Google, gigante buono o lupo cattivo?

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Il motore di ricerca è un uragano che tutto travolge nel mercato della pubblicità on e off line. Punta al mercato radiotelevisivo, alle applicazioni b2b e alla ricerca online in cui di mese in mese consolida il predominio. Ma crescono anche antipatia, invidia e l’Antitrust Usa non sta a guardare

Il motore di ricerca è un uragano che tutto travolge, cambiando le carte in tavola nel mercato dell’advertising on e off line. In queste ore tutti si chiedono a chi faccia paura Google: acquistando DoubleClick ha sbarrato la strada a Microsoft, impedendo al rivale di fare sul serio in questo comparto; con il recente accordo con EchoStar ha messo lo zampino nell’advertising televisivo (in quello radiofonico c’è già dall’acquisizione di dMarc e dal lancio di Google Audio) e con YouTube sta dimostrando che il video online è popolarissimo e potrebbe rubare nicchie di audience alla Tv; con ogni nuovo prodotto fa notizia. Google sembra far paura soprattutto ai colossi Tv (a cominciare da Viacom che, da un lato ha chiesto un risarcimento miliardario proprio a YouTube di proprietà di Google, e dall’altro lato cerca di costruire un’alternativa al video sharing di Google). Da tempo il search engine di Mountain View mette ostacoli a Microsoft, che nella ricerca online non riesce a decollare, e con le applicazioni Desktop, Mini, Apps Premiere cerca un posto al solo negli office online b2b, alternativi a Microsoft. Dipinto troppo spesso come l’anti Microsoft, Google si era ritagliato un ritratto buonista e disneyano: ma, tra problemi di privacy (in Gmail, nella profilazione degli utenti eccetera) e troppa acquiscenza con il governo non democratico e censore di Pechino, la BigG sta diventando ogni giorno più simile al colosso di Redmond, attirandosi qualche antipatia nel mondo hacker (per sospetto monopolio) e soprattutto tanta invidia nel mondo dei tycoon televisivi (l’impero di Rupert Murdoch e la stessa Viacom vorrebbero un Google meno aggressivo nell’advertising televisivo). La verità? Forse, come in ogni storia, sta nel mezzo: in fondo Google continua a potenziare AdWords e a fidelizzare l’utenza (con servizi accessori accattivanti come Google Earth, Maps, Book Search, Code, CheckOut e Calendar, anche se a volte intrusivi nella privacy), non tanto per diventare l’unica stella del firmamento online, quanto per moltiplicare i capitali e i finanziamenti, e finalmente rafforzare il search engine, con la costosissima ricerca nel Web semantico. E provare a fare un salto di qualità anche scientifico al loro algoritmo, su cui si basa il motore di ricerca. Intanto, però, Google è riuscito ad attirarsi gelosie, malumori e invidie: e ora anche lo sguardo a raggi X dell’Antitrust americano per l’acquisizione di DoubleClick. Vedremo come se la caverà il motore di ricerca, mentre il mito del gigante buona sembra sgretolarsi.

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