Gli ostacoli sulla strada dell’Italia Digitale

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Gli ostacoli nella roadmap dell'Italia digitale @shutterstock

Il nuovo governo Letta eredita dal governo Monti il Decreto Crescita 2.0 e l’Agenzia digitale. Ma sulla strada dell’Italia Digitale non mancano i nodi irrisolti, su vari temi. Partiamo dall‘Agenda Digitale, inciampata nel ritardo dei decreti attuativi: una ventina, senza i quali il presidente dell’Agenzia Digitale, Agostino Ragosa, non può assumere il ruolo di regista della digitalizzazione dello Stato italiano. Inoltre oggi l’Agenzia Digitale, di cui il governo ha ritirato lo statuto, deve vedersela con sette ministeri, meglio sarebbe invece centralizzare sotto l’ombrello della Presidenza del Consiglio. La partita delle Frequenze Tv è tuttora aperta: i bandi di gara (con relativa copertura finanziaria) avrebbero dovuto azzerare il divario digitale entro il 2014, e sui tempi preme la UE. Altro tema è lo scorporo della rete, e qui si aspetta la decisione di Telecom Italia. E infine l’AgCom torna all’assalto con una nuova delibera sul copyright, mentre sulla Rete italiana incombono le “volanti digitali” da chiamare con il “113 sul Web“. Le associazioni hanno già lanciato una petizione per difendere la libertà d’espressione in Rete. E intanto sugli Open data pesa il cosiddetto “comma Andreotti”, retaggio degli anni ’90 del secolo scorso

Il governo Letta non ha istituito un ministero per Internet né un sottosegretario ad hoc,affidando le Comunicazioni a un vice ministro, l’ex presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà. Ma se il ministero non è dirimente, visto che il Digitale è innovativo se trasversale o non è, altri temi sono fondamentali, nella strada verso l’Italia Digitale. Sull’Agenzia Digitale pesa l’inserimento di 38 ulteriori decreti attuativi che impongono concertazioni e lungaggini su ogni decisione da assumere: senza una ventina di decreti attuativi – si spazia dalla digitalizzazione dei certificati di nascita all’anagrafe unica, dal domicilio digitale agli scavi per la fibra ottica, fino agli incentivi fiscali per le Startup – l’Agenzia Digitale è paralizzata o quasi.

Ma è necessario anche riunire tutte le competenze di agenda digitale sotto un’unica responsabilità ministeriale, riportando il coordinamento dell’Agenzia sotto l’ombrello della Presidenza del Consiglio, invece che suddividere la regia della digitalizzazione dello Stato italiano fra sette ministeri (Presidenza del Consiglio, Economia, Sviluppo economico, Ricerca, Funzione pubblica e perfino Giustizia). La governance dell’Agenzia va decisamente rivista.

Il Governo ha fra l’altro ritirato lo statuto dell’Agenzia per l’Italia digitale, che aveva spedito a metà marzo alla Corte dei conti per la registrazione.

Altri temi scottatini che frappongono ostacoli sulla strada dell’Italia Digitale, sono: lo scorporo della Rete (è attesa la decisione di Telecom Italia); la decisione – è probabile un compromesso con Mediaset – sulle Frequenze Tv; la “minaccia” di una Delibera l’AgCom sul copyright per tutelare il diritto d’autore; infine, la Polizia Postale ha annunciato l’arrivo delle “volanti digitali” per difendere i cittadini sui social network attraverso un “113 virtuale“.

I firmatari della lettera aperta all’AgCom, che hanno già lanciato una petizione, temono una delibera AgCom contro la pirateria: le associazioni chiedono al Presidente Cardani di rispettare il ruolo del Parlamento e di procedere con un’audizione pubblica.

In queste ore, abbiamo scoperto che a bloccare in parte gli Open Data, è il cosiddetto “comma Andreotti“, fortemente voluto nel 1990 dall’uomo politico, sette volte Primo ministro, morto nei giorni scorsi. Così chiamato perché il il comma 3 dell’articolo 24 della legge 241 sul procedimento amministrativo del 1990, il comma recita che “non sono ammissibili istanze di accesso preordinate a un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”.

Gli ostacoli sulla via dell’Italia digitale sono tanti, insomma. In questo scenario, ricordiamo che il  Global Information Technology Report del WEF (che promuove la Finlandia al primo posto, seguita da Singapore) boccia l’Italia, 50esima in classifica su 144 Paesi. Ma l’IT sarebbe una leva per crescere e per accelerare la spending review. Per esempio, secondo un recente studio Microsoft-Netics, la PA italiana potrebbe tagliare quasi 3 miliardi di euro di spese all’anno: un risparmio possibile di circa 1.400 euro all’anno per dipendente, sfruttando le soluzioni di comunicazione digitale unificata. Le soluzioni esistono, speriamo che l’Italia trovi la volontà di beneficiare dei vantaggi dell’IT.

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Gli ostacoli nella roadmap dell’Italia digitale
Autore: ITespresso
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