Google Assistant parla italiano e… Mettetelo alla prova

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Google Assistant si rivela già un ottimo aiutante per molte micro-compiti, ottimo il riconoscimento vocale, in alcuni casi riesce anche a suscitare l’effetto Wow, ma appena si esce dal seminato…

Google Assistant è l’assistente personale proposto da Google, possiamo dire pur con qualche approssimazione che è l’antagonista su piattaforma Android di Siri, presente per il sistema mobile iOS di Apple già da tempo, anche nella nostra lingua. Ora anche Google Assistant parla italiano, mentre manca ancora all’appello la proposta Samsung Bixby.

Google Assistant
Google Assistant

Assistant è nato a maggio del 2016, in occasione della conferenza per gli sviluppatori Google I/O, si differenzia enormemente da Google Now, perché Assistant nel tempo sarà in grado di interagire con il proprietario del device in vere e proprie conversazioni, mentre Now resta ancorato all’interrogazione del motore di ricerca. 

L’utente interagirà inizialmente tramite comandi vocali ma, come per tutti gli assistenti digitali, l’obiettivo ultimo è quello di consentire interazioni complete in linguaggio naturale. Punto di forza indubbio della proposta Google è la possibilità di sfruttare Assistant su un gran numero di dispositivi, non solo smartphone e tablet, ma anche software per l’automotive e dispositivi per la domotica.
Le possibilità di crescita sono per Assistant molto promettenti, per esempio perché dovrebbe molto presto poter essere utilizzato anche con il sistema operativo di Apple, sugli iPhone quindi, anche se pensiamo non con il medesimo livello di integrazione di Siri, ma vedremo.

Di sicuro vale la regola per cui ogni assistente nel tempo impara proprio sulla base di quanto è utilizzato, oltre che grazie all’algoritmo scelto. Quindi poter proporre un assistente digitale multipiattaforma, da utilizzare oltre l’interazione con gli smartphone e i tablet è un indubbio vantaggio che alcuni vendor si stanno giocando o si sono già giocati.

Google Assistant, un buon inizio

Abbiamo messo alla prova Google Assistant in questi giorni utilizzando Samsung Galaxy Note 8. Assistant è utilizzabile su telefoni con sistema operativo Android 6.0 o versioni successive, con almeno 1,5 Gbyte di memoria disponibili, risoluzione dello schermo 720p o superiore, e app Google Play Services installata. Non c’è nessuna app da installare, basta partire tenendo premuto a lungo il pulsante Home e la prima volta potrete addestrare Assistant ad attivarsi semplicemente dicendo “Ok Google!”. 

E siamo decisamente soddisfatti. Per le nostre prove abbiamo scelto di poter sbloccare il device proprio pronunciando la fatidica frase di attivazione “Ok Google”, e si rivela un sistema molto pratico, soprattutto per attivare funzionalità specifiche a mani libere, senza nemmeno prendere in mano il telefono.

Le funzionalità specifiche in cui i margini di errore si riducono allo zero sono le più semplici: impostare timer e sveglia, chiedere le previsioni del tempo, chiedere un percorso per raggiungere una meta, mandare un messaggio di testo o via WhatsApp, questo perché il riconoscimento vocale effettivamente è soddisfacente. Già la richiesta “Quando compi gli anni” offre però diverse risposte, e se si cerca di più è facile fare cadere Google Assistant in errore. Lo stesso vale nell’ambito dell’intrattenimento.

Se chiedete ad Assistant “Metti la musica con Spotify” il software apre l’applicazione ma non fa partire alcun brano e a precisa richiesta “Scegli un brano su Spotify”, vengono proposte una serie di pagine Web. Siri, per intendersi non si comporta affatto meglio e alla medesima richiesta ci porta dritti dritti su Musica, ma non accade molto di più. Alcune funzionalità evidenziate da Google, per esempio: “Quali film ci sono al cinema questa sera?” Continuano ad essere decisamente imprecise o poco funzionali. Per esempio è bastato aggiungere una località; “Quali film ci sono al cinema questa sera a Como?”. 

E Assistant ha dimostrato di aver compreso la domanda, ha proposto i film attualmente in programmazione, ma assolutamente non ha proposto, anche su richiesta, alcun ulteriore servizio in merito alla programmazione.  Siamo davvero agli albori, lontanissimi per esempio da alcune funzionalità di effettivo servizio offerto dalle prime chatbot. Un aspetto positivo invece è legato al fatto che il riconoscimento vocale di quello che effettivamente viene richiesto ha compiuto notevoli passi avanti e non sono pochi gli ambiti in cui Google Assistant si comporta decisamente meglio di Siri.

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