tipo di comunicazione, non solo ha rassicurato gli investitori, ma ha influenzato pesantemente e positivamente il titolo della stessa Apple.

C’è da capire se questa comunicazione abbia violato qualche regola posta dalla Sec, la Securities and exchange commission, ossia l’autorità di vigilanza della borsa statunitense, ma quello che preme sottolineare è quanto i sistemi informatici abbiano incidenza sia tra gli umori degli investitori sia sulle oscillazioni dei titoli stessi. Serviranno parecchie settimane alle autorità competenti per capire i motivi di questi crolli in Borsa ma, quello che anche il Financial Times considera rilevante è che “una delle cause delle oscillazioni è che l’uso di sistemi automatizzati per la compravendita di azioni abbia modificato i mercati”.

SEC
SEC

E, questi software, sono talmente diffusi che, secondo le stime della stessa Sec, dovrebbero coprire più della metà delle operazioni negli Stati Uniti. Ma ciò che fa davvero paura sono i cosiddetti attacchi di panico dei computer.

Secondo il Financial Times, le macchine sono programmate per attuare strategie che collegano diversi segmenti di mercato. Per questo, in ambito borsistico, quando questi software ‘non riescono a comprare o vendere in un certo segmento di mercato’ si dirigono velocemente verso un altro segmento.

Considerando poi che gli algoritmi sono creati da informatici e sono spesso simili, questa dinamica va a creare l’effetto gregge: “se un circuito si interrompe in un certo segmento di mercato le conseguenze psosono estendersi all’intero sistema più velocemente di quanto la mente umana sia in grado di elaborare”, scrive Internazionale riprendendo il Financial Times. Insomma, sembra davvero che la correlazione tra Borsa e It sia forte e gli attacchi di panico siano conclamati.

Due notizie, una buona e una cattiva, su questo tipo di attacchi. La buona è che le reazioni agli attacchi di panico dei computer, pur essendo violente, sono destinate a durare molto poco, ma la brutta notizia è che quando i computer vanno in tilt, i più colpiti sono i piccoli investitori.

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