Google Glass, anatomia di un flop

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Google Glass, anatomia di un flop
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Nuvole scure si addensano sul futuro degli smartglass. Ma secondo Astro Teller di Google, i dispositivi di Wearable Tech e i Google Glass devono costare di meno

I Google Glass Explorer, il prototipo svenduto a metà prezzo su eBay, stanno deludendo. Gli smartglass, occhialini hi-tech, dotati di un piccolo display sul lato destro, permettono di navigare su Internet, accedere ai social network, scattare foto, filmare brevi video, spedire email, sms e anche effettuare una telefonata: ma la killer application che (per esempio la realtà aumentata) che avrebbe potuto rendere i Google Glass davvero innovativi – il device in più oltre allo smartphone – è mancata. Ed ora tutti gli analisti stanno studiando l’anatomia di un flop. Ma secondo Astro Teller di Google, a capo del segreto laboratorio Google X, i dispositivi di Wearable Tech e i Google Glass devono costare di meno: ma c’è di più. Le aziende devono fare di più per convincere gli utenti ad attaccarsi “protesi tecnologiche” al proprio corpo. Ma per diventare mainstream, l‘IT da indossare deve diventare molto più economico. Ogni volta che si dimezzano i prezzi, si moltiplica per 10 la platea dei potenziali acquirenti. Il prezzo giusto sarebbe intorno ai 350 dollari: i 1500 dollari attuali sono eccessivi.  IDC prevede che dalla fine dell’anno al 2018, le vendite di wearable tech aumenteranno di sei volte a 111.9 milioni di unità.

CrowdOptic sta usando gli smartglass di Google in 19 ospedali statunitensi, per salire a 100 nosocomi. Boeing sta testando gli occhialini intelligenti. Glass at Work, lanciato dal motore di ricerca guidato dal Ceo Larry Page, è un programma per rendere il device utile per industrie specifiche, dalla sanità alla manufattura.

Google Glass, anatomia di un flop
Google Glass, anatomia di un flop

Da un’indagine condotta da PricewaterhouseCoopers, emerge che i possessori di tecnologia da indossare abbandonano i loro gadget dopo un anno. I dati biometrici devono produrre valore per dare senso alla Wearable Tech, un settore che, secondo IDC, raggiungerà dal 2018 quota 130 milioni di unità, per un valore di 6 miliardi di dollari.

L’italiana Luxottica, proprietaria dei marchi di occhiali Ray-Ban e Oakley, è partner del motore di ricerca di Mountain View per aiutare i Google Glass a diventare mainstream.

Le applicazioni per Google Glass sono in crescita: sono un centinaio, amche se manca all’appello Twitter. GS1 ha sviluppato un nuovo processo per la scansione dei codici barre, a portata degli occhialini con videocamera; Virgin Atlantic utilizzerà gli smart glass per migliorare il servizio di accoglienza a bordo degli aerei; Rokivo e Vidiemme hanno svelato l’applicazione GoogleGlass4Lis, già testata nel Museo Egizio di Torino per offrire una guida virtuale ai non udenti nel Linguaggio dei Segni; inoltre gli Smart glass sono sbarcati in sala operatoria, diventando un assistente personale e un efficace aiuto per i chirurghi. Altre apps interessanti sono: AllTheCooks, una guida passo a passo per insegnare a cucinare; Strava’s è dedicato ao ciclisti; il gioco di parole Spellista; e GolfSight, per rivelare le distanze aiutando i neòfiti a giocare a golf; Word Lens, dedicata alla traduzione in real time: è sufficiente guardare le parole stampate per sostituirle con la traduzione nella lingua richiesta. Se siete all’estero ed inquadrate un cartello stradale in una lingua che non conoscete, gli occhiali hi-tech vi forniranno la traduzione immediata, dopo averli solo guardati.

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