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Dopo avere conquistato il mercato dei motori di ricerca, Google rilancia con un attacco ai colossi della posta gratuita: un gigabyte di spazio!

L’annuncio era inizialmente passato sotto tono, visto che con un tempismo degno di migliore causa Google aveva annunciato il suo nuovo servizio il primo aprile scorso. Con l’annuncio shock di un Gbyte di spazio, la notizia aveva immediatamente fatto pensare a un pesce d’aprile, neanche tanto ben riuscito vista l’enormità della fandonia. Quando invece i comunicati stampa sono continuati ad arrivare anche il due e il tre aprile, allora è iniziata una grande voglia di capire cosa potesse esserci dietro questo annuncio, che segna a tutti gli effetti una nuova fase della Internet gratuita. La seconda domanda che ci è venuta in testa è stata: “Come è possibile tutto questo, o meglio, dove sta il trucco?”. Una approfondita lettura dei comunicati e delle norme di uso ha immediatamente chiarito ogni dubbio: la chiave è la pubblicità. Gmail analizza ogni messaggio che riceviamo in modo da poter proporre, a lato, una pubblicità attinente il messaggio. Nella “vecchia” Internet il problema principale della pubblicità era quello di sparare nel mucchio: bisognava mostrare migliaia di volte il banner/messaggio, nella speranza di incrociare lo sguardo di qualcuno interessato all’argomento che cliccasse e navigasse il sito pubblicizzato. Superare la barriera di cinque clic ogni mille visualizzazioni, per un banner generico, era considerato un successo; ma anche valori inferiori all’uno per mille erano comunque appaganti. Con la pubblicità “Ad Sense” che vedete in numerosi siti, Google riesce a garantire un rapporto vicino all’ uno per cento, quasi dieci volte migliore degli altri sistemi di pubblicità sulla rete.

Autore: ITespresso
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