Google e Cina, braccio di ferro sulla censura online

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Con 350 milioni di internauti la Cina ha superato gli Usa ed è il più grande mercato Internet al mondo: per aprire un ufficio a Pechino, tutti i Big si sono piegati alla scure della censura online. Da Yahoo! a Google China, da Microsoft a Skype e Cisco. Ma Google, in seguito a un cyber-attacco, sofisticato e mirato contro la sua proprietà intellettuale e Gmail, ha reagito con una mossa a sorpresa: Google China, nato nel gennaio 2006, ha aperto il motore di ricerca cinese alla Rete senza più censura. Ora Google.cn mostra le immagini, senza filtri censori, del Dalai Lama e dei carrarmati a Piazza Tien an men nel 1989. Google rischia l’espulsione dalla Cina: Google ha generato il 53% dei 5,9 miliardi di dollari di ricavi nel terzo trimestre fuori dagli Stati Uniti, in Cina però forse meno di 600 milioni annui ( fonte: Jp Morgan). Il segretario di stato Usa Hillary Clinton ha chiesto spiegazioni a Pechino in merito al “caso Google”: come finirà il braccio di ferro?

Se Parigi valeva bene una Messa per Enrico IV, Pechino valeva al punto di accettare la censura online per non perdere l’accesso a un immenso mercato digitale. Con 350 milioni di internauti la Cina ha superato gli Usa ed è il più grande bacino di utenti Internet al mondo. Da Yahoo! a Google China, da Microsoft a Skype e Cisco, tutti hanno aperto uffici a Pechino accettando le condizioni della censura cinese. Ne valeva la pena, anche se Amnesty e Eff non approvavano.

Ma ieri, con una mossa a sorpresa,Google Chin a, nato nel gennaio 2006, ha detto stop alla censura online, tramite un post sul corporate blog di David Drummond, chief legal officer presso Google.

Ma esattamente cosa è successo a Google China? Google ha subìto un cyber-attacco, sofisticato e coordinato, diretto anche ad altre 20 aziende (compresa Adobe). Il cyber-attacco, che era mirato all’infrastruttura di Google, mirava a defraudare proprietà intellettuale, ma soprattutto a rubare dagli account di Gmail informazioni su attivisti dei diritti uman i. Gli account di Gmail sotto attacco riguardano Usa, Cina ed Europa.

Insomma, non un banale assalto al cloud computing di Google, ma qualcosa di mirato. E Google ha risposto aprendo Google.cn ai risultati della ricerca online, finora tagliati fuori dalla scure della censura.

Adesso gli occhi sono puntati non solo sulla Cina, che potrebbe espellere Google, ma anche sulle altre Internet company: Microsoft e Yahoo!, legate da un accordo decennale, approfitteranno della “ritirata” di Google.cn, per guadagnare market share, ma rischiando gli strali dell’opinione pubblica mondiale? Oppure seguiranno le orme dell’arci rivale Google?

Google ha generato il 53% dei 5,9 miliardi di dollari di ricavi nel terzo trimestre fuori dagli Stati Uniti (Reuters), però il fatturato registrato in Cina potrebbe essere inferiore ai 600 milioni (fonte: Jp Morgan). Google potrebbe fare a meno della Cina, ma come andrà a finire il braccio di ferro fra i due titani?

Google in Cina detiene solo il 20% del mercato, alle spalle del 75% di Baidu (fonte: China IntelliConsulting). Ma, secondo Analysys International, Google detiene il 31.3% dei ricavi del mercato cinese contro il 63.9% di Baidu ( fonte: Wall Street Journal ).

Tempo fa le Pew Internet and American society interrogò

ufficialmente gli utenti cinesi a

a proposito della censura, e le risposte ricevute furono in sintonia con il governo cinese: più dell’80 per cento degli interrogati diceva di essere d’accordo sulla supervisione esercitata su Internet e l’85 per cento approva che sia il governo a controllare il Web.

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Autore: ITespresso
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