Google chiude la “openness” e rischia di uccidere YouTube

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La strategia di google che minaccia YouTube
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Google estromette le case discografiche indipendenti che non siglano l’accordo per il suo servizio premium. I loro video saranno eliminati. Fine di un’epoca?

Ok, è ufficiale: Google ha deciso di distruggere YouTube. Un dirigente dell’azienda ha dichiarato al Financial Times che la piattaforma inizierà a bloccare i video delle case discografiche che rifiutano di siglare gli accordi di licenza del servizio YouTube Music Pass che sta per essere lanciato. E’ probabilmente la mossa più sbagliata che Google possa fare e rischia di minare al cuore la vera essenza di YouTube.

E’ passato quasi un decennio da quando YouTube ha fatto la sua comparsa, nel febbraio 2005 e da allora la piattaforma di video ha cambiato la storia di internet diventando meta preferenziale per qualsiasi cosa si stesse cercando, dai video dei gattini, alle immagini delle proteste in tutto il mondo, passando per i trailer dei film e, naturalmente, i video musicali.
YouTube è il luogo ideale su cui condividere video musicali che sono sostanzialmente brevi e prosperano sulla piattaforma da sempre. Per gli adolescenti, YouTube è, di fatto, il mezzo più usato per ascoltare musica, per non parlare del fatto che i giovani artisti in cerca di visibilità trovano nel servizio video di Google il canale più accessibile per farsi conoscere. Inoltre, il servizio ID permette agli artisti indipendenti di guadagnare qualche soldo piazzando i link dai quali è possibile acquistare i loro lavori.

E’ altrettanto noto che l’azienda da tempo cerca di lanciare servizi premium per ricavare ancora più introiti sfruttando la sua posizione di dominio nel mercato. E del resto, perché non dovrebbe?
Sfortunatamente, nel tentativo di dare vita al chiacchieratissimo YouTube Music Pass, Google sta mettendo in campo tattiche molto stringenti che rischiano di assestare duri colpi all’intera piattaforma. Il Financial Times riporta che l’azienda ha siglato accordi con le tre maggiori case discografiche (Sony, Warner, Universal) e lo farà anche con un buon numero di etichette indipendenti arrivando al 90 per cento del mercato musicale.
E il restante 10 per cento? Il responsabile dei contenuti dell’azienda, Robert Kyncl, ha dichiarato al quotidiano economico che l’idea è quella di bloccare i video delle etichette indipendenti che non hanno siglato l’accordo “ed è una questione di giorni”. Tra queste etichette figurano XL Recordings e Domino Records che vantano nelle loro scuderie artisti come Adele, Animal Collective, Arctic Monkeys e altri molto popolari.

Alcune etichette si rifiutano di accettare le condizioni perché sostengono che, mentre le grosse aziende hanno raggiunto accordi molto remunerativi, le condizioni riservate alle etichette indipendenti sono, in confronto, pessime. Il punto è che se non accettano le condizioni di Google, sono fuori dalla piattaforma.
La cosa che è sempre stata fantastica di YouTube è che è stato il posto in cui star come Psy e Justin Bieber (a prescindere da come la pensiate sulla loro musica), hanno raggiunto milioni di fan e si sono affermati proprio grazie a YouTube. La forza della piattaforma è sempre stata la sua straordinaria apertura e se Google decide davvero di alzare un muro invalicabile e porre fine a questa apertura, YouTube come lo abbiamo sempre conosciuto e che abbiamo tanto amato sparirà per sempre.

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